Mezzaluna
07.05.2014 - 17:16
Analisi
 
Arabia Saudita: ministero Interno, sgominata prima cellula terroristica legata all'Isis con 62 arresti
7 mag 2014 17:16 - (Agenzia Nova) - La cellula terroristica sgominata ieri dalle autorità di Riad è la prima ad essere scoperta in Arabia Saudita con collegamenti diretti alle milizie qaediste dello Stato islamico dell'Iraq e della Siria (Isis). Ad annunciarlo è stato il ministero dell’Interno saudita in riferimento all’arresto di 62 persone avvenuto di recente con l’accusa di terrorismo. Secondo quanto riferisce il ministero di Riad, le persone fermate sono accusate di aver tentato di rifondare la cellula saudita di al Qaeda, pianificato attacchi contro obiettivi istituzionali e stranieri nel paese e aiutato le mogli dei miliziani a lasciare il paese.

Il portavoce del regno saudita, il generale Mansur al Turki, ha spiegato che tra le persone fermate ci sono tre stranieri residenti nel paese (un palestinese, uno yemenita e un pachistano). Tutti gli altri arrestati sono di origine saudita e almeno 35 tra questi avrebbero già scontato pene per reati legati al terrorismo. Al fine di ricostruire la cellula di al Qaeda in Arabia Saudita, gli arrestati erano impegnati in attività di contrabbando di armi e persone dal confine con lo Yemen, dove si trova uno dei più importanti e pericolosi bracci dell'organizzazione terroristica, al Qaeda nella Penisola arabica (Aqap). Le indagini sono iniziate dopo che, nei giorni scorsi, le guardie di frontiera yemenite avevano tentato di trasferire due donne saudite e tre bambini dall’Arabia Saudita allo Yemen.

Secondo Turki, "la cellula sgominata dava molta importanza all'invio di persone e armi in Yemen. Una delle sue priorità era quella di permettere una via di fuga alle donne saudite attraverso il confine meridionale. E' così che ha aiutato a fuggire le mogli di molti terroristi come Rawa Baghdadi e Rima al Jarish. Di recente abbiamo poi fermato altre due donne che tentavano la fuga assieme ai propri figli". Le persone arrestate sono state trovate in possesso di armi, computer e ordigni, oltre che di telefonini da usare come detonatori per far esplodere ordigni a distanza. Avevano anche apparecchiature per falsificare documenti di identità e un canale di finanziamento che si sviluppava attraverso raccolte fondi via internet.

La maggior parte del denaro accumulato era stato nascosto all'interno di un'abitazione, mentre molte delle armi acquistate con quei fondi erano state inviate in Yemen prima del blitz delle forze dell'ordine saudite. Il gruppo era riuscito a riunire un gran numero di seguaci tramite Facebook ed era presente sul web attraverso diversi siti internet. Aveva, secondo la ricostruzione delle autorità di Riad, diverse basi in Yemen, ma soprattutto forti legami con le milizie qaediste dell'Isis in Siria. L'obiettivo era quello di creare il caos anche in Arabia Saudita attraverso una campagna di omicidi mirati. La novità rispetto al passato è che questa volta la cellula terroristica aveva deciso, per motivi di sicurezza, di utilizzare le donne come tramite per il reclutamento di giovani da inviare all'estero per il Jihad.

L'emittente televisiva "al Arabiya" ha poi rivelato che a guidare la cellula sarebbe stato un cittadino saudita residente nella città di Abha. Si tratta di un nuovo capo di al Qaeda il cui nome non è noto al pubblico. Secondo l'esperto saudita di anti-terrorismo Fares Bin Hazem, "è normale che l'Isis aveva come obiettivo quello di arrivare in Arabia Saudita, considerato il fatto che in Siria lo Stato islamico conta tra le sue fila centinaia di sauditi. L'obiettivo prioritario dell'Isis non è salvare il popolo siriano o far cadere il regime di Bashar al Assad, ma allargarsi a tutta la regione per istituire uno Stato islamico. Sono cose che si evincono dagli stessi discorsi e comunicati del gruppo. Leggendo i messaggi dei sauditi presenti tra le fila dell'Isis, spesso pubblicati su Facebook o Twitter, ricorre sempre il tema del ritorno in Arabia Saudita per condurre anche in patria attività jihadiste".

Per quanto riguarda il materiale sequestrato, composto in buona parte da fucili di precisione e computer, secondo Hazem "al Qaeda sa non di poter più agire come in passato e di non poter più compiere attentati di grossa portata in Arabia Saudita. L'unica possibilità, adesso, è quella di compiere omicidi mirati e fare propaganda sul web. E' evidente che nel mirino ci fossero personalità politiche, religiose e imprenditoriali del paese". Secondo un altro esperto saudita di terrorismo, Jaser al Jaser, "l'Isis riesce molto bene nella propaganda, soprattutto in Kuwait e in Arabia Saudita, attraverso Twitter".

Le autorità di Riad hanno ammesso infine che l'operazione che ha portato alla scoperta della cellula terroristica è stata possibile solo grazie "all'aiuto dei cittadini, i quali hanno informato le forze dell'ordine sui movimenti dei sospettati. A differenza del passato, le forze di polizia di Riad hanno trovato ampio sostegno da parte di quegli stessi cittadini che una volta avevano invece paura di collaborare nella lotta al terrorismo". (h.b.)