Corno d'Africa
17.04.2014 - 17:02
ANALISI
 
Etiopia: il ruolo limitato del settore privato frena il “boom” economico di Addis Abeba
17 apr 2014 17:02 - (Agenzia Nova) - Nella sua relazione annuale sull’economia dell’Etiopia presentata alla stampa questa settimana, il rappresentante del Fondo monetario internazionale (Fmi) ad Addis Abeba, Jan Mikkelsen, ha esortato il governo etiope a sostenere maggiormente il settore privato, il cui impatto sull’economia si è andato progressivamente riducendo negli ultimi quattro anni, al contrario di quello pubblico, cresciuto nello stesso periodo in maniera impetuosa, fino a rappresentare – secondo i dati diffusi dalla Banca mondiale – la terza percentuale più alta al mondo per un singolo stato. Si tratta di un dato sproporzionato se si considera che il tasso di investimenti privati nel paese è fra i sei più bassi registrati fra tutte le economie del mondo. In particolare, il rapporto individua nelle telecomunicazioni, nel commercio e nel settore bancario i settori chiave per gli investitori privati.

“Aprire l’economia al settore privato potrebbe portare benefici sia in termini di produzione che di accesso ai finanziamenti”, ha detto Mikkelsen commentando i risultati del rapporto. “Aprire gradualmente al privato in settori chiave quali le telecomunicazioni, il commercio e la finanza potrebbe attrarre nuovi investimenti e migliorare l'efficienza e la fornitura di servizi”, ha aggiunto il rappresentante del Fondo. In molti casi le organizzazioni internazionali hanno chiesto al governo di privatizzare la compagnia telefonica nazionale e di aprire il settore bancario agli investitori stranieri, ma altrettanto spesso il governo di Addis Abeba ha ribadito il suo forte dissenso. Il Fondo ha inoltre evidenziato come il settore privato abbia sofferto per la mancanza di finanziamenti. Anche se il paese ha registrato una significativa crescita economica, il volume delle esportazioni è stato deludente, avendo fatto registrare una significativa diminuzione rispetto al triennio precedente e anche durante i primi sei mesi del nuovo anno fiscale il settore non ha soddisfatto le aspettative, a causa soprattutto di una performance negativa del settore manifatturiero.

Le raccomandazioni del Fondo, specie per quanto concerne lo scarso apporto dell’iniziativa privata nell’economia etiope, sono sostanzialmente in linea con quanto emerge dal Sace Risk Index 2013, secondo cui il modello di crescita economica previsto nel documento programmatico del governo “Growth and Transformation Plan 2010-15” ostacolerebbe lo sviluppo del settore privato nel paese; anche il sistema bancario continua a mancare di competitività, a causa della centralità dell’azione statale e della concentrazione dei depositi. Le misure restrittive di politica monetaria e le recenti regole più stringenti nella supervisione del sistema delle imposte, inoltre, hanno ridotto la liquidità. Per quanto concerne il contesto operativo, lo stesso rapporto mette in luce le diverse inefficienze che gravano su di un sistema normativo e burocratico in cui la corruzione è percepita come significativa. Il governo – conclude il rapporto – è tuttavia impegnato a garantire maggiore apertura agli investimenti esteri, tramite la rimozione di diverse norme discriminatorie e la semplificazione delle procedure amministrative, con la creazione della Ethiopian Investment Agency come punto di riferimento per gli operatori esteri nel paese.

Alla luce di tutto questo, potrebbe sembrare contraddittorio come - pur in presenza degli ostacoli elencati - l’economia etiope sia cresciuta dell’8,5 per cento nel 2012 e sia prevista una sua crescita ad un ritmo medio del 7,2 per cento nel periodo 2013-2018. In realtà, ciò è dovuto in primo luogo ad un’effervescenza imprenditoriale favorita da un mix di investimenti e stabilità politica che ha fatto volare il Pil con un rialzo medio superiore al dieci per cento nell’ultima decade. Tra i settori trainanti dell’economia etiope, da segnalare in particolare quello delle infrastrutture e dei trasporti. “Sono da lodare i grandi sforzi del governo per migliorare il settore delle infrastrutture in tutto il paese. Senza dubbio gli investimenti pubblici nelle infrastrutture energetiche, come nel caso del mega progetto della diga ‘Grand Renaissance’, e dei trasporti, come per la ferrovia Addis Abeba-Gibuti, sono fondamentali per sostenere la crescita economica in Etiopia”, ha concluso Mikkelsen nel presentare la relazione dell’Fmi.

Il già citato “Growth and Transformation Plan” ha fissato numeri ambiziosi per gli impianti nazionali: una rete ferroviaria di 2.034 chilometri e una metropolitana leggera da 34 chilometri per Addis Abeba, oltre al ben noto progetto per la realizzazione di una linea da 736 chilometri che collegherà la capitale a Gibuti, funzionale allo smaltimento di un traffico che intasa le vie d’accesso alla metropoli e i cui costi saranno coperti per il 70 per cento da un prestito di 2,3 miliardi di dollari erogato dall’istituto di credito cinese Exim Bank. In questo contesto appare strategico l’accordo siglato, sempre in ambito infrastrutturale, dalla società di costruzione di treni cinese Cnr Corporation con le autorità etiopi per la fornitura di 41 tram resistenti ai raggi solari da impiegare ad Addis Abeba, dove l'altitudine è di 2.400 metri e il tasso di emissione di raggi ultravioletti è particolarmente elevato. I tram, che potranno viaggiare ad una velocità massima di 70 chilometri all'ora, sono stati progettati in modo da essere resistenti ai raggi del sole grazie alla loro particolare struttura fatta di fibra di vetro, gomma e vernici speciali. Cnr consegnerà il suo primo lotto di vetture tranviarie in Etiopia entro la fine del 2014. (Marco Malvestuto)