Mezzaluna
18.06.2014 - 17:55
ANALISI
 
Libia: la cattura di Abu Khattala infiamma la lotta di potere tra gruppi jihadisti in Nord Africa
18 giu 2014 17:55 - (Agenzia Nova) - Il blitz delle forze speciali statunitensi che domenica ha portato alla cattura del terrorista libico Ahmed Abu Khattala ha avuto luogo in un momento di grande caos in Libia e, nel contempo, di grande fermento all'interno dell'universo jihadista. Mentre la leadership di al Qaeda in Afghanistan rischia di perdere sempre più terreno a fronte della crescita di rami locali con un inedito grado di potere e autonomia. A protestare per la cattura del terrorista, non a caso, sono stati solo i miliziani del Fronte al Nusra libico, gruppo intenzionato a replicare nel paese nordafricano le esperienze dei jihadisti in Siria e in Iraq e che sostiene di avere proprio in Abu Khattala il proprio leader. In una nota diffusa oggi, il gruppo armato, che sostiene di avere un proprio punto di riferimento nello Stato islamico dell'Iraq e della Siria (Isis), ha minacciato ritorsioni nei confronti dei cittadini statunitensi in Libia.

“I crociati americani hanno rapito il nostro fratello Abu Khattala. Devono sapere che non fermeranno in questo modo l’Islam e che da ora in poi qualsiasi loro cittadino o interesse diventa un obiettivo legittimo per i nostri uomini”, si legge nel comunicato. "Se pensavate di colpirci con questo arresto vi sbagliavate. Continueremo a operare anche in futuro", conclude al Nusra. Si tratta, al momento, di una delle poche reazioni significative registratesi in Libia dopo la cattura del leader jihadista. Il ministro dell'Interno ad interim, Saleh Mazegh Abderrahim al Barrasi, si è limitato a criticare gli Stati Uniti sostenendo che l'operazione di domenica, resa nota soltanto nel pomeriggio di ieri, è "una palese violazione della sovranità nazionale libica". Per questo, il ministro libico ha chiesto che Abu Khattala venga processato nel proprio paese.

In ogni caso, nelle ultime ore si è parlato non poco in Libia di un possibile ruolo nel raid statunitense del generale Khalifa Haftar, protagonista di un'offensiva autonoma contro le milizie jihadiste nella regione della Cirenaica. Nella polemica è intervenuto il colonnello Mohammed al Hijazi, portavoce dell’operazione “Karama”, seondo cui Haftar non ha "nulla a che fare" con la cattura di Abu Khattala. "Le nostre forze non c'entrano nulla con la cattura di Abu Khattala, né Haftar ha trattato con gli Stati Uniti per la consegna del terrorista", ha detto Hijazi. Al momento a Bengasi è in vigore e il coprifuoco e ieri, dopo la cattura di Abu Khattala, si sono verificati scambi a fuoco tra i miliziani di Ansar al Sharia e gli uomini di Haftar. "Noi combattiamo contro il terrorismo - ha spiegato il portavoce del generale - ma questa è una questione che riguarda solo gli statunitensi".

Abu Khattala, classe 1973, è un personaggio assai discusso in Libia. Fu arrestato nel 1991 dal regime libico di Muammar Gheddafi per una rivolta scoppiata a Bengasi in quel periodo. Dal carcere della sua città fu condotto a quello di Abu Salim, di Tripoli, dove erano rinchiusi tutti i detenuti salafiti. Nel 2004 fu scarcerato nell'ambito di un'iniziativa di riconciliazione con gli estremisti islamisti intrapresa dal figlio di Gheddafi, Saif al Islam. Con lo scoppio della rivoluzione in Libia, Abu Khattala è entrato nella brigata rivoluzionaria Abu Obeidah Bin Jarrah, rimanendo anche ferito in uno scontro a fuoco con le truppe di Gheddafi nella zona Abu Hadima di Bengasi, dove aveva sede la brigata. Nel 2012 è stato coinvolto nell'omicidio del comandante delle truppe di terra dei rivoluzionari libici, il generale Abdel Fattah Younes, ucciso in circostanze misteriose dopo essere stato richiamato dal campo di battaglia a Bengasi per fare rapporto ai vertici dell'opposizione.

