Corno d'Africa
18.09.2014 - 17:42
 
 
ANALISI
 
Somalia: uccisione di Godane ridimensiona milizie al Shabaab ma non ne sancisce la sconfitta
18 set 2014 17:42 - (Agenzia Nova) - L’uccisione del capo della milizia islamista somala al Shabaab, Ahmed Abdi Godane, avvenuta lo scorso primo settembre per mano dell’intelligence statunitense, rappresenta un durissimo colpo per le milizie islamiste, da mesi accerchiate nell’area della città di Barawe, dove hanno stabilito la propria roccaforte, e progressivamente in ritirata in gran parte della regione del Basso Shabelle in seguito all’offensiva lanciata nel marzo scorso dalla Missione dell’Unione africana in Somalia (Amisom) contro le ultime roccaforti localizzate lungo la costa tra le città di Mogadiscio e Kisimayo. La morte di Godan, tuttavia, non può considerarsi una sconfitta definitiva per al Shabaab che - nonostante il forte ridimensionamento della sua forza territoriale e la graduale trasformazione in una mera componente armata animata da un fanatismo non individuabile nella gran parte della popolazione somala - gode ancora di un certo seguito tra le comunità del Somaliland e tra le minoranze somale dei paesi confinanti, cui fornisce spesso sostegno finanziario.

Come messo in luce da un recente rapporto dell’International Crisis Group (Icg) - organizzazione non governativa indipendente che svolge ricerche sul campo negli scenari di conflitto e avanza strategie volte a prevenire, mitigare o risolvere i conflitti - un ulteriore fattore che rende difficile la definitiva sconfitta di al Shabaab è la sua comprovata capacità di adattarsi, militarmente e politicamente, al contesto che lo circonda, finendo per “reinventarsi” in occasione delle crisi che ciclicamente colpiscono il movimento. Un’efficace strategia per contrastare al Shabaab, secondo il rapporto, richiede la presenza di un governo finanziariamente sicuro, che disponga di una visione comune e di mezzi coercitivi affidabili, il che è assai improbabile possa materializzarsi nel breve periodo. Inoltre, un ulteriore rafforzamento della risposta militare - già predisposto dall’Amisom dai primi mesi dell’anno - non servirebbe a rimuovere le cause socio-politico che hanno permesso ad al Shabaab di prosperare.

Il governo federale somalo, secondo l’Ong, dovrebbe dunque prendere in considerazione le seguenti opzioni politiche: attuare, come indicato nella Strategia nazionale di stabilizzazione (Nss), parallelamente un processo di riconciliazione a livello locale e nazionale che riguardi tutti i livelli della società somala; mutuare dallo stesso gruppo islamista alcune tecniche di propaganda per agevolare il dialogo e la riconciliazione all’interno dei clan locali; sviluppare un nuovo approccio che faciliti la creazione di amministrazioni locali e regionali maggiormente indipendenti sia rispetto al governo federale somalo sia rispetto all’influenza dei paesi limitrofi. Un altro dei punti di forza di al Shabaab, e che rende il gruppo particolarmente sfuggente rispetto ad operazioni strettamente militari volte a contrastarlo, è la sostanziale immutabilità dei suoi vertici - fatta eccezione per alcune epurazioni volute proprio da Godane - e la coerenza del suo messaggio, che si rifà all'autorità scritturale islamica; in terzo luogo, il suo restare sostanzialmente un movimento somalo, dal momento che l’inclusione delle milizie islamiste somale nella rete di al Qaeda resta un’adesione puramente formale che non si è mai sostanziata in una reale capacità di integrazione con le altre cellule del jihadismo qaedista o con i nuovi circuiti operanti a ridosso del conflitto siriano e in Iraq.

A tutto ciò deve aggiungersi l’abilità comunicativa dimostrata negli anni da al Shabaab, che ha sviluppato una propaganda mediatica estremamente efficace, veicolata attraverso la lingua somala, la lingua swahili, l’inglese e l’arabo. Il suo braccio mediatico, l’emittente “al Kataib”, produce contenuti video in inglese e in lingua araba e al suo culmine il gruppo è arrivato a controllare fino ad otto stazioni radio che trasmettono in Somalia, ora ridotte a due. Anche dopo aver perso il controllo di Kismayo e Mogadiscio, le stazioni radio affiliate ad al Shabaab hanno continuato a trasmettere, affiancandosi all’attività di siti web e dei canali YouTube e Twitter. Un simile armamentario mediatico è stato sapientemente utilizzato da al Shabaab per lanciare una massiccia campagna di comunicazione all’esterno della Somalia, con l’obiettivo di fare da contraltare alla crescente difficoltà operativa incontrata sul terreno negli ultimi mesi. A una tale riuscita operazione di immagine, tuttavia, ha fatto seguito un costante declino delle capacità operative e del sostegno locale, trasformando progressivamente al Shabaab in una struttura capace di gestire piccoli attentati dinamitardi e una lunga serie di ben pubblicizzati ma altamente fallimentari attacchi ai centri nevralgici delle istituzioni federali somale.

Alla luce di tutto ciò, al Shabaab, in quanto gruppo armato ribelle, va affrontato militarmente ma, in quanto movimento, rappresenta un fenomeno sociale molto più profondo e complesso. Pur se in difficoltà a causa della scarsità di mezzi e risorse, il gruppo continua ad infiltrarsi in maniera trasversale nella società somala, dimostrandosi una forza difficile da sconfiggere anche a causa del radicato conservatorismo sociale che permea buona parte della società somala. Inoltre, come organizzazione, al Shabaab ha dimostrato una certa attitudine alla pianificazione strategica, mostrandosi disposta ad imparare e a trarre beneficio dalle influenze esterne - in particolare di al Qaeda - ma conservando una forte inclinazione all'autonomia locale. Affrontare una tale organizzazione richiede pertanto lo stesso mix di pragmatismo e strategia politica che al Shabaab ha saputo sviluppare nel corso degli anni. (Marco Malvestuto)
 
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