Mezzaluna
06.11.2013 - 15:25
Analisi
 
Tunisia: sospeso il dialogo nazionale, si attendono le mosse dell'opposizione
Roma, 6 nov 2013 15:25 - (Agenzia Nova) - Battuta d'arresto per il dialogo tra i partiti di maggioranza e di opposizione in Tunisia, che ieri sera è stato sospeso fino a data da destinarsi a causa del mancato accordo sul nome del futuro premier del governo unitario. I due schieramenti non sono riusciti a trovare un'intesa su una personalità indipendente. Il deputato del partito islamico di governo di Ennahda, Abdel Hamid al Jalasi, che ha partecipato alla seduta del dialogo, ha accusato l'opposizione di "aver partecipato alle riunioni con l'obiettivo di farle fallire. L'opposizione non ha alcun interesse nel dialogo e per questo non ha voluto trovare un accordo sul nome del futuro premier".

Il leader dell’opposizione tunisina e del partito Neda Tunis, Caid Essebsi, ha accusato invece gli islamici di Ennahda di essere responsabili della sospensione del dialogo nazionale. Secondo quanto dichiarato a "Nova”, l’ex premier tunisino ha spiegato che “il dialogo in politica vuol dire negoziare, prendere e dare a vicenda, mentre i delegati di Ennahda sono seduti al tavolo convinti di imporci ciò che ritengono giusto. Sarebbe infatti impossibile concludere un accordo con colui che convinto di possedere la verita assoluta”. Eppure l’anziano leader politico è ancora fiducioso e spera nel “buonsenso dei membri di Ennahda ai quali ricordo che ci riuniamo per il bene del paese e non per la gloria personale”.

Il dirigente del Fronte di Salvezza, Hama al Hamami, ha spiegato invece che "la sospensione del dialogo nazionale è dovuta alla volontà dei partiti di governo e in particolare di Ennahda di assumersi la responsabilità di non proseguire verso una soluzione condivisa". Al Hamami ha garantito che "i partiti di opposizione hanno fatto tutto il possibile per portare al successo il dialogo, facendo numerose concessioni". Eppure "nonostante questo i partiti di maggioranza hanno voluto riservarsi il diritto di scegliere il futuro premier".

A spiegare il motivo reale che ha portato al fallimento del dialogo ci ha pensato il leader del partito islamico Ennahda, Rachid Ghannouchi, il quale ha ribadito che "non c'è alternativa al nome di Ahmed al Mastiri come capo del futuro governo unitario". Parlando all'emittente radiofonica locale "Mosaique Fm", l'anziano leader islamico, che guida il partito di governo, ha spiegato che "al momento non c'è più alcuna alternativa al suo nome perché l'alleanza di governo non consegnerà l'esecutivo in mano a persone che non siano all'altezza e che non siano note per la loro indipendenza". Secondo l'opposizione è proprio questa intransigenza dei dirigenti islamici ad aver provocato la sospensione del dialogo nazionale, arenatosi sulla scelta del nome del futuro premier.

Eppure durante le sedute di dialogo nazionale, interrotte ieri si era arrivati molto vicini ad un'intesa. “ Ennahda voleva imporre il nome di al Mastiri per nascondere gli scandali e gli errori commessi durante questi anni di governo”, sostiene il portavoce del Fronte popolare dell’opposizione, e dirigente del Partito comunista dei lavoratori, Hamma Hammami. La stampa tunisina, ha rilevato come già da ieri pomeriggio diversi esponenti del mondo politico del paese parlavano del fallimento del dialogo e tra questi c’era proprio Hammami, il quale ha preannunciato che “l’opposizione dopo essersi ritirata dal dialogo per consultazioni annuncerà le sue prossime mosse ma prevedo un’escalation di proteste volte a spingere gli islamici di Ennahda a rinunciare al nome di al Mastiri come futuro premier del governo unitario”.

Inoltre uno dei nomi fatti durante le sedute del dialogo per la guida del futuro governo tunisino unitario, quello dell'oppositore Abdel Karim al Zubeiri, è stato ritirato per il rifiuto dell'interessato di correre per il posto di premier. Secondo quanto riferisce l'emittente radiofonica "Mosaique Fm", al Zubeiri avrebbe ritirato la sua candidatura nel corso della riunione di ieri, provocando la crisi che ha portato alla sospensione dei lavori, dopo che la maggioranza ha cercato di imporre il proprio candidato. Era stato il presidente tunisino, Mouncef Marzouki, a candidato al Zubeidi, ex ministro della Difesa, per trovare un compromesso tra le parti e evitare il fallimento del dialogo.

Intanto il segretario generale del sindacato tunisino Unione generale dei lavoratori (Ugtt), Houcine Abbasi, si dice sfiduciato per il futuro del dialogo nazionale. Secondo quanto si legge in una nota pubblicata sul suo profilo Facebook, “in qualità di rappresentante del quartetto che ha promosso il dialogo nazionale tra maggioranza e opposizione in Tunisia, abbiamo deciso di sospendere i lavori, e non ci riteniamo responsabile di ciò che possa accadere dopo aver preso questa decisione”. Il sindacalista ha concluso scrivendo che “il mancato rispetto degli impegni presi da parte di alcuni partiti presenti nell'assemblea costituente, ci rende pessimisti e indisponibili a continuare un dialogo senza spirito consensuale. Abbiamo tenuto la stessa distanza da tutti i contendenti, ed era chiaro che alcuni parti hanno lavorato tanto per far fallire tutti gli sforzi portati avanti per la riuscita di questo dialogo”.

Abbasi ha poi annunciato in giornata che verranno scelti altri nomi di personalità indipendenti da candidare come premier del futuro governo, per permettere la ripresa del dialogo nazionale. Intervistato dall'emittente radiofonica locale "Sahara Fm", il sindacalista ha spiegato che "dobbiamo costruire un terreno solido sul quale continuare il dialogo". Per questo non ha escluso il ritorno al tavolo dei negoziati molto presto, ma ritiene necessario creare "un terreno solido, che possa garantire maggior successo". Eppure in serata l’opposizione tunisina, per uscire dalla crisi provocata dalla sospensione del dialogo nazionale, ha proposto proprio la sua candidatura come futuro premier.

Si sono susseguite infatti le reazioni dai diversi esponenti della politica tunisina dopo il fallimento del dialogo nazionale, che è sponsorizzato dal sindacato Ugtt e che vede il segretario generale Abbasi nel ruolo di arbitro imparziale. Per questo Hammami, il portavoce della Fronte popolare, ha stupito tutti proponendo lo stesso Abbassi alla presidenza del governo, considerandolo “l'uomo ideale per una situazione cosi delicata ed importante”. Hammami ha ribadito le sue critiche al partito islamico di Ennahda, accusandola di aver fatto fallire non soltanto il dialogo, ma bensi “tutto il processo di transizione democratica, portando il paese verso l’ignoto”, in riferimento al terrorismo e alla crisi economica. (h.b.)