Mezzaluna
18.12.2013 - 17:27
ANALISI
 
Siria: opposizione pensa a nuova milizia dopo sconfitta Esercito libero, Assad ne approfitta e consolida potere
18 dic 2013 17:27 - (Agenzia Nova) - La Coalizione nazionale siriana, principale alleanza dell'opposizione in Siria, sta cercando di ottenere il consenso di stati e istituzioni internazionali per la formazione di una nuova forza armata, dopo aver perso la fiducia nel generale Salim Iddris, comandante in capo del braccio armato dell'opposizione, l'Esercito siriano libero. E' quanto trapela da rapporti pubblicati dal quotidiano "al Quds al Arabi" che citando Munder Aqbiq, responsabile degli Affari della presidenza della Coalizione, afferma che l'opposizione "auspica profonde riforme interne dopo gli ultimi fallimenti che hanno subito le fazioni guidate dal generale Iddris sul fronte della battaglia principale contro i combattenti fondamentalisti islamici".

Il riferimento è alla conquista da parte dei miliziani jihadisti della sede principale dell'Esercito libero e del suo arsenale di armi di Bab al Hawa, lungo il confine con la Turchia. Da quanto si apprende, la Coalizione sta cercando di garantirsi centinaia di milioni di dollari per finanziare un piano per la costituzione di una sorta di ministero della Difesa che raggruppi tutti i ribelli che combattono contro il regime del presidente Bashar al Assad. Intanto però, secondo quanto riporta il quotidiano "Asharq al Awsat", un alto responsabile del comando dell'Esercito siriano libero si è lamentato dalla drastica interruzione delle forniture militari al suo gruppo.

Situazione, ha detto, che renderà l'Esercito siriano libero estremamente debole e vulnerabile di fronte alla crescita dell'influenza e della forza delle milizie jihadiste. Parlando con il quotidiano di proprietà saudita, ha affermato che le operazioni di fornitura militare si sono fermate in modo quasi totale da circa un mese. La fonte ha accusato alcuni stati alleati, senza nominarli, di averli abbandonati a favore di milizie islamiche. In questa fase di difficoltà dei ribelli siriani, l'ambasciatore degli Stati Uniti e inviato per la Siria, Robert Ford, ha confermato di "aver incontrato ieri i capi dell'Esercito siriano libero dell'opposizione, negando però di aver ricevuto gli esponenti del Fronte islamico". Intervistato dall'emittente televisiva "al Arabiya", il diplomatico statunitense ha spiegato che "alla riunione di ieri non hanno partecipato i rappresentanti del Fronte islamico, con loro non abbiamo avuto alcun incontro e non ci hanno spiegato il motivo della loro assenza".

Ford ha aggiunto che "incontri come questi servono a rafforzare la rappresentanza dell'opposizione moderata in vista della conferenza di Ginevra 2". Il diplomatico ha però ammesso la difficoltà di operare in una situazione di divisione dell'opposizione siriana ed ha dichiarato che "al momento non sappiamo chi gestisca l'arsenale di armi dell'opposizione di Bab al Hawa" dopo che la sede dell'Esercito libero è stata attaccata dai ribelli jihadisti del Fronte di Salvezza di al Qaeda. L'apertura di Washington ai gruppi ribelli islamici ha provocato l'immediata reazione del regime siriano. Il ministero degli Esteri di Damasco ha espresso "perplessità per la volontà del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti di avviare trattative con il Fronte islamico composto da terroristi".

In una nota diffusa dall'agenzia di stampa siriana "Sana" e dall'emittente televisiva "al Ikhbariya", fedele al regime di Bashar al Assad, si legge che "ci stupiscono le dichiarazioni del Segretario di Stato Usa, John Kerry, e del suo portavoce che di recente hanno espresso la volontà di avviare trattative con il Fronte islamico terrorista, allo scopo di inviare aiuti statunitensi per invitarli ad aderire alla Conferenza internazionale di Ginevra 2, così da avere una ampia rappresentanza di quella che chiamano opposizione siriana". Il regime di Damasco si riferisce all'incontro avuto ieri dall'ambasciatore degli Stati Uniti in Siria, John Ford, che a Damasco ha incontrato i vertici dell'Esercito siriano libero. Avrebbe dovuto incontrare anche quelli del Fronte islamico che però hanno disertato l'incontro all'ultimo momento.

Se da un lato aprono ai gruppi islamici, dall'altro gli Stati Uniti come i suoi alleati sanno di non poter dare vita subito ad un nuovo corso siriano senza Assad. I paesi occidentali avrebbero comunicato riservatamente all'opposizione siriana che la conferenza Ginevra 2 "potrebbe non portare necessariamente ad un'uscita di scena del presidente siriano". E' quanto rivelano fonti dell'opposizione siriana al quotidiano arabo "al Hayat". I leader dei ribelli siriani avrebbero ricevuto un messaggio secondo il quale le trattative di pace che si terranno il prossimo mese potrebbero non portare all'uscita di scena del presidente Assad e che la minoranza alawita del paese, alla quale appartiene lo stesso Assad, rimarrà parte essenziale di qualsiasi governo di transizione.

Secondo le stesse fonti, questo messaggio è stato comunicato a esponenti di punta della Coalizione nazionale (Cns) durante una riunione dei paesi amici della Siria tenuta la settimana scorsa a Londra. Le motivazioni date dagli occidentali a questa svolta sarebbero da attribuire alla crescente influenza di al Qaeda e delle milizie islamiste. E' proprio approfittando di questa debolezza dei ribelli che le truppe di Damasco stanno tentando di riconquistare tutta la zona di Aleppo, seconda città del paese, arrivando così alla conferenza di Ginevra 2 rafforzati. Nel quarto giorno consecutivo di attacchi sono proseguiti i raid aerei dell'aviazione siriana, in particolare contro i quartieri controllati dai ribelli. Secondo l'emittente televisiva "al Jazeera", negli attacchi di ieri si sono contati 70 morti tra cui 15 bambini. Gli attivisti siriani parlano di dramma umanitario e denunciano l'uso da parte delle truppe di Assad di barili esplosivi lanciati dagli elicotteri.

La maggior parte delle vittime si contano nel quartiere di al Shiar, nella parte orientale della città, considerato il quartiere maggiormente abitato e vivo della zona. Intanto i ribelli avanzano invece nella provincia di Damasco ed hanno conquistato ieri la zona di Maraj nei pressi di al Ghouta. Ad aiutare le truppe di Assad ci sono i miliziani del gruppo libanese di Hezbollah, bene armati dall'Iran che riesce a eludere i controlli israeliani e statunitensi grazie all'aiuto delle autorità irachene. Il regime iraniano invia infatti le sue armi alle milizie sciite libanesi tramite gli aeroporti iracheni. A rivelarlo sono fonti dell'Alleanza nazionale sciita irachena, al quotidiano kuwaitiano "al Seyassa". Secondo queste fonti "in passato la via naturale per portare le armi iraniane in Libano era la via terrestre che attraversava il territorio siriano. Ora però si teme che i container possano finire nel mirino dei caccia israeliani perché quel percorso è controllato da Israele e Stati Uniti".

Per evitare questo problema "da due mesi Teheran e Damasco hanno raggiunto un accordo per l'invio di armi a Hezbollah via terra per poi caricarli su aerei cargo commerciali in diversi aeroporti iracheni, tra cui quello internazionale di Baghdad, che atterrano a Beirut per poi finire nei depositi di Hezbollah, con la compiacenza dei settori delle autorità libanesi", hanno aggiunto le fonti.