Corno d'Africa
25.07.2014 - 12:11
Analisi
 
Italia-Eritrea: ambasciatore ad Asmara Pontesilli, “ripartire da ciò che ci unisce”
25 lug 2014 12:11 - (Agenzia Nova) - Per rilanciare le relazioni fra Italia ed Eritrea occorre “ripartire da quello che ci unisce, lasciando da parte per il momento quello che ci ha finora diviso”. È quanto affermato dal neo ambasciatore italiano ad Asmara, Stefano Pontesilli, in un’intervista esclusiva rilasciata a “Nova”, dopo che lo scorso 16 giugno il Consiglio dei ministri ha deliberato la nomina a seguito del gradimento del governo interessato. Nato a Nettuno (Roma) nel 1964, Pontesilli ha lavorato in precedenza per le ambasciate d’Italia a Giacarta, Luanda, Maputo e Abuja, prima di essere nominato, nel 2010, incaricato d’Affari con Lettere a Yaoundé, accreditato, con credenziali di ambasciatore, a N’Djamena, Malabo e Bangui. La sua nomina è avvenuta poco prima della missione nel Corno d’Africa del viceministro Pistelli, che proprio ad Asmara aveva parlato della necessità di ripartire nella collaborazione fra Italia ed Eritrea e di sfruttare a pieno le potenzialità offerte da tale collaborazione.

“L’idea è quella di ricreare un rapporto sano, paritario. Una volta ricostruito un rapporto di rispetto reciproco, sono sicuro che le nostre divergenze potranno essere appianate, come si fa fra amici”, ha detto Pontesilli, in riferimento a specifici settori di collaborazione. “Penso al recupero del patrimonio comune, all’architettura, alla cooperazione universitaria, alla cultura”, ha spiegato l’ambasciatore. Rilanciare le relazioni con un paese definito da diverse organizzazioni non governative (Ong) uno “stato-prigione”, che vanta un numero altissimo di carceri disseminate in tutto il territorio nazionale e nel quale le voci critiche della diaspora denunciano i sistematici atti di tortura a danno dei detenuti, non è però semplice. Se a ciò si aggiunge che poche settimane fa il Consiglio Onu per i diritti umani ha deciso di insediare una commissione di inchiesta sull’Eritrea, considerata una delle nazioni più repressive al mondo, condannando le violazioni “ampie e sistematiche” dei diritti umani, la situazione si fa ancor più complessa.

“Uno sviluppo economico armonico non può che migliorare la vita delle popolazioni e il loro accesso a nutrizione, salute, studio”, ha spiegato Pontesilli, secondo il quale “non vi è alcuna incompatibilità fra sviluppo e rispetto dei diritti umani, anzi si possono creare sinergie importanti: basti pensare ad esperimenti riusciti quali il Mozambico, la Tanzania, la Costa d’Avorio”. Le difficili condizioni nel paese stanno tuttavia provocando un vero e proprio esodo: tra i migranti che tentano la traversata del Mediterraneo, il gruppo più numeroso è proprio quello di nazionalità eritrea e l’Agenzia Onu per i rifugiati afferma che 313 mila eritrei abbiano lasciato la nazione, circa il sei per cento della popolazione, facendo dell’Eritrea il secondo paese di provenienza dei migranti che approdano in Italia. In questo contesto crescono le pressioni, anche europee, affinché l’Italia aumenti il proprio coinvolgimento e le proprie responsabilità nel Corno d’Africa ed in particolare aiuti l’Unione europea a costruire la sua visione politico strategica per la regione.

“La collaborazione fra Unione europea e Unione africana è già ottima, ma non è sufficiente. Bisogna creare tavoli tematici cui attrarre selezionati paesi della regione attorno ad argomenti di comune interesse, quali appunto le migrazioni”, ha spiegato l’ambasciatore. Secondo il diplomatico, questioni come quella delle migrazioni “sono fenomeni complessi, che non si limitano alla sfera politica, e come tali devono essere affrontati direttamente con gli attori principali, gli stati-nazione, che mantengono in Africa (a differenza che in Europa) poteri quasi assoluti in materia di controllo delle frontiere”, ha detto. A causa dell’atteggiamento di chiusura più assoluta verso l’aiuto internazionale, al momento l’Eritrea - pur essendo il secondo partner commerciale di Asmara - non è beneficiaria di attività di cooperazione da parte dell’Italia e dell’Unione europea, sebbene ancora oggi la stragrande maggioranza dei circa sei milioni di eritrei (80 per cento) viva di agricoltura di sussistenza, con un reddito pro-capite che non supera i 600 dollari.

“Ci sono visioni diverse, che vanno rispettate. L’Eritrea ritiene che la cooperazione internazionale, così come sperimentata finora in molti paesi africani, non sia la ricetta giusta. Ne propone un’altra, fatta di commercio, investimenti e collaborazioni su base paritaria. Dobbiamo adattarci a tale modello alternativo, se ci interessa aiutare il popolo eritreo”, sostiene Pontesilli, il quale non si è detto “affatto pessimista” sul futuro dell’Eritrea. “Non vedo rischi di implosione - ha spiegato - Vedo invece uno sviluppo lento, che può essere accelerato instaurando un clima di fiducia e maggiore apertura nei confronti della comunità internazionale. Tale clima è poi presupposto fondamentale per parlare dei problemi dell’area. L’Eritrea dev’essere vista come parte della soluzione, non del problema”.

Quanto alla situazione di debolezza interna e di isolamento internazionale di Asmara continua e ai rapporti ancora altamente conflittuali con l’Etiopia a causa degli strascichi della guerra del 1998-2000, l’ambasciatore ha dichiarato: “I nemici dei miei nemici sono miei amici. Se spariscono i nemici, i problemi si possono discutere. Per quanto semplicistica, tale visione rende l’idea di quello che potrebbe essere lo sviluppo della regione, se Eritrea e Etiopia risolvessero le questioni frontaliere”, ha aggiunto l’ambasciatore, secondo il quale, per consentire ad Asmara di tornare ad avere una buona reputazione agli occhi della comunità internazionale, occorre “separare i fatti dalla finzione, la realtà dalla propaganda e permettere alla comunità internazionale di avere una visione chiara dell’Eritrea”. (Marco Malvestuto)