Il corpo di Younes è stato rinvenuto proprio nella caserma della brigata Abu Obeidah Bin Jarrah ad Abu Hadima. Dopo quell'episodio, sia Abu Khattala che quasi tutti i membri del gruppo hanno deciso di passare alle fila delle milizie jihadiste di Ansar al Sharia, d'ispirazione qaedista. Per Washington, Abu Khattala è uno dei più pericolosi jihadisti presenti in Libia. Il blitz, avvenuto dopo un mese di studi e preparazione, è stato condotto come da programma, senza perdite da parte delle forze speciali statunitensi. In realtà, gli Usa avevano già inserito in agenda la cattura del terrorista il tre ottobre del 2013, lo stesso giorno in cui è stato arrestato Abu Anas al Libi a Tripoli. Le due operazioni dovevano avvenire contemporaneamente, ma qualcosa di ignoto ha indotto Washington a modificare i propri piani. Abu Khattala in Libia non si è mai nascosto e, sin dal settembre del 2012, ha rilasciato numerose interviste televisiva. Tra le più note, quella alla statunitense "Cnn" davanti alla sede del consolato Usa di Bengasi a poche ore dall'attacco condotto da Ansar al Sharia. Al vertice di Ansar al Sharia, secondo fonti d'intelligence, Abu Khattala sarebbe stato insieme a Mohammed al Zawahi.

Tuttavia, la rivendicazione odierna dell'al Nusra libico fa pensare agli analisti di Tripoli che l'uomo possa essere col tempo diventato il punto di riferimento in Libia per lo Stato islamico dell'Iraq e della Siria. Anche questa circostanza potrebbe aver spinto gli Stati Uniti ad entrare in azione proprio in questo momento. Secondo quanto si legge sui siti internet jihadisti, Abu Khattala era stato nominato solo pochi mesi fa leader libico del gruppo al Murabitun, sorto un anno fa in Nord Africa e guidato dal terrorista algerino Mokhtar Belmokhtar, che in base a testimonianze raccolte dai media libici si sarebbe rifugiato nella città di Ubari, nel sud della Libia, dopo la fuga dal nord del Mali dovuta all'offensiva militare francese dello scorso anno. Belmokhtar, dopo il successo dell’attacco al sito gasifero algerino di In Amenas, ha unificato il suo gruppo “al Muwaqiin Bil Damm”, sorto da una scissione di al Qaeda nel Maghreb islamico, con un'altra formazione jihadista scissionista di al Qaeda nella regione, il Mujao, dando vita ad al Murabitun. Abu Khattala, che faceva già parte dell'Ansar al Sharia libico, sarebbe diventato leader della sezione libica di questa nuova formazione a causa della morte di un altro jihadista candidato a tale ruolo, Abu Bakr al Nasr, ucciso negli scontri con le truppe francesi nell’Azawad.

Al Murabitun potrebbe essere considerato uno strumento utile a Belmokhtar per superare i rivali ed ex commilitoni di al Qaeda nel Maghreb islamico come punto di riferimento del jihadismo nordafricano. Secondo gli analisti algerini, Belmokhtar ha minacciato di recente di compiere attentati in tutta l’area, comprese Algeria, Tunisia e Libia. Un tale piano, favorito dalla mancanza di controllo e sicurezza in Libia, permetterebbe ad al Murabitun di giocare in Nord Africa un ruolo speculare a quello dell'Isis in Medio Oriente. Mokhtar Belmokhtar ha in comune con il leader dell'Isis, Abu Bakr al Baghdadi, il rigetto degli ordini della leadership centrale di al Qaeda. Laddove quest'ultimo ha disobbedito all'ordine dell'emiro Ayman al Zawahiri di limitare le attività del proprio gruppo all'Iraq e di rinunciare alla fusione con i siriani di al Nusra, il jihadista algerino non ha mai digerito la decisione dei vertici di al Qaeda di puntare sul Abdelmalek Droukdel come leader di al Qaeda nel Maghreb islamico. La cattura di Abu Khattala potrebbe così avere ripercussioni di non poco conto negli equilibri di potere tra le formazioni jihadiste attive nell'area.