Atlantide
01.12.2014 - 21:11
Analisi
 
Libia: la svolta del Qatar apre nuove prospettive
1 dic 2014 21:11 - (Agenzia Nova) - Il 9 novembre scorso era morto improvvisamente a Londra per cause imprecisate, a soli 48 anni, Sheikh Saud bin Mohamed al Thani, cugino dell’emiro del Qatar, Sheikh Tamim, da questi incaricato di procacciare nella capitale britannica oggetti d’arte, ed ogni altro articolo di lusso fosse necessario alla casa reale di Doha. Appena sette giorni dopo, per pura coincidenza, il Qatar si piega alla volontà del suo potente vicino, l'Arabia Saudita, riconoscendo la correttezza della “linea politica del Consiglio di cooperazione del Golfo” (Ccg).

Si conclude così un durissimo braccio ferro durato molti mesi, durante i quali il Qatar aveva sostenuto la Fratellanza musulmana dal punto di vista politico, finanziario e mediatico, grazie alla potente influenza dell’emittente satellitare panaraba al Jazeera. Ora, invece, al vertice del Ccg che si terrà a Doha la prossima settimana, le monarchie del Golfo istituiranno un comando militare unificato, con sede in Arabia Saudita: un segno eloquente della sottomissione della casa degli al Thani. Alla vigilia dell’accordo le autorità del Qatar espellono i leader della Fratellanza musulmana rifugiati a Doha – egiziani e non solo – e subito dopo riallacciano il dialogo con l’Egitto del presidente Abdel Fatah al Sisi.

Lo spostamento del Qatar non potrà non avere importanti conseguenze in tutta l’area del Mediterraneo e del Medio Oriente. La Turchia di Recep Tayyip Erdogan, dopo aver perso con le elezioni in Tunisia un importante alleato nel Maghreb, si trova ormai sola nel sostegno alla Fratellanza musulmana. L’isolamento della Turchia potrà avere importanti effetti in particolare in Libia, dove le milizie guidate dai Fratelli musulmani, o quelle dello Stato islamico, ad esse vicine, potrebbero ora trovarsi di fronte avversari più determinati e con maggiori appoggi internazionali.

E’ significativo il fatto che, subito dopo questi sviluppi, il presidente egizianoAbdel Fatah al Sisi si rechi in visita a Roma e poi a Parigi: un viaggio che ne sancisce il riconoscimento internazionale. Nella capitale italiana il presidente egiziano viene ricevuto dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano, dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dal ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, e da Papa Francesco. All’Italia, in particolare, al Sisi chiede aiuto per tentare d’interrompere la guerra civile libica, e la parte italiana accetta d’impegnarsi nel controllo della frontiera libico-egiziana, con apparecchiature che dovrebbero essere messe a disposizione dalla Selex ES, società del gruppo Finmeccanica.

Giovedì 27 novembre, poi, il ministro Gentiloni incontra a Roma il collega britannico Philip Hammond. I due concordano nel ritenere “necessario rilanciare l'attività negoziale Onu", perché "solo un successo di questa potrebbe consentire operazioni di peacekeeping". I due ministri porranno il problema al Consiglio atlantico che si riunirà domani, martedì 2 dicembre, a Bruxelles, dove otterranno con ogni probabilità il sostegno degli Stati Uniti. L’impegno di Italia e Gran Bretagna segna apparentemente l’abbandono dell’inazione che negli ultimi due anni ha caratterizzato l’atteggiamento europeo nei confronti della Libia.

Italia e Gran Bretagna s’impegnano dunque a sollecitare un’iniziativa delle Nazioni Unite, sotto la cui egida potrebbe formarsi una forza di pace, ma dopo la sconfitta delle milizie islamiste: un compito per il quale si propone, con un’intervista pubblicata venerdì 28 novembre dal “Corriere della sera”, il generale Khalifa Haftar, il quale appare improvvisamente più credibile. Vale la pena di sottolineare che dalla manovra diplomatica pare assente la Francia, che pure svolse un ruolo da protagonista nello scoppio della guerra di Libia. Certo, il sostegno della Gran Bretagna non sarà concesso all’Italia senza contropartite, in parte già discusse per quel che riguarda le prospezioni nell’Adriatico, e in parte ancora da negoziare nella futura Libia stabilizzata. (f.s.)