Mezzaluna
26.02.2014 - 18:58
ANALISI
 
Libia: seggi per elezione Costituente restano chiusi nell'est e nel sud, Zidan chiede aiuto alla comunità internazionale
26 feb 2014 18:58 - (Agenzia Nova) - Nella giornata nella quale era previsto il secondo turno delle elezioni per l’Assemblea costituente libica, mercoledì 26, molti seggi sono rimasti chiusi nel sud e nell’est del paese a causa della mancanza di sicurezza. Alla luce della situazione in cui versa il paese, il premier libico, Ali Zidan, ha chiesto un intervento della comunità internazionale per aiutare le autorità a disarmare le milizie e la popolazione locale, dopo che le Nazioni Unite avevano espresso preoccupazione per le violenze registrate nel paese. In particolare, Zidan ha chiesto un intervento per aiutare il governo a ricostruire il proprio esercito e la polizia nazionale e ha lanciato un appello alle forze armate libiche affinché si uniscano nel contrasto all'illegalità.

Si è dunque risolta con un nuovo fallimento l'organizzazione delle elezioni per l'Assemblea costituente. A Derna, nell'est del paese, gli elettori non hanno potuto ancora recarsi alle urne neanche stavolta, dopo che la settimana scorsa, in occasione della prima giornata di voto, alcuni seggi in città erano stati fatti saltare in aria da gruppi armati. La Commissione elettorale di Tripoli aveva annunciato che si sarebbe votato in quei seggi che erano rimasti chiusi la scorsa settimana, quando le urne sono state aperte in tutto il resto del paese.

Una fonte della Commissione elettorale di Derna ha rivelato al sito informativo “Libya Herald” che “non sarà possibile aprire i seggi perché non sono arrivati i rinforzi di sicurezza promessi da Tripoli e, quindi, non si potrà permettere ai cittadini di recarsi alle urne”. Le autorità libiche sembrano non aver fatto nulla, nei giorni scorsi, per allestire i seggi nelle scuole locali. Il 20 febbraio scorso sono stati distrutti a Derna almeno sei seggi elettorali da attentati che si ritiene siano stati condotti dai gruppi islamisti. Sempre a Derna, ieri notte, si sono registrati attacchi a colpi di granate da parte di milizie locali contro il porto locale e l’edificio che ospita l'università. Erano 48 in tutto, nell’est e nel sud del paese, i seggi rimasti chiusi per ragioni di sicurezza che dovrebbero riaprire per completare l’iter elettorale e permettere l’elezione dei 60 membri dell’Assemblea costituente.

Si è dunque votato, in totale, in 12 seggi, distribuiti soprattutto tra le città di Ubari e Mazraq, nel sud del paese. Secondo quanto riporta l'agenzia di stampa libica "Lana", l'affluenza registrata nei seggi aperti è stata comunque molto bassa a causa dei timori della popolazione di subire ritorsioni, in particolare dalle milizie islamiste locali, le quali vogliono la nascita di uno stato islamico e non riconoscono nessuna costituzione laica per la Libia. Nella zona meridionale del paese, inoltre, le tribù Tebu avevano boicottato le elezioni a causa della mancanza di un accordo tra le minoranze tribali e il governo centrale. In questa zona, 80 seggi sono rimasti chiusi, oltre che per l'assenza di forze di sicurezza, per il mancato arrivo da Tripoli del materiale elettorale.

Sempre in quest'area del paese una centrale elettrica presente nella zona di confine è stata distrutta ieri durante uno scontro tra milizie rivali. Secondo quanto riferisce l'emittente televisiva "al Jazeera", decine di razzi sono caduti sulla centrale elettrica di al Sarir, che dista solo 90 chilometri da un giacimento di petrolio. Il ministro dell'Elettricità, Ali Mohammed al Mahriq, ha spiegato che a combattere sono da diversi giorni una milizia legata al ministero dell'Interno e un'altra connessa con quello della Difesa. Al momento il ministro Mahriq non è in grado di prevedere se le autorità siano in grado o meno di far tornare in funzione la centrale elettrica prima dell'estate, quando è previsto anche il mese del Ramadan.

Le violenze e gli scontri tra le milizie rivali nel sud della Libia, in ogni caso, non stanno accennando a placarsi, al punto che le forze armate libiche hanno annunciato che in quella parte del paese entrerà in vigore un coprifuoco notturno. "Al fine di riportare la sicurezza nelle zone meridionali del paese - si legge in una nota ripresa dall'agenzia di stampa libica "Lana" - a partire dalle 23 e fino alle 6 del mattino sarà in vigore il coprifuoco". Intanto, problemi di sicurezza continuano a registrarsi anche a Bengasi, in Cirenaica, dove si sono contati tre omicidi mirati compiuti da gruppi armati.

Sempre nella zona orientale del paese, scalpore ha destato poi l'omicidio di un gruppo di egiziani copti in città. Le salme dei sette uomini, riconsegnate alle autorità egiziane, erano state rinvenute nell’area di Geroutha, 30 chilometri a ovest di Agedabia. Un episodio che arriva peraltro in un momento di tensione nei rapporti tra la Libia e l'Egitto. Solo ieri un gruppo di autisti egiziani sono stati rilasciati dopo essere stati sequestrati dai miliziani libici a Ras Agedir. E nella giornata odierna un gruppo di cittadini libici provenienti da Tripoli e atterrati all'aeroporto del Cairo sprovvisti di visto d'ingresso sono stati rispediti indietro per ragioni di sicurezza.

Le autorità egiziane ritengono ci sia il coinvolgimento di al Qaeda dietro l'uccisione dei sette cristiani egiziani. Secondo quanto riporta il quotidiano "al Ahram", Tripoli e Il Cairo sono in costante contatto per seguire le indagini e capire che ci sia dietro l'omicidio. Dalle prime indagini sembra che un commando armato composto da miliziani dalla "barba lunga", probabilmente islamisti, abbiano assaltato l'abitazione nella quale erano si trovavano otto egiziani, uno dei quali è riuscito a fuggire. I miliziani avrebbero prima rapito i sette egiziani copti e poi li avrebbero uccisi a sangue freddo. Il gruppo di egiziani era in un villaggio della costa libica, poco fuori Bengasi, in attesa di imbarcarsi per emigrare clandestinamente verso l'Europa. (h.b.)