Mezzaluna
29.11.2013 - 16:07
ANALISI
 
Siria: dopo disgelo con Usa l'Iran si riavvicina alla Turchia, si gettano le basi per riuscita di Ginevra 2
29 nov 2013 16:07 - (Agenzia Nova) - Dopo l'accordo con le grandi potenze del 5+1 sul programma nucleare iraniano di Ginevra, che ha sancito il disgelo dei rapporti tra Teheran e Washington, ora l'Iran punta a giocare un ruolo da protagonista nella regione mediorientale. Dopo l'accordo sul nucleare il prossimo passo del presidente iraniano, Hassan Rohani, sarà arrivare a una soluzione della crisi siriana durante il prossimo vertice di Ginevra 2. Per farlo, il capo dello stato iraniano ha avviato una serie di contatti con gli altri paesi della regione, interessati direttamente dal conflitto siriano, per arrivare ad un accordo.

Il primo fra questi è la Turchia che è molto vicina dal raggiungere un'intesa con l'Iran per la soluzione della crisi siriana. Secondo quanto ha rivelato una fonte diplomatica turca al quotidiano "Asharq al Awsat", “la posizione iraniana sulla crisi siriana si sta avvicinando a quella turca e i due paesi oggi sono molto più vicini di prima, anche se c'è ancora molto da lavorare per arrivare ad una posizione comune". La fonte ritiene che "i rapporti tra Turchia e Iran avranno degli sviluppi molto positivi a breve". La visita compiuta ieri a Teheran dal ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, è servita secondo il quotidiano arabo "a voltare pagina nei rapporti tra i due paesi, che sono ora a un livello di collaborazione, per arrivare ad una soluzione della crisi siriana e per annunciare insieme un appello per un cessate il fuoco in Siria".

Intanto fonti europee citate dal quotidiano di proprietà saudita prevedono un cambio deciso nella politica di Teheran nella regione. Il sovrano saudita Abdullah bin Abdul Aziz ha ricevuto ieri una telefonata dal presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, durante la quale i due capi di stato hanno rivisto le relazioni bilaterali tra i loro paesi, alla luce della situazione nella regione e delle questioni di interesse comune, in particolare dopo il riavvicinamento tra Teheran e Stati Uniti per l'accordo sul nucleare e un possibile accordo sulla Siria, che potrebbe arrivare a Ginevra il 22 gennaio prossimo.

Sempre nell'ambito dei contatti avviati in vista di Ginevra 2 e del nuovo ruolo giocato da Teheran nella regione, il presidente iraniano, Rohani, ha tenuto ieri sera un colloquio telefonico con il presidente siriano Bashar al Assad. Secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa iraniana "Irna", nel colloquio Rohani ha augurato che "la Siria riesca s configgere il terrorismo". Il capo di stato di Teheran ha inoltre ribadito la necessità di "portare la stabilità e la pace in Medio Oriente" ricordando che "tra i nostri obiettivi principali c'è il ritorno della stabilità in Siria, evitando la soluzione militare, perché l'Iran considera il terrorismo una minaccia non solo per il vostro paese ma per tutta la regione". Rohani ha infine confermato il sostegno di Teheran al regime di Damasco "sia dal punto di vista politico che umanitario".

A smuovere le diplomazie dei paesi mediorientali sono anche gli ultimi avvenimenti in Siria dove, proprio in vista della Conferenza Ginevra 2, i combattimenti diventano sempre più cruenti tra le truppe del regime e i ribelli. Nella notte un missile Scud è caduto nel centro della città di al Raqqah e ha fatto una strage, uccidendo non meno di 40 persone e ferendone altre 220: lo ha riferito il Comitato di coordinamento della città, il quale afferma che un bilancio definitivo delle vittime non è possibile al momento a causa della grande devastazione e del gran numero di persone rimaste sotto le macerie. Secondo alcuni attivisti siriani, il missile ha completamente distrutto il vecchio mercato di al Haal, un albergo e diversi edifici nel centro della città. Sempre in Siria una nuova strage è stata compiuta dalle forze governative nella cittadina di Harasna, nella provincia di Damasco, portando così a 68 il numero delle vittime dei combattimenti di ieri intorno alla capitale. Inoltre oggi le truppe di Assad hanno conquistato due villaggi considerati strategici lungo la strada che porta da Damasco a Homs.

In vista di un'intesa che porti alla fine della guerra in Siria, il premier turco, Erdogan, è atteso in visita in Qatar il 4 dicembre. Lo riferiscono i media qatarioti, secondo i quali Erdogan, nell'incontrare i membri del governo di Doha, oltre a discutere dei rapporti bilaterali tra i due paesi affronterà anche la questione della crisi siriana, alla luce della Conferenza di Ginevra 2 prevista per il 22 gennaio prossimo. Solo sabato scorso il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, aveva visitato il Qatar discutendo proprio in modo particolare della situazione in Siria.

Ankara è particolarmente preoccupata per la piega che sta prendendo la guerra in Siria, dove ampie zone del paese sono in mano ai terroristi islamici. Sono almeno 500 i cittadini turchi che combattono al momento in Siria tra le fila di al Qaeda. Lo ha annunciato il ministero dell'Interno turco citato dal quotidiano locale "Zaman" e da quello arabo "al Quds al Arabi". Il governo di Ankara ha reso noto che almeno 500 cittadini turchi hanno attraversato il confine con la Siria per unirsi agli uomini del Fronte di Salvezza e dello Stato islamico di Iraq e Siria. Si tratta di persone che hanno già seguito un addestramento nei campi di al Qaeda in Pakistan e Afghanistan. Si contano infatti 13 turchi morti tra le fila del Fronte di Salvezza e altri 75 sono deceduti di recente in Siria. La Turchia era stata accusata da alcuni paesi alleati occidentali di permettere l'attraversamento del confine con la Siria. (Hb)