Corno d'Africa
03.07.2014 - 17:30
ANALISI
 
Corno d’Africa: la visita del viceministro Pistelli riporta l’Italia al centro delle dinamiche della regione
3 lug 2014 17:30 - (Agenzia Nova) - La missione che il viceministro degli Esteri, Lapo Pistelli, sta compiendo in questi giorni nei paesi del Corno d’Africa – Somalia, Gibuti, Eritrea, Sudan ed Etiopia – ha riportato in primo piano la particolare attenzione e il legame speciale che l’Italia conserva per questa regione. Nel corso della missione, il viceministro ha avuto dei colloqui con le massime autorità regionali con le quali ha discusso delle principali questioni che interessano la politica dell’Italia nel Corno d’Africa: i flussi migratori, la difesa della sicurezza e della stabilità della regione, la lotta alla pirateria e al traffico di esseri umani, il processo di “state building” in Somalia, i diritti umani e gli aiuti allo sviluppo. L’importanza strategica del Corno D’Africa, del resto, è riconosciuta a livello internazionale ormai da molti anni, dal momento che la sua posizione geografica ricopre un’importanza strategica primaria sia per lo sviluppo economico africano che per i flussi commerciali euro-asiatici, di fatto ha il controllo delle rotte marittime che regolano i traffici di merci tra Europa, Africa, Asia e, parzialmente, Medio Oriente.

Inoltre, le migliaia di chilometri di costa e i grandi porti con le reti infrastrutturali di prossima realizzazione rappresentano il futuro sbocco per la commercializzazione dei prodotti provenienti dalla regione dei Laghi, dall’Etiopia e, soprattutto, dal Sud Sudan. In tale contesto, l’impegno e l’interesse dell’Italia in quest’area per cercare di risolvere le criticità è stato, ed è tuttora, notevole, come dimostra la costruzione della prima base militare interamente italiana in questo territorio. Il 23 ottobre 2013, infatti, il capo di Stato Maggiore della Difesa, l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, ha ufficialmente inaugurato la base italiana di Gibuti. La base è stata progettata per adempiere ad una vasta scelta di missioni legate alla stabilizzazione del Corno d’Africa ed al contrasto alla pirateria nel Golfo di Aden e servirà come “hub” logistico per preparare i Nuclei militari di protezione (Nmp) e come supporto alle navi della Marina militare impiegate nelle missioni internazionali. Inoltre potrà essere utilizzata per l’addestramento delle truppe gibutiane e somale, come stabilito dagli accordi di cooperazione militare tra l’Italia e questi due paesi ed, infine, in caso di emergenza, potranno partire team di Forze speciali per operazioni di liberazione di ostaggi.

La regione è strategica per l’Italia anche per quanto riguarda la questione dei flussi migratori, se è vero che dall’inizio dell’anno sono stati circa 60 mila i migranti provenienti dal Corno d’Africa arrivati nel nostro paese, che rappresenta l’approdo finale di una delle direttrici principali in cui si snoda il flusso globale delle migrazione sud-nord: quella che dall’Africa orientale, risalendo il Sudan e la Libia, porta al Mediterraneo centrale e ha il suo principale punto di approdo a Lampedusa. Proprio la questione migratoria è stata al centro dei colloqui di Pistelli con le autorità locali, in particolare di Somalia e Gibuti. ”Da questa area vengono importanti flussi di migranti e richiedenti asilo in questo 2014: assieme all’Ue e in un dialogo costruttivo vogliamo contrastare la tratta di esseri umani, garantire livelli adeguati di protezione e lavorare assieme sulle cause del sottosviluppo”, ha detto Pistelli, aggiungendo di aspettarsi dai governi dell’area “una piena collaborazione per gestire un fenomeno che investe oramai l’intera regione”. A tal proposito, nel corso della visita in Somalia, Pistelli ha anche incassato la disponibilità delle autorità di Mogadiscio alla nuova iniziativa del governo italiano sul dialogo regionale sulle migrazioni.

L’impegno italiano nel Corno d’Africa, tuttavia, non è diretto soltanto all’eliminazione delle problematiche di quest’area, ma soprattutto alla creazione di una partnership con i governi dei paesi inclusi in essa. Negli ultimi anni, infatti, il nostro governo è tornato a guardare alle opportunità che offre il continente africano con rinnovato interesse e, in tale contesto, i paesi del Corno d’Africa potrebbero diventare dei potenziali partner sia economici che politici. La politica estera italiana nella regione è caratterizzata dall’intenzione costante di ricondurre le proprie azioni e posizioni al quadro multilaterale, come dimostra la partecipazione italiana alle operazioni anti-pirateria nell’Oceano Indiano e al ruolo di primo piano svolto nella mediazione in Somalia, dove il nostro paese partecipa con 17 addestratori all’European Union Training Mission (Eutm) Somalia, missione di addestramento per le truppe dell’Esercito nazionale somalo impegnate, al fianco della Missione dell’Unione africana in Somalia (Amisom), nella guerra contro le milizie islamiche di al Shabaab.

