Corno d'Africa
31.07.2014 - 15:49
Analisi
 
Somalia: il conflitto e la siccità mettono a rischio la sicurezza alimentare della popolazione
31 lug 2014 15:49 - (Agenzia Nova) - Il sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, Valerie Amos, ha annunciato la scorsa settimana lo stanziamento di 44,5 milioni di dollari per sostenere operazioni di aiuto umanitario urgente nei paesi del Corno d'Africa. Dei 44,5 milioni di dollari complessivi, 20 milioni saranno destinati alla Somalia, dove 2,9 milioni di persone sono a rischio insicurezza alimentare, mentre i restanti fondi saranno stanziati ai governi di Etiopia (12 milioni di dollari), Kenya (10 milioni) ed Eritrea (2,5 milioni). I nuovi finanziamenti si sono resi necessari a seguito della grave crisi alimentare che sta colpendo in particolare la Somalia, dove il governo ha paragonato lo scenario attuale alla drammatica carestia che colpì il paese quattro anni fa, finendo per uccidere - fra l’ottobre 2010 e l’aprile 2012 - circa 258 mila somali, metà dei quali bambini; un bilancio peggiore di quello che si temeva all’epoca della crisi e persino più grave rispetto alla tragica carestia del 1992, quando sempre a causa dell’insicurezza alimentare morirono 220 mila persone.

Secondo l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao), ci sono almeno 850 mila persone bisognose di assistenza umanitaria in Somalia, tra cui 200 mila bambini sotto i cinque anni di età. Gli stanziamenti dell’Onu si aggiungono ai cinque milioni di dollari messi a disposizione dal governo canadese per far fronte alle esigenze umanitarie del paese, in particolare nel settore della salute e il benessere dei bambini, delle donne e delle loro famiglie. Per far fronte all’emergenza alimentare in Somalia, finora l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha) ha raccolto meno di un terzo (il 29 per cento) dei 993 milioni di dollari richiesti per prestare assistenza umanitaria nel 2014 e coprire le necessità di base, dall’assistenza medica all’istruzione primaria. Secondo quanto riferisce l’ultimo bollettino umanitario dell’Ocha, pubblicato lo scorso 24 luglio, la situazione di insicurezza alimentare in Somalia dovrebbe deteriorarsi ulteriormente nei prossimi mesi a causa della cattiva stagione dei raccolti dovuta alle scarse piogge cadute tra aprile e giugno, che hanno innescato un aumento dei prezzi dei prodotti di base e la riduzione della produzione di bestiame.

Il governo federale somalo ha dichiarato che l’attuale situazione umanitaria è "molto simile” a quella che precedette la terribile carestia del 2011: come allora, infatti, la stagione delle piogge è iniziata con un mese di ritardo e si è conclusa già nel mese di maggio, facendo registrare meno della metà del livello medio di precipitazioni normalmente riscontrato in questo periodo. Come risultato, condizioni di siccità si segnalano nelle aree meridionali, centrali e nord-orientali del paese, un trend negativo che non dovrebbe invertirsi fino alle prossime piogge previste nel mese di ottobre. Le zone più colpite e in cui le condizioni di sicurezza alimentare sono destinate a peggiorare nei prossimi mesi includono le regioni di Bakool, Gedo, Hiraan, Shabelle e Medio Giuba. In seguito a tutto ciò, tassi allarmanti di malnutrizione sono segnalati tra le comunità di sfollati nella regione di Mogadiscio, dove si registrano tassi di malnutrizione sopra i livelli di emergenza in sette centri urbani (Dhobley, Doolow, Dhuusamarreeb, Garowe, Gaalkacyo e Chisimaio): qui i livelli di malnutrizione acuta globale (Gam) sono pari al 18,9 per cento (la soglia di emergenza è del 15 per cento), mentre quelli di malnutrizione acuta grave (Sam) sono segnalati al 5,5 per cento (la soglia di emergenza è il 4,5 per cento).

A causa della mancanza di fondi e delle condizioni di sicurezza ancora “volatili” nel paese, le organizzazioni umanitarie sono state in grado finora di soddisfare le esigenze di soli 350 mila sfollati. L'assistenza umanitaria continua a raggiungere le persone residenti nelle aree in cui è migliorato l'accesso per le valutazioni rapide delle agenzie. Il 10 giugno scorso circa mille tonnellate di alimenti donati dalla Mezzaluna Rossa sono stati trasportati nella regione di Bakool, dove l'arrivo degli aiuti dovrebbe contribuire a ridurre i prezzi dei prodotti alimentari e migliorare la sicurezza alimentare della popolazione. Sempre nel mese di giugno a Kismayo, città costiera situata nella regione del Basso Giuba, una missione inter-agenzie ha condotto una missione per valutare i bisogni delle persone sfollate colpite dalle inondazioni, a seguito della quale oltre 10 mila persone sono state fornite con sementi e aiuti in “cash for work” e “food for work” per riabilitare le infrastrutture agricole su piccola scala e i pozzi d'acqua, oltre che con programmi di alimentazione supplementare. Inoltre a Kismayo sono stati consegnati circa mille kit di prodotti per la casa, borse di studio in denaro per quattromila famiglie e 200 kit per l'igiene. Infine a Baidoa seimila persone hanno ricevuto forniture di vaccini e alimenti sufficienti per un mese.

Una tale precaria situazione dal punto di vista umanitario va inquadrata in un contesto politico-militare che vede la Somalia ancora coinvolta in un conflitto fluido e frammentario, che nei primi sei mesi nell’anno ha visto oltre 1.500 episodi di violenza, in aumento del sette per cento rispetto allo stesso periodo del 2013. Tra i casi segnalati sono incluse anche operazioni militari ed episodi di violenza contro i civili. L'aumento degli episodi di conflitto sono imputabili all’ondata di attacchi da parte di gruppi armati ribelli e all'offensiva militare che la Missione dell’Unione africana in Somalia (Amisom) ha lanciato nel marzo scorso contro le ultime roccaforti del movimento islamico radicale degli al Shabaab, essenzialmente localizzate lungo la costa tra le città di Mogadiscio e Kisimayo. Dall'inizio dell’offensiva circa 73 mila persone sono state temporaneamente sfollate dalle loro case. Nelle zone interessate dall’offensiva possono potenzialmente accedere gli aiuti umanitari, ma i servizi di trasporto aereo umanitari sono estremamente costosi, imprevedibili e per questo spesso insostenibili.

Se, da una parte, le autorità locali hanno compiuto passi positivi per regolamentare il settore umanitario, dall’altra alcune misure prese hanno portato a ritardi e interruzioni nella programmazione degli aiuti. Trentasette casi di vincoli burocratici sono stati registrati in Puntland e in Somalia meridionale e centrale tra gennaio e giugno, quasi la metà dei quali sono dovuti a molteplici domande di registrazione delle organizzazioni non governative (Ong) a livello nazionale, regionale e provinciale. Altri impedimenti sono stati segnalati a causa del moltiplicarsi delle spese di registrazione e della tassazione arbitraria. A risentirne maggiormente, come ovvio, è stata la popolazione somala. (Marco Malvestuto)