Mezzaluna
25.07.2014 - 10:30
Analisi
 
Libia: i risultati delle elezioni parlamentari hanno premiato le forze liberali
25 lug 2014 10:30 - (Agenzia Nova) - L'elezione del nuovo parlamento libico, i cui risultati sono stati ufficializzati nella serata di lunedì 21 luglio, potrebbe aprire uno spiraglio nella crisi politica in corso nel paese nordafricano e portare nelle prossime settimane alla nomina di un nuovo governo. Il voto del 25 giugno scorso ha visto le forze liberali avere la meglio su quelle islamiste, come emerso dai risultati pubblicati lunedì, dopo numerosi rinvii, dalla Commissione elettorale a Tripoli. Il voto è andato a candidati individuali e non a liste di partiti, per cui - riferisce l'emittente satellitare "al Jazeera" - non è facile capire quali saranno effettivamente gli equilibri di forza tra le formazioni politiche all'interno del nuovo parlamento.

Spulciando tra i nomi dei candidati emerge tuttavia come sui 200 seggi da assegnare 50 siano andati a candidati legali alla Coalizione delle forze liberali, mentre solo una trentina ai partiti islamisti. Altri 12 seggi, infine, non sono stati ancora assegnati per irregolarità riscontrate. Alla luce del risultato elettorale e della crisi in cui versa la Libia, il vicepresidente uscente del Congresso nazionale, Ezzedin Mohammed al Awama, ha lanciato un appello affinché "il potere in Libia passi subito al neo-eletto parlamento". In una nota diffusa dall'agenzia di stampa libica "Lana", il politico vicino ai liberali ha chiesto che "la presidenza del Congresso passi subito il potere al nuovo parlamento senza ritardi". Al Awama spera che in questo modo "si possano fermare le ostilità in corso a Tripoli e Bengasi ed evitare ulteriori spargimenti di sangue".

"Il passaggio dei poteri deve avvenire dopo l'annuncio ufficiale dei nuovi deputati da parte della Commissione elettorale", si legge nel comunicato. Un altro segnale positivo per la Libia viene dal settore petrolifero. Un portavoce della compagnia petrolifera libica National Oil Company (Noc) ha reso noto che è stato raggiunto un accordo con i miliziani secessionisti che occupano il porto di Brega per protesta contro le autorità di Tripoli. Tali sviluppi dovrebbero rafforzare ulteriormente il recente aumento delle esportazioni di petrolio libico. La scorsa settimana la Noc ha annunciato che la produzione è arrivata a 555 mila barili di petrolio al giorno, in netto aumento rispetto agli scorsi mesi. Si tratta comunque di un livello assai inferiore rispetto alla media di 1,6 milioni di barili di greggio prodotti al giorno prima della caduta del regime di Muhammar Gheddafi.

Sul fronte dello scontro tra le milizie invece non ci sono invece segnali confortanti. Nuovi scontri sono scoppiati negli ultimi giorni intorno all'aeroporto di Tripoli. Secondo quanto riporta l'agenzia di stampa libica "al Tadhamoun", le violenze si sono concentrate nella zona di Qasr Bin Ghashir, dove si fronteggiano le milizie di Zintan con quelle di Misurata, queste ultime formate dalle brigate al Qaaqa e al Sawaiq. Da giorni queste ultime due brigate, che già controllano il parlamento e alcune sedi governative, stanno tentando di conquistare l'aeroporto internazionale di Mitiga per estendere la propria influenza sulla capitale.

Dieci giorni di scontri hanno fatto sì che salisse a a 52 morti e 135 feriti il bilancio dei combattimenti in corso a Tripoli per la conquista dell'aeroporto cittadino. Gli scontri sono iniziati il 13 luglio scorso e sono ancora in corso, anche a Bengasi. Il Congresso nazionale libico, il cui mandato è ormai in scadenza dopo l'elezione del nuovo parlamento, prima di terminare i suoi lavori ha lanciato un ultimo appello alle milizie libiche. L'organo consultivo ha chiesto ai leader delle milizie di avviare un dialogo nazionale. In un documento il Congresso, inoltre, respinge la richiesta, avanzata dal governo provvisorio, di invio di forze internazionali in Libia per porre fine agli scontri in corso a Tripoli e Bengasi, sostenendo che "qualsiasi ingerenza militare straniera va rifiutata". (h.b.)