Mezzaluna
22.10.2014 - 17:14
Analisi
 
Terrorismo: dopo rivelazioni Qaradawi nuovi sospetti su legami tra al Baghdadi e Fratelli musulmani
22 ott 2014 17:14 - (Agenzia Nova) - Continuano a rincorrersi sui media arabi le voci sui sospetti legami tra il leader dello Stato islamico, Abu Bakr al Baghdadi, e il movimento dei Fratelli musulmani, dopo che il 14 ottobre scorso il predicatore Yussuf al Qaradawi, noto per una sua seguita trasmissione su "al Jazeera", ha rivelato che "da giovane" l'autoproclamatosi califfo faceva parte del gruppo pan-arabo. "Al Baghdadi ha sempre avuto una propensione per la leadership. Ha lasciato i Fratelli musulmani per i gruppi jihadisti dopo essere uscito dal carcere", ha affermato lo sceicco in una video intervista pubblicata sul suo account Facebook. Secondo al Qaradawi, "nello Stato islamico ci sono anche giovani provenienti dal Qatar e da altri paesi attratti dal richiamo del Jihad e dalla lotta ai miscredenti. Il problema è che queste persone oggi lanciano anatemi sui musulmani e combattono i cristiani che non meritano la morte, uccidendo degli innocenti. Dobbiamo contrastare questo estremismo".

A parte le considerazioni politiche di Qaradawi, ostili allo Stato islamico e ai suoi principi, la rivelazione fatta dal più autorevole esponente dei Fratelli musulmani ha riacceso i rilfettori sul ruolo della Fratellanza nel panorama jihadista mondiale. Anche altri leader di al Qaeda, primo fra tutti il saudita Osama Bin Laden e il suo successore Ayman al Zawahiri, avevano avuto come maestri ideologi di punta dei Fratelli musulmani come Mohammed al Banna, fratello del fondatore del gruppo Hasan, e l'ideologo Sayd Qutb. In ogni caso, i rapporti tra al Baghdadi e i Fratelli musulmani non appaiono di alto profilo. Da giovane, il leader dello Stato islamico era un militante di una sezione locale del movimento nella provincia sunnita di al Anbar, nell'ovest dell'Iraq.

Eppure, l'esperienza all'interno dei Fratelli musulmani è bastata ad al Baghdad per averne abbastanza della politica e per decidere di approdare al jihadismo militante. A raccontarlo è stato al quotidiano "al Quds al Arabi" uno dei capi locali dei Fratelli musulmani iracheni, all'epoca amico di al Baghdadi, oggi tra i leader delle milizie sunnite filo-governative. Secondo tale fonte, "nel 2000 al Baghdadi era solo un giovane studente della facoltà di Scienze islamiche dell'Università di Baghdad. Ricordo che quell'anno aveva protestato con forza con la dirigenza dei Fratelli musulmani. Pur essendo un militante della formazione era in costante contrasto con il gruppo dirigente perché tendeva sempre verso il salafismo. Per questo ha deciso in seguito di rompere con loro e di passare con al Qaeda".

Il testimone ha vissuto con al Baghdadi nel quartiere di al Tubji di Baghdad fino al termine degli studi universitari. "Allora al Baghdadi si era avvicinato ad un importante leader salafita, lo sceicco Mohammed Hardan, che era capo della formazione armata denominata 'Esercito dei Mujahidin'. Hardan era anche assai influente tra i Fratelli musulmani iracheni. Era un reduce dell'Afghanistan tornato in Iraq dopo aver trascorso gli anni Novanta in territorio afgano. Una volta rientrato in patria era diventato un fervente salafita e aveva scelto di lasciare i Fratelli musulmani e di fondare un proprio gruppo. Al Baghdadi si è legato al suo gruppo dopo la caduta della capitale irachena nelle mani delle truppe statunitense, nel 2003. Era stato nel carcere di Buka che aveva appreso la dottrina salafita".

Un altro conoscente del califfo, commilitone nella cellula di al Qaeda di Fallujah, ricorda che al Baghdadi ha iniziato a lanciare "anatemi contro i Fratelli musulmani" dopo aver lasciato il movimento. "In seguito, l'attuale leader dello Stato islamico ha abbandonato anche dall'Esercito dei Mujahidin, decidendo di entrare nelle fila di al Qaeda". Chi ha incontrato al Baghdadi nel 2007 nel corso di una riunione di capi fazione sunniti, ricorda come il califfo insistesse sulla necessità di attaccare una fazione armata nota come "Esercito di Salah al Din", vicina ai Fratelli musulmani. A quella riunione, raccontano alcune fonti, al Baghdadi ha partecipato con il volto coperto, attirandosi le critiche dei presenti che lo hanno costretto a mostrare la propria identità. Già allora, dunque, il califfo aveva deciso di adottare la strategia di apparire il meno possibile in pubblico e di non mostrare il proprio volto, come fatto solo ultimamente dopo la conquista di Mosul.

La carriera di al Baghdadi è stata in rapida ascesa. Una volta entrato in al Qaeda in Iraq (Aqi), quando alla guida c'era il giordano Abu Musab al Zarqawi, è diventato prima capo locale della zona di al Karma, non lontano da Falluja, poi responsabile sharaitico della provincia di Salah al Din, poi mufti generale di Aqi ai tempi in cui a guidare il gruppo erano Abu Omar al Baghadi e Abu Hamza al Misri. Con la morte del primo, Abu Bakr al Baghdadi diventa emiro del gruppo jihadista nel 2010. Forse è prorpio a causa dei suoi trascorsi che oggi uno dei principali nemici dello Stato islamico è proprio il movimento dei Fratelli musulmani. Questi ultimi, che in Iraq operano sotto il nome del Partito islamico sunnita, sono stati i primi sostenitori della formazione dei Consigli del Risveglio, rivitalizzati dal precedente premier, Nouri al Maliki, per contrastare al Qaeda nelle aree sunnite.

Anche nell'esperienza di alcuni leader della rivoluzione siriana è possibile rintracciare lo stesso percorso politico operato da al Baghdadi. Si tratta, in buona parte, di giovani trentenni che appartenevano a famiglie tradizionalmente legate ai Fratelli musulmani. Uno di questi è Abu Talha, il capo di Ahrar al Sham, ucciso nelle scorse settimane con i suoi compagni in un attentato dello Stato islamico in Siria. Abu Talha era il figlio di un leader dei Fratelli musulmani noto negli anni Ottanta. Il capo di Suqur al Sham, Abu Isa al Sheikh, è un altro figlio d'arte il cui padre era un capo dei Fratelli musulmani morto in carcere a Hama sotto tortura. (h.b.)