Corno d'Africa
09.10.2014 - 15:50
ANALISI
 
Mediterraneo: a un anno da Lampedusa proseguono i flussi di migranti da Eritrea e Somalia
9 ott 2014 15:50 - (Agenzia Nova) - Lo scorso 3 ottobre si è celebrata la ricorrenza dell’anniversario della tragedia di Lampedusa, nella quale persero la vita 366 migranti quasi tutti di nazionalità eritrea e somala. A distanza di oltre un anno da quella che è stata la più grave catastrofe marittima avvenuta nel Mediterraneo dall'inizio del 21mo secolo, e dopo l’avvio dell’operazione militare e umanitaria “Mare Nostrum” lanciata il 18 ottobre 2013 per fronteggiare lo stato di emergenza umanitaria in corso nello Stretto di Sicilia, non accenna a placarsi l’eccezionale afflusso di migranti provenienti per lo più dal Corno d’Africa, passando per la Libia. Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’agenzia Frontex - l'istituzione dell'Unione europea (Ue) il cui scopo è il coordinamento del pattugliamento delle frontiere esterne aeree, marittime e terrestri degli stati dell’Ue - nei primi tre mesi dell’anno sono stati 3.041 i migranti provenienti da Eritrea (1.759) e Somalia (1.282) arrivati illegalmente in Sicilia e a Malta, attraversando il Mediterraneo centrale e provenienti per lo più dalla Libia.

Si tratta di un incremento pari al 403,4 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando i migranti eritrei e somali sbarcati illegalmente sulle coste dell’Europa meridionale erano stati solo 604. Rispetto al totale degli sbarchi registrati nello stesso periodo sulla rotta del Mediterraneo centrale (22.498), la percentuale di eritrei e somali è stata pari al 13,5 per cento, mentre considerando l’intero 2013 erano stati 6.922 i migranti provenienti dalla regione del Corno d’Africa a sbarcare sulle coste siciliane e maltesi (il 6,4 per cento dei 107.365 sbarchi complessivi). Quella che dal Corno d’Africa risale lungo il Sudan e la Libia e ha il suo principale punto di approdo a Lampedusa è solo una delle rotte principali in cui si snodano le rotte migratorie dall’Africa all’Europa: le altre comprendono quella che parte dalla costa atlantica africana e approda all'arcipelago spagnolo delle isole Canarie; quella che dal Marocco e dall’Algeria raggiunge la costa spagnola dell'Andalusia e delle isole Baleari, oppure le due enclave spagnole di Ceuta e Melilla; e quella che va dall'Algeria alla Sardegna.

Per raggiungere il Mediterraneo esistono diverse rotte. Nella maggior parte dei casi, viaggiando senza visto, si è costretti ad attraversare il deserto del Sahara e dal Corno d'Africa la rotta è, appunto, quella che va dal Sudan verso la Libia o l'Egitto. Dall'Egitto, poi, parte anche la rotta verso Israele. Il Corno d’Africa rappresenta, nel panorama mondiale, uno spazio di migrazione tanto importante quanto poco indagato. L’instabilità politica e i conflitti che hanno agitato negli ultimi decenni l’Eritrea, l’Etiopia e la Somalia, insieme alla miseria assoluta che colpisce larga parte della popolazione di questi paesi, l’assenza di prospettive lavorative, la discriminazione di gruppi etnici e minoranze, la violazione di diritti umani fondamentali, hanno determinato in questa zona del continente africano un movimento umano crescente e preoccupante. Per quanto riguarda l’Italia, il nostro paese è, insieme a Spagna, Grecia e Malta, uno dei paesi di prima accoglienza dei flussi migratori che, attraverso l’area saheliana dell’Africa e il Mediterraneo, giungono in Europa.

Gli impressionanti numeri relativi agli sbarchi clandestini vanno però distinti da quelli relativi alle richieste d‘asilo in Italia provenienti da Eritrea e Somalia: nel primo trimestre 2014 sono state solo 373, mentre nell’intero 2013 sono state 5.100, sulle 27.930 complessive (il 18,2 per cento). Secondo fonti del Consiglio italiano per i rifugiati (Cir), nel 2013 la Somalia è salita al terzo posto tra i paesi d’origine dei richiedenti asilo in Italia, con una cifra pari a 2.885, in aumento del 10 per cento rispetto all’anno precedente. Discorso simile vale anche per l’Eritrea che, con 2.215 richiedenti asilo nel 2013 (in aumento dell’8 per cento rispetto l 2012), figura al quarto posto tra i paesi d’origine dei richiedenti asilo in Italia. Cercare di individuare le motivazioni che spingono ogni anno migliaia di migranti provenienti dal Corno d’Africa a presentare una domanda per richiedere lo status di rifugiato non è semplice.

Non sono solo le cause collettive a poter subire negli anni dei cambiamenti consistenti, ma anche la particolare contingenza di conflitti in atto o di delicate situazioni di politica interna relative a questi paesi. Nel caso della Somalia, colpita da quasi vent’anni di guerra civile, le motivazioni di questa escalation vanno fatte risalire all’acuirsi del conflitto nel biennio 2007-2008 per effetto dell’intervento militare etiope che ha posto fine al governo dell’Unione delle Corti Islamiche (Uci) su Mogadiscio e alle successive attività di guerriglia della resistenza antietiope. Anche l’Eritrea è oggi tra i primi paesi di origine di richiedenti asilo in Italia, con uno dei tassi di emigrazione in rapporto alla popolazione più elevato al mondo. L’Eritrea è uno stato con un solo partito e con un governo retto da un presidente, Isaias Afewerki, che detiene il potere dal 1993, anno dell’indipendenza.

La posizione eritrea nei confronti della comunità internazionale negli ultimi anni ha finito così per diventare sempre più rigida e l’approvazione da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu di una serie di sanzioni contro il paese, accusato di destabilizzare il Governo federale di transizione (Gft) in Somalia, non hanno aiutato di certo ad avviare un processo di distensione e di smobilitazione interna. Appare chiaro quindi come il tema dei rifugiati e richiedenti asilo in Italia rimanga una questione che non può essere affrontata esclusivamente da un punto di vista di sicurezza interna. D’altro canto, azioni bilaterali di politica estera, come gli accordi di cooperazione tra Italia e Libia dell’agosto del 2008, appaiono finalizzate esclusivamente a preservare la nostra sicurezza e non quella di migliaia di uomini, donne e bambini in fuga da conflitti e continue violazioni dei diritti umani. Per questo trovare delle risposte politiche ai problemi che coinvolgono il Corno d’Africa e ne fanno una delle regioni più instabili di tutta l’Africa sub-sahariana rimane l’unica via percorribile per cercare di imbastire un percorso di protezione adeguato. (Marco Malvestuto)