Proprio riguardo alle relazioni fra Italia e Somalia, il 2014 potrebbe essere definito l’anno di inizio del “nuovo corso” nella cooperazione diplomatica fra i due paesi. Lo scorso 14 febbraio, infatti, il Consiglio dei ministri italiano ha deliberato la nomina del nuovo ambasciatore italiano a Mogadiscio, Fabrizio Marcelli, cui ha fatto seguito il gradimento del governo somalo e la concessione delle credenziali da parte del presidente Hussan Sheikh Mohamud, domenica scorsa. Una nuova presenza che, come sottolineato dallo stesso viceministro Pistelli nel corso della sua visita a Mogadiscio, ”è una prova di impegno coraggioso e di amicizia col popolo somalo”. A tal proposito, nei suoi incontri con il presidente Mohamud, il primo ministro Abdiweli e il presidente del Parlamento Mohamed Sheikh Jawari, Pistelli ha ribadito che “se il governo corrisponderà scrivendo la nuova costituzione, dialogando con le diverse regioni, ricostruendo le proprie capacità, la Somalia potrà girare pagina, dopo 23 anni di ininterrotta guerra civile”.

Altro paese toccato dal viceministro Pistelli nella sua missione è stato l’Eritrea, da molto tempo un attore di importanza non trascurabile per quanto riguarda la stabilità del Corno d’Africa, nonostante le dimensioni e il peso economico. Quella in Eritrea è stata la prima visita di un alto rappresentante delle istituzioni italiane dal 1997, dal viaggio dell’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. ”Sono venuto qui a testimoniare la volontà di rilanciare le relazioni bilaterali e provare a favorire un pieno reinserimento dell’Eritrea quale attore responsabile e fondamentale della comunità internazionale nelle dinamiche di stabilizzazione regionale”, ha detto Pistelli, che nella sua visita ad Asmara ha incontrato il ministro degli Esteri eritreo, Osman Saleh, e il consigliere del presidente, Yemane Ghebreab, prima di riunirsi in un lungo e approfondito colloquio con il capo dello Stato, Isaias Afewerki, per l’analisi delle varie questioni di rilievo bilaterale e internazionale di interesse comune per i due paesi.

L’Italia è il secondo partner commerciale dell’Eritrea, ma l’interscambio è ancora a livelli trascurabili a causa del sostanziale isolamento di Asmara. L’obiettivo della visita i Pistelli è stato appunto quello di stimolare la disponibilità eritrea al confronto costruttivo con i paesi della regione, in funzione di una partecipazione alla stabilizzazione del Corno d’Africa, all’attivazione di politiche di sviluppo del paese, ad un impegno condiviso alla tutela dei diritti umani, alla lotta al terrorismo e al crimine transnazionale.”Se riusciamo a ripartire nella collaborazione, dimenticandoci delle rispettive recriminazioni che ormai attengono alla dimensione storica del nostro rapporto e devono smettere di condizionare l’attualità, le potenzialità per l’Italia e l’Eritrea sono enormi e tutte di reciproco vantaggio”, ha spiegato Pistelli, il quale ha anche sottolineato che in questa parte della regione “originano molti dei problemi di sicurezza e migratori che si manifestano poi da noi” e che “l’Italia è pronta a mostrare una disponibilità nuova, che saprà certamente attivare quella fiducia reciproca che è mancata tra di noi da tanti, troppi decenni ormai”.

La presenza economica italiana in Eritrea si distingue essenzialmente in due categorie. La prima è composta degli operatori di antico stabilimento, le cui origini risalgono sovente al periodo coloniale: si tratta generalmente di piccole e medie imprese (Pmi); l'altra è quella composta di imprenditori di recente stabilimento, attivi soprattutto nel settore tessile, nel trading e nelle costruzioni. L'Italia è fra i principali partner commerciali del paese, rappresentando il terzo fornitore dell'Eritrea, prevalentemente nel settore dei macchinari, delle attrezzature e dei pezzi di ricambio. I rapporti con gli investitori italiani sono certamente agevolati dalla vicinanza culturale col nostro paese, visto che in Eritrea l’Italia conserva forti legami in campo culturale, con l'Istituto statale italiano omnicomprensivo di Asmara che rappresenta la più grande scuola italiana all'estero, accogliendo oltre mille studenti, di cui oltre il 95 per cento eritrei. Con quasi novemila profughi nel corso del 2013, poche centinaia in meno di quelli in fuga dalla Siria, l’Eritrea è inoltre il secondo paese di provenienza dei migranti che approdano in Italia. In questo contesto crescono le pressioni, anche europee, affinché l’Italia aumenti il proprio coinvolgimento e le proprie responsabilità nel Corno d’Africa ed in particolare aiuti l’Unione europea a costruire la sua visione politico strategica per la regione.

