Corno d'Africa
25.09.2014 - 17:42
 
 
ANALISI
 
Etiopia: la risposta di Addis Abeba alla crisi dei rifugiati
25 set 2014 17:42 - (Agenzia Nova) - Con 635.956 rifugiati e richiedenti asilo ospitati nei campi profughi all’interno dei propri confini, l’Etiopia ha di recente superato il Kenya in questa speciale graduatoria in base ai dati aggiornati a fine agosto. Secondo quanto rendo noto l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), il fattore principale di questi numeri risiede nel conflitto scoppiato in Sud Sudan a metà dicembre 2013: i dati aggiornati allo scorso 31 agosto, infatti, parlano di un totale di oltre 190 mila sud sudanesi fuggiti in Etiopia dal gennaio 2014, portando il numero totale a 250.652. I rifugiati somali registrati in territorio etiope sono invece 245.511, seguiti dagli eritrei (100.394) e dai sudanesi (35.038). Tre campi e tre aree provvisorie sono state aperte negli ultimi mesi per gestire il crescente flusso di profughi in fuga dal Sud Sudan: tutti e tre i campi sono al completo e l'Unhcr ne sta programmando l’apertura di altri due. Mentre i profughi attendono i nuovi campi, più di 18 mila hanno trovato riparo in tre siti temporanei a Pagak, Pamdong e Matar, nella regione occidentale di Gambella.

Tradizionalmente il governo dell'Etiopia mantiene le frontiere aperte per i rifugiati che cercano protezione nel paese. Avendo aderito alla Convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati e alla Convenzione dell’Organizzazione dell'Unità africana del 1969, Addis Abeba fornisce una protezione a rifugiati provenienti da oltre 13 paesi, di cui la maggior parte - come si è visto - provengono dal Sud Sudan, dalla Somalia, dall’Eritrea e dal Sudan. Alla maggior parte dei richiedenti asilo viene concesso lo status di rifugiato in base al gruppo di appartenenza o “in prima facie”. La determinazione dello status di rifugiato a livello individuale viene stabilita da un comitato di nomina governativa sotto la supervisione dell’Unhcr e ai rifugiati, una volta registrati, solitamente viene consentito dalle autorità etiopi di risiedere solo nei campi predisposti, tranne in particolari casi in cui - per motivazioni mediche, di sicurezza o umanitarie - ai rifugiati è concesso di vivere nelle aree urbane. È il caso, ad esempio, dei rifugiati eritrei, ai quali è concessa la possibilità di vivere ad Addis Ababa e in altre città se dispongono di un adeguato sostegno finanziario.

Attualmente sono circa 5 mila i rifugiati registrati nella capitale etiope. Particolari misure sono previste anche per la lotta e la prevenzione della tratta degli esseri umani e, a tal proposito, l’Unhcr ha adottato nel marzo 2013 un piano strategico di azione regionale per arginare il fenomeno del contrabbando e della tratta, contribuendo in tal modo agli sforzi profusi dal governo etiope in questo settore. Uno sforzo a tutto campo da parte delle autorità etiopi, in collaborazione con l’Unhcr, viene svolto anche nel settore dell’istruzione dei rifugiati. Nella prima metà del 2014, secondo i dati dell’Unhcr, il numero di bambini in età scolare tra la popolazione dei rifugiati è cresciuto del 64 per cento, fenomeno spiegabile col fatto che oltre il 48 per cento dei rifugiati provenienti dal Sud Sudan sono bambini in età scolare. Il governo etiope ha quindi offerto borse di studio a più di 1.600 studenti rifugiati, coprendo tuttavia solo il 25 per cento dei costi totali necessari per garantire un’istruzione adeguata per tutti, mentre altri 198 bambini e ragazzi stanno beneficiando di programma di borse di studio finanziato dal governo della Germania.

Nell'anno accademico 2013-2014 circa l’84 per cento dei 225 studenti rifugiati che hanno ottenuto il diploma di accesso all'istruzione superiore etiope hanno poi proseguito gli studi. Per quanto riguarda il settore della sanità, sono in fase di attuazione attività di controllo e prevenzione della malaria che prevedono, tra le altre cose, la distribuzione di zanzariere insetticide a lunga durata, mentre l’Unhcr e i suoi partner umanitari stanno intensificando gli sforzi necessari per ridurre ulteriormente il tasso di malnutrizione acuta nei tre campi profughi della regione di Gambella, dove attualmente su supera la soglia del 28 per cento, in notevole miglioramento rispetto al 37 per cento registrato all'inizio dell'anno ma ancora lontano rispetto all’obiettivo di scendere sotto la soglia di emergenza del 15 per cento.

Quanto all’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari, si sono registrati dei progressi grazie alla perforazione di dieci nuovi pozzi - quattro a Barhale e sei ad Itang - destinati ai rifugiati eritrei e sudanesi. Per fronteggiare il massiccio afflusso di rifugiati degli ultimi mesi, il governo etiope sembra aver individuato nel reinsediamento l'unica soluzione duratura e praticabile, dal momento che il protrarsi dei conflitti nei paesi di provenienza preclude l’opzione del rimpatrio volontario, mentre l’integrazione locale resta di difficile applicazione. Pertanto, a partire dallo scorso mese di agosto, un totale di 2.552 rifugiati sono stati trasferiti nel centro di reinsediamento di Nairobi e altri 2.722 sono stati trasferiti in paesi terzi tramite il programma di reinsediamento gestito dall’Unhcr. (Marco Malvestuto)
 
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