Mezzaluna
09.04.2014 - 17:12
Analisi
 
Terrorismo: Iraq, l'Isis riapre la diga sull’Eufrate, scongiurata siccità per zone sciite
9 apr 2014 17:12 - (Agenzia Nova) - Le milizie qaediste dello Stato islamico dell'Iraq e della Siria (Isis) non potranno dare attuazione al progetto di chiudere a tempo indefinito la diga di al Numan sull'Eufrate, nei pressi di Fallujah, per provocare un disastro umanitario nel paese impedendo che l'acqua deflusica verso le zone a maggioranza sciita di Karbala, Najaf, Babel, al Diwaniya e al Muthanna. Una minaccia circolata con insistenza negli ultimi giorni, dopo che la diga era finita sotto il controllo del gruppo, impegnato dall'inizio dell'anno in una vasta offensiva nella provincia sunnita di al Anbar. L'Isis ha fatto sapere di aver rinunciato volontariamente all'operazione, ma l'esercito di Baghdad sostiene di aver messo in fuga i terroristi con un blitz nell'area.

Ancora diversa è invece la versione del Consiglio dei figli dell'Iraq, gruppo sunnita filo-governativo. Il presidente, Mohammed al Hays, ha affermato che "è vero sono stati gli stessi miliziani dell'Isis a decidere di di riaprire le paratie della diga di al Numan, facendo riaffluire l'acqua nel fiume Eufrate. Ma è altrettanto vero che sono stati costretti a farlo perché rischiavano di finire tutti annegati". ma perché costretti da un evento da loro non previsto che avrebbe finito per farli morire tutti annegati". Gli uomini di al Qaeda avevano occupato due giorni fa la zona e chiuso effettivamente la diga, impedendo così che l'acqua defluisse verso sud. "Quello che non avevano calcolato - secondo al Hays - è che l'acqua ha iniziato avrebbe iniziato a straripare allagando i villaggi intorno a Fallujah".

"Effettivamente - ha proseguito il leader del Consiglio dei figli dell'Iraq - le forze armate irachene sono poi intervenute per liberare la diga dall'occupazione dei terroristi, sostenuti proprio dalle nostre milizie. Guidati dal comandante locale delle forze di terra dell'esercito, Ali Ghaydan, abbiamo circondato i miliziani. A spingerli però alla ritirata è stato il repentino innalzamento del livello delle acque, che avrebbe finito per inondare i villaggi attorno a Fallujah, compresi quelli controllati dall'Isis. Se avessero continuato a occupare la diga e a tenerla chiusa sarebbero rimasti circondati due volte: prima dalle forze dell'esercito, poi dall'acqua. Per questo hanno pensato che fosse meglio ritirarsi e riaprire la diga".

Al Hays ha inoltre ricordato come il premier iracheno, Nouri al Maliki, abbia affermato che nel caso in cui il piano dei qaedisti avesse trovato attuazione, l'esercito avrebbe "colpito i terroristi e i baathisti con il massimo della forza". Su questa vicenda ieri era intervenuto in effetti con forza il governo iracheno, annunciando che le forze armate irachene si sarebbero preparate a colpire i terroristi nell'area di Fallujah che "minacciano di bloccare il corso del fiume Eufrate". Dichiarazioni che erano state rilasciate dal premier Maliki in persona al quotidiano arabo "al Sharq al Awsat". Secondo al Hayas "il vero problema è che ci troviamo di fronte a un salto di qualità nelle minacce dei terroristi, i quali ora sono in grado di assumere il controllo di obiettivi strategici del paese e di colpire le sue zone vitali".

Questa azione, ha inoltre sottolineato il leader tribale sunnita, "non fa che acuire lo scontro inter-confessionale in corso nel paese, dal momento che l'obiettivo dell'Isis era la popolazione sciita". L'annuncio della riapertura delle quattro paratie della diga di Fallujah è stato dato quest'oggi dal ministro delle Risorse idriche di Baghdad, Mohammad al Saadi: in una nota diffusa alla stampa, Il ministro ha espresso preoccupazione per il "pericolo che i miliziani possano chiudere di nuovo la diga. Se avessero manomesso la struttura, le conseguenze sarebbero state disastrose e avrebbero inciso negativamente sull'economia del paese, in particolare nelle province del sud paese". Nel fronte politico sunnita, il presidente del parlamento iracheno, Osama al Najafi, aveva condannato duramente la decisione dell'Isis di deviare il corso dell'Eufrate.

“Invito la popolazione a resistere e rispondere contro ogni atto criminale volto a minare l’unità e stabilità del nostro popolo”, aveva dichiarato a “Nova” Najafi. Alcune aree della regione di Anbar sono rimaste allagate e “molti terreni sono stati danneggiati - hanno raccontato i cittadini della provincia - e le perdite per agricoltori e coltivatori sono ingenti". (h.b.)