Per quel che concerne il Sudan, quarta tappa della missione di Pistelli, la secessione tra il Sudan ed il Sud Sudan, avvenuta nel luglio 2011, e la stabilizzazione dei rapporti tra i due paesi hanno costituito un elemento centrale in termini di politica interna, ma anche nell’ambito delle relazioni di Khartoum con gli altri stati, alcuni dei quali direttamente coinvolti nel negoziato di pace. In quest’ottica, l’agenda degli incontri del viceministro con i vertici del regime sudanese è stata focalizzata sul processo di riconciliazione nazionale, nonché sulla situazione nelle aree di conflitto, in particolare il Darfur, il Sud Kordofan e il Nilo Azzurroe, anche sotto il profilo del contributo italiano e dell’Ue alla pace, alla stabilità e allo sviluppo nel paese. I colloqui hanno riguardato anche gli sviluppi del quadro regionale, con una particolare attenzione alla crisi in Sud Sudan, con una particolare enfasi conferita al consolidamento e allo sviluppo delle relazioni bilaterali e della cooperazione economico-commerciale, considerate le notevolissime potenzialità della collaborazione tra imprese italiane e sudanesi in particolare nel settore agricolo e agro-industriale.

Un contributo cruciale nelle relazioni fra Italia e Sudan è infine offerto dalla consolidata presenza, ormai radicata nel tempo, della Cooperazione italiana. Dal 2000 ad oggi, infatti, il governo di Khartoum ha beneficiato di erogazioni a dono per un valore complessivo di circa 128 milioni di euro. Nel paese, oltre a finanziare un importante pacchetto di interventi bilaterali e multilaterali, l’Italia è stata chiamata dall’Unione europea a gestire il programma Ue di riabilitazione del settore sanitario in Sudan nord-orientale: si tratta del primo programma su fondi Ue gestito da un’ambasciata italiana in un’area tra le più povere del pianeta. Infine l’Etiopia, dove Pistelli sarà in visita domani per la quarta visita dall’inizio del suo incarico alla Farnesina, è un paese di grande interesse strategico per l’Italia in virtù dei legami storici, inclusa l’emigrazione di una consistente comunità di italiani in Etiopia a partire dagli anni ‘40. Ma, al di là delle ragioni storiche e geopolitiche che giustificano intensi rapporti bilaterali, vi è oggi un concreto interesse economico per l'Italia in Etiopia.

Il sostenuto trend positivo fatto registrare dal paese negli ultimi anni (oltre 10 per cento di crescita media del Pil dal 2004), l'apertura - seppur timida - agli investitori internazionali, il basso costo del lavoro, le dimensioni ragguardevoli del mercato (quasi 90 milioni di persone), la disponibilità di fonti energetiche nazionali, i collegamenti aerei diretti con l'Italia e, non ultimo, la presenza di una comunità italiana limitata ma ben inserita, rappresentano i punti di forza su cui costruire rapporti economico-commerciali più dinamici. L'interscambio si è intensificato negli ultimi anni: secondo i dati forniti dall’Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane (Ice), nel 2011 l'Italia è stato il primo fornitore europeo dell'Etiopia (il settimo a livello mondiale) ed il secondo cliente dopo la Germania (l’ottavo a livello mondiale), mentre nel 2012 le nostre importazioni dall’Etiopia sono cresciute di circa il 30 per cento mentre le esportazioni sono calate in modo significativo.

Alcuni grandi progetti infrastrutturali ed industriali del paese sono affidati a società italiane: è il caso della Salini, che opera da decenni in Etiopia e che è attualmente responsabile della costruzione di due dighe imponenti (Gibe III e Grand Reinassance Dam) e, prossimamente, della Danieli, incaricata di costruire un impianto siderurgico nel nord del paese. Inoltre, dagli anni ‘80, l’Etiopia è uno dei paesi prioritari nella strategia della Cooperazione italiana allo sviluppo e ha beneficiato di donazioni per circa 800 milioni di euro da parte del governo italiano, divenendo destinatario di una quota rilevante del sostegno italiano, garantito principalmente attraverso i canali bilaterale e multi-bilaterale, in seconda istanza multilaterale a promozione di Organizzazioni non governative (Ong). L’impegno italiano può essere facilmente compreso alla luce dei legami storici ed economici che legano il nostro paese all’Etiopia, nonché dall’importanza strategica dell’Etiopia nella geopolitica del Corno d’Africa, nell’ambito della quale rappresenta un importante fattore di stabilizzazione regionale. La visita di Pistelli in Etiopia fa seguito a quella del febbraio scorso, quando prese parte alla 24ma sessione ordinaria del Consiglio esecutivo dell'Unione africana (Ua), e a quella del 30 maggio 2013, quando il viceministro ha firmato il nuovo Programma paese 2013-2015 della Cooperazione italiana, con il quale sono stati previsti interventi per un ammontare complessivo di 98,9 milioni di euro 99 milioni di euro, di cui 65 milioni di euro a credito e circa 34 milioni di euro a dono. (Marco Malvestuto)