Mezzaluna
29.10.2014 - 13:17
Analisi
 
Tunisia: la vittoria di Nidaa Tounes pone fine al lungo logoramento di Ennahda al potere
29 ott 2014 13:17 - (Agenzia Nova) - La vittoria di Nidaa Tounes alle ultime elezioni legislative in Tunisia ha segnato la conclusione di un lungo e tortuoso percorso politico che ha allontanato gli islamisti di Ennahda, vincitori delle precedenti consultazioni, dai centri del potere. In questo senso, il paese sembra aver seguito una traiettoria politica simile a quella di altri paesi della regione attraversati dai tumulti dalle primavere arabe, le cui transizioni democratiche si sono tuttavia spesso incagliate su scontri politici, sociali, religiosi. La Tunisia, invece, ha dimostrato ancora una volta di costituire un modello di transizione democratica per tutti i paesi dell’area, arrivando – dopo la nomina di un governo di unità nazionale e l’approvazione della nuova costituzione – a raggiungere nell’anno in corso un altro risultato di prestigio.

Le elezioni del 26 ottobre sono state accolte dal plauso generale delle organizzazioni e dei governi internazionali, le cui missioni di osservazione hanno evidenziato la totale assenza di irregolarità. A testimoniare il crescente grado di affezione dei cittadini tunisini nei confronti delle istituzioni democratiche, inoltre, è l’affluenza alle urne di dieci punti percentuali superiore a quella registrata nel 2011. A votare, secondo le prime stime, è stato il 62 per cento degli aventi diritto. E il voto, nella fattispecie, ha premiato una forza nuova ed emergente, Nidaa Tounes, pur guidata da un leader noto e di grande esperienza, l’ex premier Beji Caid Essebsi.

L’esito del voto, che ancora dovrà essere confermato dai risultati definitivi, ha sorpreso più sondaggisti, gli stessi che pronosticavano una nuova vittoria di Ennahda. Il movimento islamista di Rached Ghannouchi era stato però soggetto, nel corso degli anni al governo, a un inesorabile logoramento, passato attraverso le accuse di complicità con gli assassini dei deputati Chokri Belaid e Mohammed Brahmi e le dimissioni del governo di Ali Laarayedh. A pesare sul consenso costruito con grande fatica da Ennahda all’indomani della caduta del regime di Ben Ali, in particolare, è stato il sospetto che il movimento abbia fatto leva sull’alleanza con gruppi salafiti di varia natura per salire al potere.

Tale circostanza era emersa soprattutto dopo la pubblicazione da parte dei media tunisini di una serie di intercettazioni nelle quali era possibile ascoltare il leader Ghannouchi promettere a leader religiosi salafiti un sicuro approdo al potere. Rivelazioni che avevano fatto scalpore in particolare alla luce dell’assalto del settembre 2012 all’ambasciata statunitense a Tunisi da parte di Ansar al Sharia e, in seguito, dell’assassinio di due autorevoli membri dell’opposizione laica. Solo dopo mesi di protesta, l’allora premier Laarayedh ha acconsentito a passare la mano e a dare avvio alla stagione del dialogo nazionale.

Una stagione che, di fatto, non si è ancora conclusa. Il dialogo nazionale in Tunisia proseguirà anche dopo le elezioni legislative per “aiutare il futuro governo a superare le inevitabili difficoltà”, come annunciato oggi dal segretario generale aggiunto dell’Unione generale del lavoro tunisino (Ugtt), Bou Ali Mbarki. Il dialogo, iniziato lo scorso anno per facilitare il completamento del processo di transizione nel momento più delicato delle proteste contro il governo di Ennahda, riprenderà le proprie riunioni venerdì con la stessa composizioni dei summit pre-elettorali. “Si discuterà del processo elettorale e della nuova agenda politica dopo i risultati delle urne”, ha spiegato Mbarki.

Il processo di transizione, infatti, non è ancora completato. Cruciali saranno ancora gli appuntamenti con l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, in programma il 23 novembre prossimo, e con la nomina del nuovo governo. Quel che conta, tuttavia, è che il clima instauratosi in Tunisia sembra favorire una cooperazione profonda tra le forze politiche nel solco inaugurato dal dialogo nazionale. È quanto emerge, peraltro, dalle reazioni di vincitori e vinti ai risultati preliminari del voto.

Ghannouchi si è congratulato con i dirigenti di Nidaa Tounes per la vittoria, ammettendo la sconfitta per 80 seggi a 70, a voler fermare in anticipo qualsiasi polemica con i propri rivali. Dal canto suo, Essebsi ha dichiarato quest’oggi di considerare Ennahda “un avversario politico e non un nemico”. "Il movimento islamista è una componente del panorama politico tunisino del dopo rivoluzione - ha precisato Essebsi - ma oggi Nidaa Tounes rappresenta la grande maggioranza dei cittadini tunisini". "Abbiamo vinto perché siamo espressione di valori moderati e siamo decisi a portarli avanti", ha continuato Essebsi.

Dall’Europa è giunto oggi il plauso della portavoce dell’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Catherine Ashton, che ha osservato come la democrazia stia “mettendo le radici” in Tunisia. Il voto “rappresenta un successo importante in un contesto regionale che è spesso caratterizzato dall’instabilità e dalla violenza”, ha detto la portavoce della Ashton. L’Assemblea dei rappresentanti avrà ora il compito di “consolidare la transizione politica e istituzionale applicando la nuova Costituzione”, un percorso che l’Ue è pronta a sostenere.

Il modo in cui si sono svolte queste elezioni rappresenta inoltre “un segno incoraggiante” in vista di quelle presidenziali del 23 novembre, ha aggiunto la portavoce. Anche il capo della missione di osservatori del parlamento europeo, Michael Gahler, che si è complimentato per il “grande successo” dell’Alta autorità indipendente nell’organizzazione delle elezioni. “Queste elezioni legislative rappresentano un primo passo e saranno seguite da quelle presidenziali: spetta ora al nuovo parlamento tunisino affrontare le aspirazioni democratiche e sociali della popolazione”, ha affermato Gahler presentando a Tunisi le conclusioni della missione.