Mezzaluna
17.01.2014 - 09:40
 
 
ANALISI
 
Siria: i paesi donatori stanziano oltre un miliardo di dollari
17 gen 2014 09:40 - (Agenzia Nova) - Mobilitare le necessarie risorse finanziarie per consentire alle Nazioni Unite e ai suoi partner di soddisfare le esigenze umanitarie urgenti del popolo siriano. Con questo obiettivo si è tenuta il 15 gennaio scorso a Kuwait City la seconda Conferenza internazionale dei paesi donatori della Siria, ospitata per il secondo anno consecutivo dall’emiro del Kuwait, lo sceicco Sabah al Ahmed al Jaber al Sabah, e alla quale hanno partecipato i rappresentanti di 70 paesi e 24 organizzazioni non governative (Ong), oltre al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, al segretario di Stato Usa, John Kerry, e agli esponenti del Consiglio di cooperazione degli stati arabi del Golfo (Ccg), della Lega degli stati arabi (Las), dell'Organizzazione della cooperazione islamica (Oic) e dell'Unione europea (Ue). Per l’Italia era presente il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli, il quale ha annunciato che il governo italiano contribuirà con la cifra di 38 milioni di euro per alleviare l’emergenza umanitaria provocata dal conflitto in Siria.

Il contributo, che rappresenta il 70 per cento in più dell’offerta dell’anno scorso di 22 milioni di euro, fa dell’Italia il nono donatore mondiale e il terzo in Europa dopo Gran Bretagna e Germania. Al termine della conferenza sono stati raccolti più di un miliardo di dollari, anche se l'obiettivo della vigilia era quello di raccogliere 6,5 miliardi di dollari per finanziare il nuovo Piano di risposta (Sharp) e Piano di risposta regionale (Rrp), lanciati lo scorso 16 dicembre dalle agenzie umanitarie delle Nazioni Unite. I lavori sono iniziati con i cinque principali paesi donatori che hanno promesso di donare un miliardo e 164 milioni di dollari, utili per inviare aiuti urgenti alla popolazione siriana e in particolare a 9,3 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza in tutta la regione mediorientale.

Il primo a prendere la parola è stato l'emiro del Kuwait, Sabah al Ahmad al Jaber al Sabah, il quale ha annunciato che il suo paese donerà 500 milioni di dollari di aiuti alla popolazione siriana. Parlando ai rappresentanti dei paesi presenti, l’emiro ha affermato che “è necessario che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu superi le divisioni in atto per risolvere la crisi siriana concentrandosi sul dramma umanitario della sua popolazione”. Alla riunione di Kuwait City era presente anche il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, il quale nel suo discorso ha ricordato che “in Siria metà della popolazione civile ha bisogno di aiuti urgenti”. Nel corso del suo intervento, Ban ki-moon ha sottolineato che gli aiuti umanitari possono salvare delle vite umane, ma da soli non bastano per risolvere la crisi siriana.

“La Conferenza internazionale sulla Siria, che avrà inizio il prossimo 22 gennaio, mira a portare il governo siriano e l'opposizione al tavolo dei negoziati. Spero che questo possa facilitare un processo politico che favorisca l’istituzione di un governo di transizione e che ponga fine alle violenze. Tuttavia, anche in caso di esito favorevole, il conflitto ha riportato la Siria indietro di anni, se non di decenni”, ha detto Ban Ki-moon. “Alcune zone del paese - ha detto il segretario generale – possono usufruire dell’elettricità solo un'ora al giorno, molte persone non hanno accesso all’acqua potabile, la salute pubblica è in crisi e l'incubo della poliomielite - che era stata sradicata dalla regione - è tornato”.

“Qualsiasi politica di recupero non dovrà limitarsi agli aiuti umanitari, ma dovrà garantire aiuti allo sviluppo a lungo termine”, ha proseguito Ban Ki-moon, il quale si è poi detto “orgoglioso” del lavoro svolto fin qui dalle agenzie umanitarie delle Nazioni Unite e dalle Ong loro partner all'interno della Siria e nei paesi limitrofi, ringraziando inoltre il sostegno ricevuto dalla comunità internazionale, tra cui il contributo di 500 milioni di dollari annunciati dall’emiro del Kuwait. Nel confermare che le agenzie umanitarie dell’Onu hanno bisogno di 6,5 miliardi di dollari nel 2014 per sostenere gli aiuti umanitari in Siria, Ban Ki-moon ha condannato gi attacchi contro i civili nel paese.

