Mezzaluna
17.09.2014 - 12:29
 
 
ANALISI
 
Siria: stampa araba, califfo al Baghdadi si nasconde a Raqqa roccaforte dello Stato islamico nel nord del paese
17 set 2014 12:29 - (Agenzia Nova) - Il leader dello Stato islamico, Abu Bakr al Baghdadi, si nasconderebbe a Raqqa, in Siria, dove era stato visto alcuni giorni fa. E' questa la notizia riportata questa mattina dal quotidiano arabo “al Sharq al Awsat", secondo cui gli sforzi dello Stato islamico di raggiungere un accordo di non belligeranza con le altre milizie dell’opposizione siriana sarebbero mirati a proteggere il califfo al Baghdadi, in vista dei possibili raid Usa in Siria. Raqqa è la città in cui è maggiore il radicamento del gruppo armato all'interno dell'amministrazione pubblica e dove lo Stato islamico riesce ad erogare i migliori servizi. Il motivo del successo dell'amministrazione di Raqqa sarebbe legato, secondo gli analisti siriani, proprio alla presenza di al Baghdadi in città, che costringerebbe i suoi luogotenenti ad impegnarsi per fornire alla popolazione locale elettricità, acqua corrente e il pagamento degli stipendi dei dipendenti pubblici, servizi basilari che mancano però nelle zone governate dagli altri gruppi dell'opposizione.

Raqqa è dunque considerata capitale di fatto dello Stato islamico, anche se Mosul resta la città più importante per i jihadisti, nella quale al Baghdadi, dal pulpito della moschea centrale, ha annunciato per la prima volta la nascita del califfato islamico, dopo la presa della città avvenuta più di due mesi fa. Nella roccaforte dei miliziani dello Stato islamico, infatti, gli agenti di polizia del regime di Bashar al Assad sono passati nelle fila del gruppo jihadista, garantendo così sicurezza e rapidità anche nella gestione del traffico cittadino. L'amministrazione di Raqqa appare molto simile a quella dei territori nel nord dell'Iraq. La città è stata la prima a cadere nelle mani dello Stato islamico nel 2013, dopo la cacciata dei miliziani di altri gruppi ribelli.

Nell'arco di un anno i jihadisti sono riusciti a isolare quella che sarebbe diventata la loro roccaforte, impedendo a chiunque di avere contatti con l'esterno se non attraverso l'ufficio informativo del gruppo. L'ordine nelle strade è rispettato grazie alla presenza del coprifuoco. Un residente di Raqqa, contrario alla presenza dei jihadisti, ha spiegato al quotidiano "al Sharq al Awsat" che "i civili prima dell'arrivo degli islamisti non possedevano alcuna appartenenza politica e per tale ragione hanno aderito allo Stato islamico. Ritengono, sotto la loro occupazione, di vivere al sicuro". Chi difende l'operato di al Baghdadi invece sostiene che "l'uso della forza in città non sia indiscriminato. I miliziani islamisti sarebbero riusciti infatti a raggiungere una serie di accordi con gli ex sostenitori di Assad e con gli imprenditori della zona".

Anche gli impiegati comunali che lavoravano sotto il regime di Assad hanno accettato di continuare la propria attività sotto l'egida dello Stato islamico. Allo stesso modo i jihadisti hanno preferito lasciare inalterato l'organigramma degli impiegati e dei funzionari cittadini "nel timore di perdere terreno e consensi". La vera forza dell'amministrazione di Raqqa sembra però essere rappresentata dai tecnici stranieri che operano in diversi settori. E' stato infatti un ingegnere delle telecomunicazioni tunisino, che in patria lavorava per una compagnia telefonica, a far ripristinare i collegamenti in città. Tra loro vi sono anche musulmani di nazionalità cinese che lavorano invece nel settore dell'energia.

Dal punto di vista economico, inoltre, lo Stato islamico elargirebbe cospicui compensi per chi lavora alle sue dipendenze. Tutti i lavoratori dell'amministrazione pubblica possono contare su un salario che varia dai 400 ai 600 dollari mensili, ed è quanto basta per poter vivere in Siria. I miliziani islamisti sarebbero impegnati anche ad arrestare l'inflazione e a tenere bassi i prezzi dei beni di prima necessità, punendo i commercianti che aumentano i prezzi dei loro prodotti e minacciando di chiudere le loro attività commerciali. Tuttavia, la vera forza finanziaria del gruppo resta la vendita del petrolio estratto dai giacimenti in Siria e in Iraq. Il greggio viene venduto ai trafficanti turchi e iracheni, mentre il riscatto ottenuto dal rapimento di cittadini stranieri rappresenta solo la seconda fonte di reddito per importanza di al Baghdadi. (h.b.)
 
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