Mezzaluna
18.12.2014 - 17:10
ANALISI
 
Yemen: paesi del Golfo preoccupati, ribelli sciiti puntano all'arsenale missilistico
18 dic 2014 17:10 - (Agenzia Nova) - E’ alta la preoccupazione nei paesi arabi del Golfo per la possibilità che l'arsenale missilistico dell’esercito yemenita entri nelle mani dei ribelli sciiti, finanziati dall’Iran, minacciando così la sicurezza dell’intera regione. A paventare questa ipotesi è un editoriale del quotidiano locale "al Sharaa", secondo cui i ribelli sciiti avrebbero posto sotto assedio il centro che ospita il sistema missilistico, situato sul monte Faj Attan, appena fuori la capitale Sana'a. In città, gli sciiti già controllano la sede del ministero della Difesa. E' per questo che nel comunicato finale dell'ultimo summit dei paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo si è chiesto a chiare lettere al gruppo di al Houthi di lasciare Sana'a e ritirare i propri miliziani.

Dal canto loro, i leader dei ribelli sciiti hanno tentato di rassicurare i paesi della regione. Fonti del gruppo hanno manifestato l'intenzione di voler collaborare con le forze armate yemenite nella gestione dell'arsenale missilistico. Richiesta che ha ricevuto un netto diniego da parte del responsabile del sistema missilistico, il generale Mohammed al Atafi, che impedisce di fatto ai ribelli l'ingresso nella base militare. E' per riuscire a superare quest'ostacolo che da mesi gli sciiti esercitano forti pressioni sul presidente yemenita Abde Rabbo Mansur Hadi, affinché nomini un nuovo capo di stato maggiore dell'esercito che dia loro il sostegno.

Intanto le milizie sciite stanno rafforzando il loro controllo sulla capitale Sana'a, prendendo possesso di tutte le sue strutture governative. Lo riferiscono fonti locali, secondo cui uomini armati delle milizie di Ansaruallah (partigiani di Dio), braccio armato delle tribù Houthi, hanno occupato la sede della compagnia petrolifera e del gas nazionale, Safer Yemen, vietando l'accesso ai dipendenti. I ribelli sciiti inoltre hanno nominato un nuovo direttore della società di Stato, che è la prima del paese per produzione di gas naturale e la seconda per produzione di greggio. In nome della lotta alla corruzione, le milizie sciite hanno anche occupato la sede della televisione e della radio nazionali.

Secondo alcuni testimoni inoltre, gli Houthi hanno anche bloccato l'ingresso al porto strategico di Hodeida, sul Mar Rosso. I miliziani ribelli sciiti hanno chiuso due giorni fa l'area, considerata fondamentale per i traffici verso l’Africa e per le navi dirette verso l’Asia. L'annuncio è stato dato dal direttore del porto yemenita, il secondo per importanza dopo quello di Aden, all'emittente satellitare "al Arabiya". Il funzionario governativo sostiene infatti che i ribelli sciiti gli impediscono di entrare nei suoi uffici. I seguaci di al Houthi hanno occupato militarmente lo scorso settembre Sana'a e controllano buona parte del nord dello Yemen.

La strategia degli sciiti che mira a controllare le zone strategiche del paese è confermata dalla vicenda del quotidiano yemenita "al Thawra", considerato tra i più importanti a livello locale, che ieri non è non è stato diffuso nelle edicole di Sana'a. La sua redazione ha infatti sospeso le pubblicazioni per protesta, dopo che lo scorso martedì, le milizie sciite del predicatore al Houthi hanno assaltato gli uffici del quotidiano. Secondo quanto denuncia il sindacato dei giornalisti yemeniti non è chiaro per quanti giorni "al Thawra" resterà chiuso. I ribelli sciiti hanno tentato di tenere una riunione con i giornalisti per imporre loro la linea editoriale del gruppo, senza alcun risultato.

Intanto, quest'oggi, il parlamento yemenita ha votato a larga maggioranza la fiducia al governo del nuovo premier Bahah. Il nuovo esecutivo, composto da ministri non legati ai partiti, ha ottenuto il sostegno anche del partito del Congresso generale, guidato dal deposto presidente Ali Abdullah Saleh, i cui parlamentari nei giorni scorsi si erano rifiutati di votare la fiducia dando vita ad una breve crisi poi rientrata. Il nuovo governo ha il compito di indire nuove elezioni e gestire il problema dell'occupazione di Sana'a da parte delle milizie ribelli sciite.