“Sono particolarmente preoccupato del fatto che le parti in conflitto stanno usando la violenza contro donne e ragazze, per questo chiedo che si ponga immediatamente fine a questi abusi, che danneggiano le persone e mettono in pericolo il futuro della Siria”, ha aggiunto il segretario generale, il quale ha ribadito la propria ferma condanna dell’utilizzo di armi chimiche. “Questo conflitto ha conosciuto il peggior uso di armi di distruzione di massa nel ventunesimo secolo. La comunità internazionale si è unita per impedire che le armi chimiche vengano nuovamente utilizzate in Siria, ma oltre a ciò non si placano gli attacchi alle scuole, alle strutture sanitarie e alle zone residenziali”, ha detto Ban Ki-moon, sottolineando che nel paese due ospedali su cinque – quasi il 40 per cento – non funzionano più, mentre in alcune zone la metà del personale sanitario è stato costretto a fuggire proprio nel momento del bisogno.

Alla Conferenza la Commissione europea si è impegnata a stanziare ulteriori 165 milioni di euro di aiuti umanitari, come annunciato dal commissario per la Cooperazione internazionale e gli aiuti umanitari, Kristalina Georgieva. Le nuove risorse saranno destinate a settori come l’istruzione e al sostegno alle comunità che ospitano i rifugiati siriani in fuga dal conflitto. Dall’inizio della crisi la Commissione Ue ha già stanziato circa 1,1 miliardi di euro in aiuti umanitari. “Negli ultimi dodici mesi il numero di rifugiati e di sfollati interni è aumentato rispettivamente di quattro e cinque volte”, ha affermato la Georgieva. “Coloro che sono fuggiti attraverso le frontiere affrontano difficoltà estreme, nonostante la generosità dei paesi vicini, confrontati al flusso senza fine di rifugiati arrivati a oltre 2,3 milioni”, ha aggiunto il commissario Ue.

Presente alla conferenza anche l’Egitto con il ministro degli Esteri, Nabil Fahmi, il quale ha affermato che non vede alternativa “alla conferenza internazionale Ginevra 2 per uscire dalla crisi siriana”. Il capo della diplomazia egiziana ha spiegato che “il ritorno della stabilità in Siria è la condizione indispensabile per il ritorno a casa dei profughi”. Secondo il governo del Cairo, “la soluzione politica è l’unica che possa difendere l’unità nazionale in Siria”. Dopo la promessa di aiuti per 500 milioni di dollari da parte del Kuwait, l’Arabia Saudita ha fatto salire a 260 milioni di dollari la cifra da donare, mentre il Qatar ha promesso 60 milioni di dollari e l’Iraq 13. Il governo degli Emirati Arabi Uniti ha invece inviato medici e aiuti alla città di Sebha, afflitta da scontri tribali che vanno avanti da una settimana.

Il segretario di Stato Usa, John Kerry, intervenendo ai lavori di Kuwait City, ha annunciato che il suo paese stanzierà 380 milioni di dollari, facendo salire a 1,7 miliardi di dollari la cifra complessiva fornita da Washington per i profughi siriani. La Gran Bretagna ha invece promesso aiuti per 164 milioni di dollari, mentre la Svezia ne ha promessi per 35 milioni di dollari e il Lussemburgo ne ha promessi cinque. Nella giornata di martedì scorso invece le Ong riunite in Kuwait, in vista della conferenza dei paesi donatori, hanno promesso di stanziare 400 milioni di dollari. L'Italia ha stanziato finora 20,7 milioni di euro in risposta alla crisi siriana, con interventi a favore della popolazione sfollata in Siria e a sostegno dei governi dei paesi limitrofi di Giordania, Libano e Turchia che hanno accolto i profughi siriani.

La Cooperazione allo sviluppo è intervenuta sin da subito per fornire assistenza ai siriani colpiti dalla crisi, realizzando interventi per 6,64 milioni di euro nei seguenti settori: operazioni di primo soccorso; assistenza alimentare e nutrizionale; salute; interventi multi-settoriali; coordinamento umanitario; protezione e assistenza psico-sociale; agricoltura. Sempre nel contesto della crisi siriana, la Cooperazione italiana ha finora attuato interventi per 13,23 milioni di euro a sostegno dei governi dei paesi limitrofi di Giordania, Libano e Turchia, dove si registra il più alto numero di rifugiati siriani. In particolare, le iniziative hanno riguardato i settori del primo soccorso, dell’educazione e assistenza psico-sociale ai minori, dell’assistenza alimentare e tecnica, dell’igiene e della salute. (h.b.)
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..