Corno d'Africa
02.10.2014 - 14:05
ANALISI
 
Somalia: il faticoso percorso di Mogadiscio verso la stabilizzazione
2 ott 2014 14:05 - (Agenzia Nova) - La Somalia “è a un punto critico” nei suoi sforzi per raggiungere la sicurezza e la stabilità, ma l’obiettivo di creare uno stato federale e unito nel 2016 “resta a portata di mano”. Con queste parole il presidente somalo, Hassan Sheikh Mohamud, ha illustrato la scorsa settimana alla riunione plenaria dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite lo stato di avanzamento del programma governativo “Vision 2016”, che prevede l'adozione di una Costituzione federale entro il 2015 e lo svolgimento di elezioni parlamentari e presidenziali entro il 2016. Nel corso del suo intervento, Mohamud ha sottolineato come il governo federale stia prendendo misure concrete per coinvolgere tutti i somali, comprese le donne e le minoranze, nel processo di “state building” in atto nel paese. "Il nostro successo richiede il sostegno dei nostri partner internazionali, ma soprattutto richiede la volontà e l'impegno del popolo somalo", ha detto Mohamud.

Proprio l’adozione di politiche inclusive è una delle priorità principali individuate dal Somali Compact, il programma governativo che contiene le priorità della Somalia per il triennio 2014-2016 e che si basa sul ”New Deal Strategy for Engagement in Fragile States”, adottato a Busan nel novembre 2011 e che promuove la riforma della strategia di erogazione degli aiuti diretti ai cosiddetti ”stati fragili”. Tale processo è stato avviato nel dicembre 2012 dal governo federale della Somalia (Fgs) che nel marzo 2013 ha istituito, in partnership con i rappresentanti del Parlamento federale e della società civile somala, delle Nazioni Unite e dell’Unione europea (il principale donatore della Somalia), la Task force ad alto livello (Hltf) finalizzata a guidare e sostenere questo processo. Le priorità e i principi fondamentali individuati nel documento, sviluppati sulla base di consultazioni con la società civile avvenute a livello nazionale e internazionale, intendono condurre la Somalia verso un percorso di sviluppo e di pace duratura, attraverso la costruzione di strutture di governo solide e in grado di erogare in maniera efficace i servizi di base; il rispetto dei diritti fondamentali e delle libertà dei cittadini; la creazione di amministrazioni locali, regionali e federali che ricalchino lo spirito incarnato dalla Costituzione provvisoria.

Tra i pilastri previsti dal Somali Compact, la sicurezza e la giustizia sono due settori cui è attribuita un’importanza centrale. L’obiettivo, infatti, è creare una Somalia in grado di ripristinare e mantenere la sicurezza interna, di protegge i civili, di tutelare i diritti delle donne, dei giovani e dei bambini e di costruire uno Stato di diritto, attraverso la creazione di istituzioni giudiziarie indipendenti in grado di rispondere alle esigenze di giustizia del popolo somalo. In tale contesto rientra l’adozione del Piano strategico nazionale per la riforma della giustizia, relativo al triennio 2013-2015, che risponde alla necessità di adeguare le istituzioni giudiziarie ad un quadro giuridico conforme al rispetto dei diritti umani e di accrescere la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario. Per quanto riguarda il settore economico, il Somali Compact prevede di rivitalizzare ed espandere l'economia somala focalizzandosi, in particolare, sulla generazione di occupazione e su una crescita globale inclusiva.

L'economia – si legge nel documento – ha un ruolo fondamentale nei processi di costruzione della pace e delle istituzioni della Somalia e la creazione di occupazione può aiutare a costruire la fiducia nel governo e a favorire la coesione sociale, mentre la crescita economica è in grado di generare entrate fondamentali per sostenere l'erogazione dei servizi pubblici e per rafforzare la legittimità delle istituzioni pubbliche. Un miglioramento dell'economia, con un vivace settore privato, può anche aumentare le opportunità di pace e ridurre i conflitti. Anche la questione dell’uguaglianza di genere è al centro del Somali Compact, che riconosce il ruolo importante svolto dalle donne somale nella costruzione della pace durante il conflitto. Tuttavia, la prevalenza di sistemi religiosi e basati sui clan, unito al protrarsi del conflitto e alle crisi umanitarie, ha finito per rendere marginale il ruolo delle donne nella società somala. Il documento riconosce pertanto le donne come “figure centrali” per la promozione della stabilità delle comunità e della coesione sociale.

Nell’ambito della tutela dei diritti umani, inoltre, le organizzazioni, governative e non, sono incoraggiate a fornire relazioni e valutazioni periodiche per consentire il coordinamento, il monitoraggio e la valutazione dei progressi registrati in questo settore e i risultati e le proposte saranno prese in considerazione per guidare le politiche statali dopo il 2016. Il programma “Vision 2016” - di cui si è discusso anche nel corso del summit speciale ad alto livello promosso la scorsa settimana a margine dell’Assemblea generale dell’Onu di New York - rappresenta dunque il punto di approdo della “road map” promossa dalle Nazioni Unite per mettere fine al periodo di transizione durato otto anni e caratterizzato da corruzione e cattiva amministrazione. All'adozione, il primo agosto 2012, di una nuova Costituzione provvisoria, approvata da oltre il 95 per cento dell’Assemblea costituente nazionale, è seguita infatti la selezione di un nuovo Parlamento federale di 275 membri, che ha poi eletto presidente Mohamud, il 10 settembre 2012.

Tali cambiamenti, oltre a testimoniare gli indubbi progressi compiuti negli ultimi anni da Mogadiscio, portano tuttavia anche ragioni di preoccupazione. La transizione politica, infatti, non segna l'inizio di un nuovo ordine politico permanente, poiché il nuovo Parlamento del paese non è stato eletto, ma nominato dai vari rappresentanti clanici secondo la formula 4,5 (in base alla quale i quattro clan principali ricevono ciascuno 50 seggi e l’insieme dei clan minoritari ha accesso ai restanti 25 seggi). Inoltre, la nuova crisi alimentare che sta colpendo il paese - e che sta mettendo a rischio la vita di almeno 850 mila persone, tra cui 200 mila bambini sotto i cinque anni di età - e un contesto politico-militare che vede ancora la Somalia coinvolta in un conflitto fluido e frammentario rischiano di compromettere seriamente gli sforzi che le autorità somale stanno compiendo per scrollarsi di dosso gli strascichi dei conflitti e delle carestie che hanno caratterizzato il paese negli ultimi decenni. (Marco Malvestuto)