Mezzaluna
16.04.2014 - 18:27
Analisi
 
Israele-Anp: nuove difficoltà su riapertura colloqui di pace dopo l'attentato di Hebron
16 apr 2014 18:27 - (Agenzia Nova) - Dovevano incontrarsi questa sera i capo negoziatori di Israele e Anp, Tzipi Livni e Saeb Erekat, nel tentativo di estendere i colloqui di pace oltre la scadenza ultima del 29 aprile ma la riunione, su richiesta degli Stati Uniti, è stata rimandata per due motivi: il primo è l'inopportunità di sedersi al tavolo delle trattative nel giorno in cui si celebrano i funerali del commissario di polizia israeliano, Baruch Mizrahi, ucciso lunedì a Hebron, in Cisgiordania; il secondo è consentire all’inviato speciale Usa, Martin Indyk, di potervi prendere parte. Intanto, mentre si cerca di mantenere aperta quella via di dialogo che, con l’acuirsi della violenza, rischia di essere cancellata, a Gerusalemme sale la tensione dopo l’attentato di Hebron. Questa mattina, decine di palestinesi sono rimasti feriti durante gli scontri con le forze di sicurezza israeliane sulla Spianata delle Moschee, chiamata dagli ebrei Monte del Tempio. Due poliziotti sono rimasti feriti leggermente mentre il sito è stato chiuso al pubblico.

I colloqui di pace tra Israele e Anp, iniziati a luglio scorso con la mediazione del segretario di Stato Usa, John Kerry, si sono arenati nelle ultime settimane dopo che Israele ha rifiutato di rilasciare l’ultima tranche di prigionieri palestinesi e l’Anp ha firmato 15 convenzioni internazionali in qualità di Stato della Palestina. Il presidente dell’Anp, Mahmoud Abbas, aveva promesso alla Casa Bianca di evitare di rivolgersi alle Nazioni Unite prima del 29 aprile prossimo. Tuttavia, il leader palestinese ha spiegato di aver richiesto l’adesione alle convenzioni internazionali in risposta al mancato rilascio, da parte di Israele, della quarta e ultima tranche di 26 prigionieri palestinesi stabilita a seguito dell’accordo dello scorso luglio sulla ripresa dei negoziati.

La decisione di Ramallah, oltre ad aver aperto la crisi dei colloqui di pace, ha rischiato di avere serie conseguenze sugli equilibri politici israeliani. A Tel Aviv, infatti, i malumori per l’andamento de negoziati sono stati manifestati non solo dalle forze politiche dell’opposizione, ma anche dalle formazioni centriste all’interno della maggioranza governativa. Il leader del Partito laburista israeliano, Isaac Herzog, aveva invitato Hatnua e Yesh Atid, forze guidate rispettivamente dal ministro della Giustizia Tzipi Livni (capo delle squadra negoziale nei colloqui con l’Anp) e da quello delle Finanze Yair Lapid, a uscire dalla maggioranza e formare una coalizione di centro-sinistra con i laburisti.

Stessa richiesta era giunta dal ministro dell'Economia israeliano, Naftali Bennett, che aveva minacciato di ritirare il suo partito legato alla destra religiosa, Bayit Hayehudi, dalla coalizione governativa, qualora l'esecutivo non avesse deciso di approvare un accordo per prorogare i negoziati di pace con l’Anp che includesse il rilascio dei prigionieri arabo-israeliani. Oggi, la portavoce del dipartimento Usa, Jen Psaki, ha invitato israeliani e palestinesi a mantenere la calma ed “evitare qualsiasi azione che possa generare tensioni” dopo l’omicidio avvenuto ieri ad Hebron del commissario di polizia israeliano, Baruch Mizrahi, ucciso a colpi di kalashnikov. Nell’agguato subito dalla vittima sono rimasti feriti anche la moglie e uno dei due figli. L'omicidio di Mizrahi, sembra essere stato ben pianificato, riferisce il quotidiano “Haaretz”.

La tempistica non pare casuale: “E' probabile sia stato progettato per ottenere massima copertura mediatica – spiega il quotidiano israeliano – proprio alla vigilia della Pasqua ebraica”. Anche il luogo, il posto di blocco di Tarkumiyeh, sembra essere stato scelto con attenzione. “ Le cellule terroristiche palestinesi – chiarisce “Haaretz” –conoscono i posti di blocco o le stazioni di polizia più deboli, dai quali hanno maggiori probabilità di poter fuggire dopo aver aperto il fuoco, prima che una pattuglia arrivi in risposta a una richiesta d’aiuto”. Nessuna organizzazione ha rivendicato finora la responsabilità dell'omicidio, ma ieri Hamas e la Jihad islamica avevano definito l'attentato come "naturale risposta ai crimini di Israele".

Eppure, secondo “Haaretz” “l’omicidio di Mizrahi sembra riflettere la politica di Hamas, il cui obiettivo è quello di tenere alta la tensione in Cisgiordania, sotto il controllo dell’Autorità palestinese. “Ciò che accomuna l'omicidio di Mizrahi ai precedenti attacchi del movimento islamico – spiega il quotidiano israeliano - è la mancanza di preavviso da parte dell’organo d’intelligence israeliana, lo Shin Bet. E il fatto che vi sia stretta sorveglianza sia da parte dello Shin Bet sia da parte delle Forze di difesa israeliane (Idf), consolida l’idea che l’attacco di ieri sia stato organizzato da un attentatore indipendente, piuttosto che da un’organizzazione strutturata, più facile da monitorare e individuare”.

L’Idf, dopo lunedì, ha aumentato la sua presenza nella zona di Hebron, anche in vista dell’arrivo di decine di migliaia di cittadini ebrei in occasione della settimana di Pasqua. Fino a questo pomeriggio, nessuna parola di “condanna” all’attentato in Cisgiordania è giunto da parte dell’Autorità palestinese e il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha manifestato tutto il suo dissenso in proposito. “L’omicidio di Mizrahi è il risultato dell’incitamento dell’Autorità palestinese a non riconoscere lo stato d’Israele – ha detto Netanyahu – e ed è per questo motivo che l’Anp non ha ancora condannato questo atto riprovevole”.

Intanto, il presidente dell’Anp, Mahmoud Abbas, tenterà ancora la strada della riconciliazione con Hamas. Nei prossimi giorni, una delegazione di Fatah è attesa nella Striscia di Gaza, governata dal movimento estremista, per discutere se e come procedere per ricucire la spaccatura tra le parti e restituire ai palestinesi almeno una parvenza di unità.