Corno d'Africa
28.08.2014 - 17:48
Analisi
 
Somalia: da Addis Abeba nuovo impegno per porre fine alla questione dei rifugiati
28 ago 2014 17:48 - (Agenzia Nova) - L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha lanciato questa settimana ad Addis Abeba la nuova Iniziativa globale per i rifugiati somali (Gisr), volta a facilitarne il rimpatrio volontario e a trovare una soluzione definitiva alla questione ormai ventennale della loro diaspora nella regione. Il nuovo piano è stato lanciato nel corso della riunione ministeriale dei governi della regione, presieduta nella capitale etiope dall’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Antonio Guterres, e alla quale hanno preso parte i ministri di Gibuti, Etiopia, Kenya, Somalia, Uganda e Yemen, che insieme ospitano quasi un milione di rifugiati somali. I partecipanti alla riunione hanno riaffermato il loro impegno volto a trovare soluzioni “condivise e concertate” per le centinaia di migliaia di rifugiati somali, invitando la comunità internazionale ad aiutare il governo somalo nei suoi sforzi per ristabilire la pace e la stabilità nel paese e a porre le basi per una soluzione definitiva alla questione dei rifugiati somali nella regione.

Nelle conclusioni contenute nel comunicato diramato al termine della riunione si fa riferimento alla necessità di garantire un continuo sostegno alle comunità ospitanti, coinvolgendo maggiormente i rifugiati nell’elaborazione di azioni future volte a creare soluzioni differenziate per una popolazione di rifugiati diversificata. "Ci impegniamo a lavorare in modo coordinato con i partner nazionali, regionali e internazionali per garantire effetto immediato ai rinnovati impegni e ai risultati emersi dalle ultime riunioni sub-regionali e regionali", si legge nel comunicato. Nella dichiarazione finale si esprime inoltre l’apprezzamento nei confronti dell'Alto commissario per aver lanciato l'Iniziativa globale per i rifugiati somali, volta ad “incentivare un nuovo impulso a soluzioni durevoli per i rifugiati somali”. Nel documento vengono accolti con favore i progressi fatti nel processo di transizione somalo, che dovrebbe culminare con nuove elezioni nel 2016, ma si sottolinea al contempo la preoccupazione per le precarie condizioni di sicurezza nel paese.

Con riferimento ai crescenti attacchi terroristici da parte delle milizie islamiste degli al Shabaab, il documento sottolinea come essi “rischiano di minare i progressi compiuti e di perpetuare la situazione di fragilità delle istituzioni, limitando pertanto l'assistenza umanitaria agli sfollati somali e rischiando di vanificare le opportunità per il ritorno sicuro e sostenibile alle loro case dei profughi somali”. I governi della regione chiedono quindi un maggiore sostegno alle autorità di Mogadiscio da parte della comunità internazionale per favorire la pace, la sicurezza, il progresso sociale ed economico in Somalia e per rispondere alle esigenze umanitarie che permangono nel paese e che sono alla base di ulteriori migrazioni. Nella dichiarazione si chiede inoltre un più deciso supporto ai paesi che accolgono i richiedenti asilo e alle comunità di accoglienza, affinché sia “rafforzata la loro protezione internazionale”, e maggiori opportunità per il reinsediamento dei rifugiati somali.

Secondo le ultime stime dell’Unhcr - relative al 31 luglio 2014 - sono 956.564 i rifugiati somali registrati in otto paesi dell’Africa orientale e del Corno d’Africa: 426.367 in Kenya, 244.995 in Etiopia, 233.723 nello Yemen, 19.791 a Gibuti, 18.534 in Uganda, 7.957 in Egitto, 3.061 in Eritrea e 2.136 in Tanzania. Complessivamente, negli ultimi vent’anni, più di un milione e mezzo di persone hanno lasciato la Somalia. Di esse circa il 25 per cento vivono in Europa, soprattutto nel Regno Unito (108 mila), seguita dalla Svezia con quasi 44 mila e dall’Olanda con 33.600 persone somale, mentre l’Italia ha raccolto oltre 15 mila richieste d’asilo di nazionalità somala. Solo nel 2013 circa 20.600 somali hanno ottenuto l’asilo in 44 paesi industrializzati, oltre 1.900 in più rispetto al 2012, facendo della Somalia il sesto paese per numero di richiedenti asilo nel mondo. Secondo l'ultimo rapporto pubblicato a gennaio dall’Unhcr, la situazione in Somalia continua ad essere qualificata come "conflitto armato non internazionale".

Come risultato del conflitto armato e degli abusi contro i diritti umani, si continua pertanto ad assistere ad importanti flussi di civili sfollati interni e di rifugiati somali. A complicare ulteriormente lo scenario c’è l’allarmante situazione di insicurezza alimentare nel paese, dove almeno 850 mila persone, tra cui 200 mila bambini sotto i cinque anni di età, hanno bisogno urgente di assistenza umanitaria. Secondo quanto denunciato dalle agenzie umanitarie dell’Onu, tale situazione rischia di peggiorare ulteriormente nei prossimi mesi a causa della cattiva stagione dei raccolti dovuta alle scarse piogge cadute tra aprile e giugno, che hanno innescato un aumento dei prezzi dei prodotti di base e la riduzione della produzione di bestiame. Tutto ciò non facilita, come ovvio, il lungo processo di rimpatrio volontario degli esponenti della diaspora somala. Tale processo ha conosciuto tuttavia dei progressi costanti nell’ultimo anno se si considera che, al 31 luglio 2013, il numero complessivo dei rifugiati somali negli otto paesi africani considerati era pari a 996.700 unità, circa 40 mila in più di quelli registrati nell’ultima rilevazione, mentre all’inizio del 2013 la cifra superava addirittura il milione di rifugiati.

Ciò si spiega, in buona parte, con l’Accordo tripartito siglato il 10 novembre 2013 tra l’Unhcr e i governi di Kenya e Somalia per l’avvio di un progetto pilota volto a favorire misure di ritorno volontario assistito in Somalia dei rifugiati presenti nei campi kenioti e, in particolare, nel campo di Dadaab, nel nord-est del Kenya. Dopo la firma di quell’accordo si stima infatti che, tra il novembre 2013 e il gennaio 2014, circa 33 mila rifugiati siano rientrati in Somalia. L'accordo stabilisce il contesto legale nel quale devono avvenire i rimpatri in Somalia e specifica che questi dovrebbero avere carattere esclusivamente volontario e aver luogo in condizioni di sicurezza e dignità, non prevedendo una scadenza per i rientri. Lo schema di rimpatrio volontario prevede inizialmente il sostegno - tramite un progetto pilota - ai rifugiati che stanno già rientrando spontaneamente in Somalia. Si tratta di un nuovo, significativo passo verso la risoluzione dell’ormai annosa questione della diaspora somala, iniziata con lo scoppio della guerra civile nel 1991. (Marco Malvestuto)