Mezzaluna
24.09.2014 - 18:58
 
 
ANALISI
 
Siria: i raid colpiscono tutti gli avamposti islamisti, critiche dall'opposizione
24 set 2014 18:58 - (Agenzia Nova) - Sono proseguiti senza sosta i raid aerei della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti contro obiettivi legati ai gruppi jihadisti in Siria. Le operazioni, indirizzate contro lo Stato islamico ma anche contro il Fronte al Nusra e la sua unità Khorasan, non sembrano essere riuscite tuttavia ad arrestare l’avanzata dei qaedisti verso Kobani, al confine con la Turchia, dalla cui aerea sarebbero fuggiti almeno 140 mila civili diretti oltre-confine. Né la campagna condotta dagli Stati Uniti e dai propri alleati sembra aver incontrato il favore delle altre formazioni armate attive sul terreno in Siria, prime fra tutte quelle dell’Esercito siriano libero (Esl), i cui leader militari osservano come i raid rischino di rafforzare il regime di Bashar al Assad.

Tali voci sono state fatte proprie questa mattina da Nasr al Hariri, leader della Coalizione nazionale dell’opposizione siriana, secondo cui qualsiasi operazione che diverga dall’obiettivo di aiutare i siriani a rovesciare il regime di Assad “non farà che alimentare l’estremismo”. “La comunità internazionale sta offrendo solo soluzioni parziali” per un conflitto, quello siriano, “in cui centinaia di migliaia di persone sono state uccise o arrestate dal regime di Assad”, ha osservato Hariri in un comunicato diffuso dalla Coalizione nazionale.

Ad aver destato polemiche, in Siria, è la decisione statunitense di inserire le basi del Fronte al Nusra e dell’unità Khorasan tra gli obiettivi degli attacchi aerei. Sebbene resti il ramo ufficiale di al Qaeda in Siria, al Nusra resta dal punto di vista dell’opposizione siriana una delle più forti e preparate milizie in lotta contro il regime di Assad e contro lo Stato islamico. Lo stesso si può dire degli islamisti di Ahrar al Sham, pur indeboliti dall’attentato che lo scorso mese ne ha decimato i vertici. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, sia al Nusra che Ahrar al Sham hanno abbandonato quest’oggi alcune delle proprie basi, in particolare nella provincia nord-occidentale di Idlib. Alcune fonti tra le forze ribelli hanno osservato come tali sviluppi testimonino il fatto che la campagna in atto sia “contro la rivoluzione siriana” piuttosto che “contro lo Stato islamico”.

Proprio contro il gruppo Khorasan, composto da esperti reduci di al Qaeda e considerato da alcune fonti legato ad al Nusra, gli Stati Uniti sembrano aver messo a segno un risultato importante. Secondo quanto dichiarato oggi da fonti ufficiali a Washington, riprese dai media arabi, in un attacco aereo in Siria avrebbe infatti perso la vita Mohsin al Fadhli, il leader dell’organizzazione. Ieri lo stesso presidente statunitense Barack Obama aveva sottolineato come Khorasan fosse “una minaccia diretta per gli interessi degli Stati Uniti e dell’Europa”, avendo il gruppo in progetto “attentati contro obiettivi occidentali”.

Ancora, un altro raid avrebbe provocato l’uccisione di un comandante del Fronte al Nusra di nazionalità turca, Abu Yusuf al Turki, il cui vero nome è Umit Yasar Topraka. Secondo l’agenzia turca “Dogan”, il miliziano, 38 anni, ha lasciato la moglie e cinque figli a Bursa, città nel nord-ovest della Turchia, per unirsi al Fronte al Nusra due mesi fa. L’agenzia precisa che Yasar Toprak si è unito al Fronte al Nusra per combattere contro lo Stato islamico, il gruppo qaedista guidato da Abu Bakr al Baghdadi che negli ultimi mesi ha conquistato ampie porzioni di Siria e Iraq.

Nel frattempo, le operazioni sembrano concentrarsi soprattutto sull’area di Kobani, messa sotto assedio dall’avanzata dello Stato islamico. In mattinata ha avuto luogo il primo raid aerei contro i qaedisti nell’area. Con un mistero: secondo Rami Abdulrahman, direttore dell'Osservatorio siriano per i diritti umani, i caccia sarebbero arrivati dalla Turchia, sebbene “non è chiaro quale paese abbia effettivamente condotto i raid”. Gli attacchi non sarebbero tuttavia serviti a fermare l’offensiva qaedista: i miliziani sarebbero nella notte riusciti a conquistare altri villaggi dell’area a scapito dei curdi dello Ypg, le Unità di protezione del popolo. Ocalan Iso, numero due delle forze curde sul terreno, ha osservato come attorno a Kobani stiano arrivando sempre più combattenti e carri armati dello Stato islamico.

“Kobani è in pericolo. I combattenti dello Stato islamico sono arrivati a otto chilometri dal sud della città, vicini come non lo sono mai stati in passato”, ha dichiarato il militare curdo. Altre fonti locali indicano come il numero di combattenti qaedisti presenti nell’area sia fortemente aumentato rispetto a due giorni fa, circostanza che chiarisce quanto la strategia dello Stato islamico sia attualmente incentrata sulla conquista del punto di frontiera con la Turchia.

Un’altra zona di confine interessata dai raid è stata quella del sud-est del paese. I caccia della coalizione sarebbero riusciti, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, a colpire almeno 13 obiettivi qaedisti dentro e fuori Albu Kamal, il principale punto di frontiera tra Siria e Iraq. L’area è stata conquistata dallo Stato islamico la scorsa estate e consente al gruppo di controllare i collegamenti tra Raqqa, ormai di fatto capitale dello Stato islamico, e i territori iracheni finiti sotto il controllo dell’organizzazione a partire dal giugno scorso.
 
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