Corno d'Africa
19.06.2014 - 16:30
Analisi
 
Italia-Somalia: ambasciatore Marcelli, riapertura ambasciata testimonia “interesse italiano” per Mogadiscio
19 giu 2014 16:30 - (Agenzia Nova) - Essere fra i primi paesi a ritornare ad aprire una missione diplomatica in Somalia “testimonia il nostro interesse per quel paese, a cui siamo particolarmente legati”. È quanto affermato dal nuovo ambasciatore italiano in Somalia, Fabrizio Marcelli, in un’intervista esclusiva rilasciata a “Nova”. Marcelli, la cui nomina è stata deliberata dal Consiglio dei ministri lo scorso 14 febbraio, cui ha fatto seguito il gradimento del governo somalo, è il primo ambasciatore italiano a Mogadiscio dal 1991, anno in cui l’Italia ha cessato la sua presenza diplomatica nel paese africano. Nato a Roma nel 1961, Marcelli presenterà nei prossimi giorni le sue credenziali al presidente somalo, Hassan Sheikh Mohamoud, ultimo atto prima di iniziare formalmente la sua attività.

“Al momento opero da Nairobi, come quasi tutti i paesi che hanno rappresentanti diplomatici presso la Repubblica federale di Somalia”, ha spiegato Marcelli. “La mia prima visita a Mogadiscio dovrebbe coincidere con la presentazione delle mie lettere credenziali al presidente Hassan Sheikh Mohamoud. Attualmente disponiamo presso l’aeroporto della città di una base logistica provvisoria. Sempre nella stessa area, che è particolarmente presidiata dalle truppe dell’Unione africana e delle Nazioni Unite, dovrebbero a breve iniziare i lavori per un compound fortificato, che sarà la sede dell’ambasciata fino alla stabilizzazione del paese. I lavori per la struttura dovrebbero terminare tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo”, ha aggiunto. Secondo l’ambasciatore, “essere presenti in permanenza a Mogadiscio potrà agevolare i nostri contatti con le autorità somale e ci consentirà di seguire più da vicino i progetti cui contribuiamo direttamente o attraverso le agenzie multilaterali”.

Quanto alle ripercussioni, in campo sia politico che economico, che la riapertura dell'ambasciata italiana a Mogadiscio potrebbe avere sulle relazioni fra Italia e Somalia, il diplomatico ha parlato innanzitutto di un “valore simbolico” da considerare, mentre per quel che concerne le priorità dell’Italia per contribuire a rafforzare la stabilizzazione della Somalia e far sì che diventi uno stato moderno, Marcelli ha posto l’accento sulla necessità di tracciare un processo politico inclusivo. “L’Italia - ha sottolineato l’ambasciatore - è co-leader in due dei cinque gruppi di lavoro nei quali si articola la collaborazione della comunità internazionale con il governo somalo per il ristabilimento della pace, il conseguimento della stabilità politica ed il consolidamento delle istituzioni e la ricostruzione del paese. Si tratta in particolare del gruppo rivolto a tracciare un processo politico inclusivo e di quello dedicato ad analizzare le entrate dello stato e i servizi pubblici destinati alla popolazione”.

L’inclusione in quest’ultimo gruppo, ha proseguito l’ambasciatore, ”è dovuta al riconoscimento da parte di tutte la parti in causa dell’eccellente lavoro svolto dalla nostra cooperazione per il soddisfacimento dei bisogni basilari dei somali durante il periodo di mancanza di una struttura statale e in seguito anche durante la fase di transizione verso l’attuale governo federale”. Tra Italia e Somalia vi è anche un discorso d’integrazione economica, a partire dalle numerose proprietà italiane in Somalia che appartengono a cittadini italiani ed anche al governo italiano: un livello di relazioni così antico e consolidato che può contribuire a rendere l'Italia un paese con una maggiore capacità di comprensione delle questioni somale. “Senza dubbio il retaggio storico comune rende i rapporti fra i due paesi più semplici”, ha spiegato Marcelli.”Parte dell’attuale classe dirigente ha studiato presso università ed istituzioni in Italia oppure presso istituzioni accademiche in Somalia che godevano prima della guerra civile di un significativo sostegno dall’Italia, come l’Università nazionale di Mogadiscio. Non è raro incontrare autorità somale che parlano un italiano fluente o che, quantomeno capiscono la nostra lingua. Sono legami che intendiamo coltivare e rafforzare”, ha aggiunto.

