Mezzaluna
02.04.2014 - 18:06
ANALISI
 
Siria: leader Coalizione nazionale Jarba in visita a Latakia, roccaforte del regime
2 apr 2014 18:06 - (Agenzia Nova) - Il leader della Coalizione nazionale siriana, Ahmed Jarba, ha compiuto ieri una visita a sorpresa nella provincia di Latakia, roccaforte alawita nella zona costiera nord-occidentale della Siria, dove da giorni è in corso una vasta offensiva delle milizie ribelli. L’emittente satellitare emiratina “al Arabiya” ha mostrato le immagini della visita di Jerba sul fronte. In particolare, il leader della Coalizione ha visitato i monti dei Turcomanni, che da mesi ospitano unità delle forze ribelli impegnate a liberare un passaggio verso la costa. Nelle immagini diffuse dall’opposizione siriana, Jarba viene ripreso mentre discute con comandanti ribelli e visita alcune abitazioni dell'area.

Le immagini hanno un forte significato simbolico. Si tratta, a ben vedere, di una sfida aperta al presidente Bashar al Assad. La provincia di Latakia è un'area di importanza strategica fondamentale per la tenuta del regime. Da un lato, perché si tratta di una zona contigua a Tartus, sede dell’importante base navale russa sul Mediterraneo (una delle principali ragioni del sostegno politico, economico e militare del Cremlino nei confronti di Damasco). Dall’altro, perché a Latakia resta il nocciolo duro della comunità alawita, la stessa di cui è espressione la famiglia Assad.

Non a caso, negli ultimi mesi di conflitto, molte operazioni sono state condotte dalle forze del regime per eliminare qualsiasi sacca di resistenza sunnita all’interno della provincia e per proteggerne i confini settentrionali e orientali. Nel caso in cui la situazione per il regime dovesse precipitare nel resto del paese – ipotesi al momento remota, ma fino a qualche tempo fa ancora fondata – Assad potrebbe cercare di fare di Latakia il proprio “rifugio ultimo”. Al punto che la strategia militare utilizzata da Damasco negli ultimi due anni sembra aver avuto come primo obiettivo quello di liberare le vie di comunicazione tra Damasco e la zona costiera del paese, passando per le aree di confine con il Libano.

Con la visita di Jarba, l’opposizione ha inoltre voluto rispondere alla notizia, diffusa dall'emittente televisiva di Stato, secondo cui le truppe di Damasco avrebbero riconquistato l’Osservatorio 45, punto strategico sui monti intorno a Latakia. Da quando sono falliti i colloqui a Ginevra ed è saltata qualsiasi ipotesi di soluzione politica per la crisi siriana a stretto giro di posta, sia Damasco che l'opposizione hanno deciso di puntare tutte le loro carte sul piano militare. A muoversi per primo è stato Assad che, contestualmente al fallimento della Conferenza di Ginevra 2, ha rafforzato l'offensiva militare già in corso per la riconquista dei monti Qalamoun, lungo il confine con il Libano, in modo da tagliare una delle principali vie di rifornimento alle milizie rivali e bloccare possibili avanzate ribelli verso la capitale.

Per tutta risposta, l'opposizione ha puntato al cuore del regime, conquistando in pochi giorni l'unico valico di frontiera tra la provincia di Latakia e la Turchia, quello di Kassab. Proprio da lì è partita l'offensiva sul resto della provincia, condotta da un eterogenea coalizione di milizie tra cui i qaedisti del Fronte al Nusra. Sono circa 4 mila i combattenti dell’opposizione armata che prendono parte in questi giorni ai combattimenti, noti in Siria come “la battaglia del litorale”. A fare la stima sul numero dei combattenti dell’opposizione è stato ieri il consigliere del governo ombra dell’opposizione Mohemmed Sarmini, in questi giorni a Kassab.

Nonostante i successi di questi ultimi giorni, restano le difficoltà interne al fronte dei ribelli. Mentre una grossa parte delle milizie dell'opposizione è impegnata a combattere a Latakia, infatti, in zone contigue del paese continuano a registrarsi scontri tra i qaedisti dello Stato islamico dell'Iraq e della Siria (Isis) e le altre formazioni ribelli. Almeno una sessantina di combattenti sono stati uccisi nelle ultime 48 ore nel corso dei combattimenti per il controllo della cittadina di Markada, nella zona orientale del paese.

Per oggi è previsto un vertice a Istanbul, in Turchia, nel quartier generale della Coalizione nazionale dell'opposizione. Secondo quanto ha reso noto il segretario generale dell'organizzazione, Badr Jamus, il summit andrà avanti per due giorni: il primo giorno sarà dedicato a una valutazione delle posizioni internazionali circa la conferenza di Ginevra e l'intero processo dei negoziati con il regime di Damasco; il secondo sarà dedicato a "una valutazione del secondo round di trattative svolte a Ginevra e alle discussioni sugli orizzonti futuri di una soluzione politica" del conflitto siriano. Intanto, sul fronte degli aiuti ai profughi siriani all’estero, gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato lo stanziamento di 110 milioni di dollari in favore dei rifugiati siriani.

Il ministro della Federazione per lo Sviluppo e la Cooperazione, Lubna al-Qassimi, ha spiegato che la donazione rientra nel quadro di un contributo da 360 milioni di dollari promessi dal paese in sede Onu. In totale, sono circa 2,5 milioni i siriani che hanno lasciato il proprio paese a causa del conflitto scoppiato nel marzo 2011, mentre gli sfollati all'interno della Siria sono circa 6,5 milioni. In tre anni, il conflitto ha ucciso circa 150 mila persone, un terzo dei quali civili. (h.b.)