Mezzaluna
05.09.2013 - 10:35
 
 
ANALISI
 
Libia: rapimento figlia al Senoussi pone dubbi su infiltrazioni tra forze sicurezza
5 set 2013 10:35 - (Agenzia Nova) - Non si placano gli episodi di violenza in Libia: le autorità di Tripoli non riescono ad avere la meglio sulle milizie che ormai sembrano avere il controllo del paese. L'ultimo episodio in ordine di tempo che dimostra la debolezza dell'attuale governo e delle sue istituzioni è la vicenda di al Anud al Senoussi, figlia Abdullah al Senouss, ex capo dei servizi segreti di Muhammar Gheddafi. La giovane è stata rapita lunedì mentre veniva rilasciata dal carcere di Tripoli. Sono sorti forti dubbi nel paese circa la complicità delle forze di sicurezza nella vicenda del suo rapimento. La donna è stata rapita da un commando armato mentre veniva scarcerata, dopo aver scontato alcuni mesi di detenzione e mentre la polizia la stava portando in aeroporto, dove ad attenderla c'erano i suoi familiari. Ad avanzare forti dubbi sulle complicità delle autorità libiche con i sequestratori, data l'anomalia delle dinamiche del sequestro, sono stati i capi del clan degli al Muqaraha di cui la donna fa parte, che minacciano vendetta contro il governo. Una fonte della sicurezza ha rivelato al quotidiano "Asharq al Awsat" che le indagini sono in corso e si pensa al tradimento di alcuni funzionari della polizia che si occupavano della scorta della donna fuori dal carcere.

A conferma del fatto che il ministero dell'Interno viene considerato responsabile dell'accaduto c'è la decisione assunta dal premier libico, Ali Zidan, che ha rimosso dall'incarico il vice ministro dell'Interno, Omar al Khadrawi. La decisione è stata presa ieri sera alla luce dei primi risultati del sequestro di al Anud. Ufficialmente il governo non ha reso noto il motivo della rimozione, ma si ritiene che dietro questa decisione improvvisa ci siano le responsabilità del funzionario in merito alla vicenda del sequestro. Al Khadrawi, infatti, era presente insieme ad altri agenti di polizia sia nel momento della scarcerazione della donna sia quando è avvenuto il sequestro. Il funzionario avrebbe dovuto scortare la donna nell'aeroporto di Tripoli, dove c'erano ad attenderla i suoi famigliari. Si tratta di un sequestro anomalo avvenuto al di fuori del carcere di Tripoli i cui contorni sono ancora da chiarire.

Amnesty International ha espresso profonda preoccupazione per la sicurezza e la tutela dei diritti in Libia, alla luce di questa vicenda. Il rapimento, avvenuto ieri in circostanze anomale mentre la donna veniva rilasciata dal carcere di Tripoli, “getta un'ombra sulle autorità libiche e sulla loro capacità di garantire la sicurezza dei tanti detenuti in relazione al conflitto armato avvenuto nel paese nel 2011. Ora devono dimostrare di avere la volontà politica e la capacità di affrontare gli abusi da parte delle milizie e di stabilire lo stato di diritto, o il sistema giudiziario libico rimarrà disfunzionale”. In un documento firmato da Hassiba Hadj Sahraoui , vicedirettore di Amnesty International per il Medio Oriente e Nord Africa, si legge che il rapimento al Anud al Senoussi, solleva serie preoccupazioni per la sua sicurezza e la capacità delle autorità libiche di proteggere i detenuti.

Al Anud al Senoussi è stata rapita il 2 settembre fuori dal carcere di Baraka, precedentemente conosciuto come prigione al Ruwaimi. Dopo il suo rilascio, che le autorità, per la sua sicurezza, avevano ritardato dall'otto agosto scorso, era stato programmato un incontro con i suoi parenti, prima di volare a Sabha, nel sud della Libia. “Come le autorità libiche possono affermare di essere in grado di fornire processi equi e di applicare la legge nei casi più importanti, politicamente sensibili, quando non sono palesemente in grado di garantire la sicurezza di base di detenuti?", ha detto Sahraoui.

Sul fronte della sicurezza non si fermano gli attentati, che si presume siano messi a segno dalle milizie islamiche, molto forti in Cirenaica, contro gli esponenti del vecchio regime libico. Un ex colonnello della sicurezza libica è sfuggito ieri sera ad un attentato nella città di Ajdabiya, nella parte orientale della Libia. Secondo quanto riporta l'agenzia di stampa libica "Lana", l'ex ufficiale in pensione Mohammed Bouhalfaya lavorava per la sicurezza interna del regime di Muhammar Gheddafi ed è rimasto ferito in agguato, quando un ordigno è esploso al passaggio della sua auto. Si tratta del primo attentato di questo genere che si registra nella città libica e fa seguito ad una lunga serie di attacchi contro ufficiali della sicurezza avvenuti negli scorsi mesi nella vicina Bengasi.

Si registrano violenze però anche nella capitale, dove tre giorni fa una banda armata ha aggredito e rapinato il console egiziano. Secondo quanto riferiscono fonti dell'ambasciata egiziana in Libia, citate dall'agenzia di stampa del Cairo "Mena", alcuni uomini armati hanno aggredito il diplomatico mentre faceva acquisti in un mercato del quartiere di al Andalus, nella capitale libica. I banditi sono poi fuggiti con la sua auto lasciandolo in terra ferito. La polizia libica ha ritrovato l'auto del console nei pressi della cittadella sportiva di Tripoli. Il vice ambasciatore egiziano in Libia è stato già aggredito e rapinato la scorsa settimana da uomini armati che hanno rotto il vetro della sua auto davanti a un noto hotel della capitale.

Lunedì, invece, si è registrato un attacco all'aeroporto internazionale di Tripoli, che ha riaperto solo ieri al traffico aereo, dopo che un gruppo di miliziani armati per ore ha impedito il decollo di velivoli. I miliziani hanno occupato la torre di controllo costringendo le compagnie aeree ad annullare i loro voli in partenza e in arrivo nello scalo. Fonti locali hanno riferito ad "Asharq al Awsat" che l'intervento dei miliziani è stato provocato da un passeggero, parente di un miliziano presente nell'aeroporto, che non aveva trovato posto su un aereo. I media locali hanno inoltre riferito che fra le persone responsabili dell'attacco ci sarebbero anche esponenti delle milizie preposte a garantire l'ordine nello stesso aeroporto. (h.b.)
 
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