La nomina di Marcelli è avvenuta qualche mese prima dell’annuncio da parte dell’amministrazione Usa, per voce del vice sottosegretario di Stato con delega agli Affari politici, Wendy Sherman, di riaprire la propria rappresentanza diplomatica a Mogadiscio. “Mi sembra molto importante che anche gli Stati Uniti vogliano allargare lo spettro delle loro relazioni con la Somalia, finora focalizzato sugli aspetti legati al contrasto al terrorismo. È un’apertura di credito significativa per il governo somalo che, ne sono sicuro, saprà coglierla”, ha detto l’ambasciatore Marcelli. Proprio la lotta al terrorismo resta, tuttavia, una delle priorità per facilitare il processo di sostegno alla stabilità delle istituzioni e allo stato di diritto in Somalia. Si tratta di una dimensione che si intreccia strettamente con la questione umanitaria, come di recente sottolineato dal sottosegretario generale per gli Affari umanitari delle Nazioni Unite, Valerie Amos, che ha parlato di 60 milioni di dollari necessari nei prossimi tre mesi per evitare di far precipitare nuovamente il paese in “una grave crisi umanitaria” come quella prodotta dalla carestia del 2011.

“Negli ultimi due anni le piogge sono state particolarmente deboli. A questo si aggiunge la cinica tattica degli Shabaab (il gruppo insurrezionale islamista attivo in Somalia, ndr) che impediscono l’afflusso di aiuti alimentari ai villaggi sottratti al loro controllo attaccando i convogli umanitari”, ha spiegato Marcelli. L’intenzione strumentale del gruppo filo-quaedista, ha proseguito l’ambasciatore, “è evidente: provocare l’aggravamento della crisi umanitaria per attribuirne le cause al governo somalo. Gli Shabaab hanno imparato dall’ultima carestia del 2011, quando la pessima gestione della crisi alimentare nelle aree sotto loro controllo (arrivarono addirittura ad impedire la distribuzione degli aiuti della Mezzaluna rossa) alienò le simpatie della popolazione”, ha aggiunto. Proprio gli Shabaab hanno rivendicato l’attentato condotto due settimane fa contro il parlamento di Mogadiscio, un episodio che rischia di compromettere gli sforzi delle autorità somale per la costruzione di uno stato di diritto.

“L’attacco al Parlamento non è la prima e non sarà purtroppo l’ultima delle azioni terroristiche eclatanti portate a termine in Somalia. Le autorità somale sono coscienti del rischio e non si lasceranno scoraggiare dalla minaccia terroristica”, ha proseguito Marcelli, sottolineando tuttavia che “nei miei primi contatti ho riscontrato una genuina volontà di ricostruire il paese dopo ventitre anni di lutti e distruzioni e di fondarlo sul modello federale e sugli standard democratici concordati con la comunità internazionale”. Per quanto riguarda la questione della sicurezza, secondo Marcelli resta prioritaria per l’attività della diplomazia italiana in Somalia e “sembra ancora prematuro” parlare di missioni commerciali nel paese. “Finché permarranno i problemi di sicurezza – ha puntualizzato – è meglio che le imprese italiane affidino i loro contatti sul luogo ad intermediari locali e costituiscano una rete di rapporti in remoto. Sarà importante che non appena le condizioni lo consentano, i nostri imprenditori siano i primi a riaffacciarsi in Somalia per anticipare la concorrenza. Il patrimonio di stima che l’Italia gode, soprattutto nella vecchia generazione, è un vantaggio comparativo non indifferente anche nello stabilimento di rapporti commerciali”, ha concluso l’ambasciatore. (Marco Malvestuto)