Corno d'Africa
07.08.2014 - 13:33
Analisi
 
Gibuti: l’invio di nuove truppe in Somalia consolida il ruolo di attore regionale voluto dal presidente Guelleh
7 ago 2014 13:33 - (Agenzia Nova) - Il governo di Gibuti invierà nelle prossime settimane altri 950 soldati in Somalia per rafforzare il proprio sostegno alle truppe della Missione delle Nazioni Unite in Somalia (Amisom) e supportare le operazioni di mantenimento della pace nel paese. La decisione, annunciata il mese scorso dal ministro degli Esteri di Gibuti, Mohamed Ali Yusuf, va inquadrata nel tentativo di consolidare la lotta contro i militanti islamisti di al Shabaab che costituiscono un serio ostacolo alla pace e alla stabilità non solo della Somalia ma dell’intera regione, come dimostra l’attentato suicida che lo scorso 24 maggio ha provocato la morte di tre persone e il ferimento di diverse altre in un ristorante frequentato da occidentali nel centro di Gibuti. Secondo quanto annunciato dal ministro degli Esteri, in una prima fase verrà dispiegato un contingente di 450 uomini, cui si aggiungeranno altri 500 soldati nell’arco dei prossimi due mesi.

Il piccolo paese africano, da sempre in prima linea nelle operazioni di polizia internazionale contro la pirateria e il terrorismo nel Corno d’Africa, dispone già di mille soldati in Somalia che operano nella regione centrale di Hiiraan. Governato dal 1999 dal presidente Ismail Omar Guelleh - eletto nuovamente nel 2011 dopo una contestata modifica della Costituzione - Gibuti sopravvive nella regione grazie alla sua posizione strategica, che le ha garantito nel tempo una stabile presenza militare straniera, impegnata nella lotta alla pirateria e nel contrasto ai fenomeni terroristici. Membro attivo dell’Autorità intergovernativa per lo sviluppo (Igad), di cui ospita il segretariato, Gibuti è dunque elemento di stabilità nel Corno d’Africa, collaborando attivamente nella lotta contro il terrorismo e rappresentando uno dei principali partner nel contrasto alla pirateria, soprattutto come base d’appoggio logistico.

Il paese ospita infatti dal 2009 una base dell’operazione “Atalanta” della missione diplomatico-militare europea Eu Navfor Somalia, avviata l’8 dicembre 2008 e prorogata fino a fine 2014, nonché il quartier generale della missione di formazione Ue “Eucap Nestor”, avviata con l’obiettivo di assistere i paesi del Corno d'Africa e dell'Oceano Indiano occidentale nella lotta contro la pirateria. Gibuti è inoltre impegnato da anni nella ricerca di una soluzione al problema somalo, avendo facilitato le intese intra-somale del 2008 che hanno condotto all’attuale fase post-transitoria, e contribuisce con proprie truppe alla missione Amisom. Negli ultimi anni Gibuti ha rafforzato sempre più i legami con gli Stati Uniti, i principali fornitori di aiuti, permettendo alle truppe statunitensi di utilizzare il porto, l'aeroporto e l'ex base della legione straniera francese di Camp Lemonnier. A Gibuti, inoltre, nell’ottobre 2013 è stata inaugurata la prima base militare italiana anti-pirateria che può ospitare fino a 300 militari.

Negli ultimi anni Gibuti ha visto aumentare il suo peso strategico prima per le operazioni statunitensi contro al Qaeda in Yemen e Somalia, poi per l'intensificarsi della minaccia portata al traffico mercantile dai pirati somali. Oggi a Gibuti sono presenti circa 10 mila militari stranieri per lo più francesi e statunitensi ma anche spagnoli e giapponesi e di altre nazioni impegnate con le flotte internazionali anti-pirateria. Alla luce di tutto ciò, risulta evidente come la principale sfida politica di Gibuti e del suo presidente Guelleh sia imperniata sostanzialmente sul ruolo regionale del paese, attraverso un ruolo sempre più schierato nell’ambito delle coalizioni internazionali impegnate nella lotta agli al Shabaab, da una parte, e alla pirateria dall’altra. Così facendo, tuttavia, la piccola nazione è sempre più esposta al rischio di rappresaglie ed attentati, che potrebbero subire un deciso incremento se le forze di opposizione politica al presidente e quelle dell’islamismo somalo trovassero in futuro motivi e convenienza di cooperazione.

A più riprese, infatti, negli ultimi anni i movimenti di opposizione hanno manifestato il loro dissenso ad una politica orientata prevalentemente al controllo assoluto del potere da parte dell’oligarchia dominante e alla progressiva limitazione delle libertà e del pluralismo, alimentando nelle frange più radicali la presenza di unità armate e decise ad affrontare nuovamente le istituzioni attraverso il riscorso alla violenza. Guelleh, consapevole della propria debolezza politica sul piano nazionale, punta allora, per la sopravvivenza del suo regime, sulla carta della collaborazione con la comunità internazionale, incrementando la presenza militare straniera sul proprio territorio e impegnandosi in prima persona con l’Unione africana nella missione in Somalia. Così facendo, il presidente riesce a costruire e proteggere il ruolo di Gibuti nell’ambito del quadro politico e della sicurezza regionale aumentando le spese per la Difesa e chiedendo un crescente contributo economico alla comunità internazionale, garantendo, di fatto, il mantenimento dello status quo sia sul piano interno che su quello internazionale.