Mezzaluna
15.10.2014 - 17:28
ANALISI
 
Energia: emittente libanese, accordo Usa e Arabia Saudita per aumento produzione greggio provoca crollo prezzo petrolio
15 ott 2014 17:28 - (Agenzia Nova) - Il crollo del prezzo del petrolio che si registra in questi giorni nei mercati internazionali, con il greggio che ha toccato quota 88 dollari al barile, sarebbe il frutto di un piano ben studiato da parte di Stati Uniti e Arabia Saudita. Secondo la tesi proposta dagli analisti dell'emittente televisiva libanese "al Maiadin", "risulta alquanto strano il fatto che il prezzo del petrolio vada a scendere in un periodo come questo, nel quale ci sono crisi in corso in Medio Oriente e, in particolare, in alcuni paesi produttori di greggio". Secondo questa tesi "dietro il fenomeno cui stiamo assistendo ci sono Stati Uniti e Arabia Saudita, accordatisi per aumentare la produzione di petrolio in modo da far crollare il prezzo". L'obiettivo sarebbe quello di "colpire paesi nemici come Iran e Russia per la loro posizione sulla crisi siriana".

Gli analisti arabi partono dal presupposto che "nel mercato petrolifero il prezzo sale quando ci sono delle crisi e quando cresce l'instabilità nell'economia mondiale". Eppure, rilevano gli esperti contattati da "al Maiadin", "da alcune settimane il prezzo del petrolio sta scendendo rapidamente nonostante la mancanza di stabilità politica e di sicurezza in diversi paesi produttori di petrolio come Iraq e Libia". Inoltre, "nonostante la minore domanda registrata in questi mesi da parte di Cina, Giappone e Germania, si assiste a un aumento della produzione da parte di paesi come Stati Uniti e Arabia Saudita".

E' inoltre considerato sospetto il rifiuto netto dei paesi del Golfo nei confronti della proposta avanzata dal Venezuela di convocare una riunione straordinaria dei paesi dell'Opec, nella quale si doveva decidere un calo della produzione di greggio da parte dei paesi produttori al fine di mantenere stabile il prezzo dei barili sui mercati internazionali. Le monarchie non solo non hanno aderito all'iniziativa, ma sembra stiano addirittura aumentando la produzione. Ciò è vero in particolare nel caso di Riad, che ha dichiarato ufficialmente di accettare l'abbassamento del prezzo del greggio dai 100 dollari al barile di pochi mesi fa fino agli 80 previsti a breve.

E' per questo che molti osservatori in Medio Oriente vedono una volontà politica dietro il repentino abbassamento del prezzo del petrolio. In particolare, si ritiene che siano Russia, Iran e Venezuela gli obiettivi da colpire di questo piano "frutto di un accordo tra il segretario di Stato Usa, John Kerry, e la famiglia reale saudita". Sulla base dell'intesa, Riad avrebbe "accettato un mese fa di ospitare campi di addestramento per le milizie dell'opposizione siriana". Secondo Rashid Abanmi, direttore del Centro studi politici e strategici petroliferi di Riad, "la strategia perseguita da Washington rientrerebbe nell'ambito delle sanzioni imposte a Iran e Russia". Per molti analisti, far diminuire il prezzo del greggio rappresenta quindi un'arma strategica da utilizzare come avvenuto negli anni Ottanta, sempre contro l'Iran.

L'analista economico arabo Kamal Wazna ha spiegato invece all'emittente televisiva "al Jazeera" che "il calo del prezzo del petrolio è dovuto ad una minore richiesta sui mercati. Va tenuto conto che gli Stati Uniti ha aumentato la produzione del 70 per cento dal 2008 ad oggi, segnando fortemente l'andamento del mercato mondiale". Anche le guerre che interessano Siria, Iraq e Libia "vengono considerati conflitti a carattere locale che non vanno ad incidere sull'andamento dei mercati mondiali a causa della forte offerta presente". A chi accusa Usa e Arabia Saudita di aver sottoscritto un accordo per provocare questo calo, l'esperto risponde che "si tratta di un'intesa che alla lunga non converrebbe nemmeno ai paesi interessati, in quanto minerebbe il loro sviluppo economico". (h.b.)