Mezzaluna
21.05.2014 - 18:14
ANALISI
 
Libia: Haftar prosegue operazione “Karama” e raccoglie nuove adesioni tra le tribù e nell’esercito
21 mag 2014 18:14 - (Agenzia Nova) - Nonostante gli appelli al dialogo del governo, del parlamento e degli ex membri del Consiglio nazionale di transizione, il generale Khalifa Haftar ha deciso di portare avanti l'operazione Karama ("Dignità") contro le milizie islamiste in Libia, forte anche delle nuove adesioni da parte di frange dell'esercito e di diversi leader tribali. L’avvio, alla fine della scorsa settimana, di una vasta offensiva nei confronti dei gruppi jihadisti attivi a Bengasi sta provocando un susseguirsi di comunicati da parte di milizie e reparti delle forze armate che dichiarano il proprio sostegno o la propria contrarietà all'iniziativa di Haftar. L’ultimo comunicato, in ordine temporale, è quello del comando della difesa aerea libica, che attraverso il quotidiano locale “Quryna”, ha fatto sapere di aver aderito all'azione insurrezionale di Haftar, che sabato scorso è arrivato anche ad attaccare il parlamento di Tripoli congelandone le attività.

Il capo di Stato maggiore della difesa aerea libica, il generale Jumua al Abani, ha chiesto al popolo libico di “sostenere gli uomini impegnati nell'operazione”. Anche altri reparti dell’esercito come le forze speciali hanno aderito al progetto di Haftar, così come parte della marina e la brigata della difesa aerea 509 di Bengasi. Secondo l'emittente televisiva "al Arabiya", anche i servizi segreti militari sarebbero dalla parte dei golpisti. A passare dalla parte di Haftar, nelle scorse ore, sono stati anche il ministero dell'Interno e l'aeronautica militare.

Sin dall’avvio dell'offensiva, Haftar ha trovato il sostegno delle tribù di Agedabia, in Cirenaica, e di Zintan, a sud-ovest di Tripoli. Non mancano, tuttavia, ufficiali dell'esercito dichiaratisi fortemente contrari all'operazione: è il caso del generale Abdel Salam al Salihin, che ha fatto appello alle milizie islamiste affinché difendano Tripoli dagli uomini di Haftar. Il generale golpista ha fatto sapere attraverso i media di voler proseguire nella sua battaglia prendendo di mira non solo Ansar al Sharia, il gruppo jihadista che nel settembre del 2012 si era reso responsabile a Bengasi dell'assassinio dell'ambasciatore Usa in Libia Chris Stevens, ma anche le milizie vicine a movimenti islamisti quali i Fratelli musulmani.

Sul fronte politico, il partito dell'Alleanza delle forze nazionali dell'ex premier Mahmoud Jibril, di tendenza liberale, ha annunciato la sua adesione all'operazione Karama. In un comunicato diffuso alla stampa libica, l'Alleanza chiede però che "le forze militari che partecipano all'operazioni" giurino nuovemente di "non entrare mai nella vita politica del paese e di difendere il percorso democratico intrapreso dai libici". La forza politica, su posizioni agli antipodi rispetto ai gruppi legati ai Fratelli musulmani, condanna quindi "gli attacchi terroristici compiuti in questo periodo contro l'esercito e la polizia, atti che tendono a indebolire il paese mettendolo al servizio di interessi poco chiari". L'Alleanza delle forze nazionali sostiene inoltre l'iniziativa condotta dall'attuale governo di mandare in ferie il Congresso nazionale libico fino all'elezione del nuovo parlamento. Subito dopo la diffusione del comunicato, hanno annunciato la loro propria adesione all'iniziativa di Haftar le tribù Tarhuna e Warshafana di Tripoli.

Hanno assunto invece un atteggiamento prudente quelli che erano considerati i principali nemici del piano di Haftar. Le milizie della città di Misurata, considerate tra i più forti gruppi armati vicini ai Fratelli musulmani e ai gruppi islamisti, hanno annunciato di essere contrari "al tentativo di golpe portato avanti dal generale Haftar" ma di non voler entrare a Tripoli per difendere le istituzioni, come richiesto ieri dal presidente ad interim Nouri Abu Sahimin. Secondo quanto riferito da una fonte all'emittente televisiva "Libya al Hurra", le milizie di Misurata si sarebbero invece proposte di mediare tra le parti per evitare di scontrarsi con le brigate al Saiq e al Qaaqa, forze armate provenienti da Zintan che hanno invece aderito al piano "Karama".

Forte della fiducia ottenuta tra i militari, il generale golpista sembra ora cercare di seguire le orme del collega egiziano Abdel Fattah al Sisi, preparando il terreno per la "discesa in campo". Il generale in congedo Haftar non esclude infatti di candidarsi in futuro per la presidenza della Libia. Intervistato dal quotidiano arabo "Asharq al Awsat", l'ufficiale golpista ha spiegato che "al momento è presto per parlare di presidenza". "Non è ciò a cui punto, ma se il popolo dovesse chiedermelo potrei candidarmi alle prossime elezioni presidenziali", ha aggiunto il protagonista indiscusso degli ultimi sviluppi dello scenario libico.

L'operazione ""avviata alla fine della scorsa settimana contro le milizie islamiste di Bengasi "è stata pianificata per oltre due anni", ha precisato Haftar, ricordando come l'obiettivo sia quello di "liberare la Libia dai gruppi estremisti e dai Fratelli musulmani". Così come già avvenuto nel vicino Egitto anche in Libia Haftar ha promesso che "farò arrestare i leader del Congresso nazionale e dei Fratelli musulmani e li farò processare da un tribunale per crimini contro il popolo libico", ha promesso infine il generale. Sin dall'inizio, i media libici hanno accusato i militari egiziani di sostenere l'operazione militare avviata da Haftar. Il Cairo, secondo gli osservatori di Tripoli, avrebbe infatti il timore che la Libia possa finire sotto il controllo dei Fratelli musulmani, in particolare dopo l'elezione a primo ministro di Ahmed Maiteeq, candidato sostenuto dalla Fratellanza. (h.b.)