Mezzaluna
24.07.2013 - 16:45
Analisi
 
Egitto: scontro tra emittenti televisive, al Jazeera accusa le autorità di oscurare il suo segnale
Roma, 24 lug 2013 16:45 - (Agenzia Nova) - Lo scontro politico tra i Fratelli musulmani e il nuovo governo egiziano, sorto grazie all’intervento dei militari che hanno deposto l’ex presidente Mohammed Morsi, dalla piazza passa anche in video e vede protagonisti le emittenti televisive locali: da una parte ci sono i canali televisivi indipendenti, considerati vicini ad alcuni movimenti laici, come quello di Tamarod, e la tv di stato del Cairo, organo ufficiale del nuovo governo di Hazem el Beblawi; dall’altro lato c’è l’emittente qatariota “al Jazeera che rappresenta la posizione dei Fratelli musulmani in Egitto. Al Jazeera, fin dall’avvio della primavera araba nel 2011, ha aperto un canale esclusivamente dedicato all’Egitto. La rete, dalla caduta di Morsi, segue in diretta tutto quello che accade a piazza Rabiya al Adawiya, sede del sit-in permanente dei militanti islamici che chiedono il ritorno al potere di Morsi.

Questa stessa emittente ha denunciato i tentativi da parte delle autorità di oscurare il proprio segnale satellitare per la terza settimana consecutiva. Con un comunicato il network qatariota ha denunciato l’avvio di una campagna mediatica contro “al Jazeera” da parte di tv e siti internet egiziani che prendono di mira in modo particolare i suoi giornalisti e operatori “minando la sicurezza e la libertà di movimento dei nostri cronisti”. L’ultima di queste azioni contro la tv qatariota sarebbe la denuncia presentata in procura contro “al Jazeera” di aver rubato due impianti di trasmissione che appartenevano all’emittente di stato egiziana per utilizzarli in occasione della diretta dalla piazza di Rabiya al Adawiya.

Un secondo episodio è avvenuto ieri quando alla troupe di “al Jazeera” è stato impedito di seguire la conferenza stampa del presidente egiziano Adli Mansur. La tv del Qatar sostiene che anche i suoi giornalisti sono vittime di una campagna di odio. “Più veniamo attaccati e più siamo decisi ad aumentare la nostra copertura dei fatti che accadono in questo paese”, ha detto il direttore della rete specializzata sull’Egitto, Ghassan Abu Hussein che poi ha aggiunto: “Non solo le accuse di furto che ci vengono rivolte sono assurde ma quello che ci preoccupa è il modo con il quale si incita alla violenza nei confronti dei nostri operatori. Il nostro collega Mohammed Badr al Mansur è infatti ancora in stato d’arresto preventivo su ordine della procura – ha continuato Abu Hussein, mentre il regista della tv, Mohammed Farhat, è stato aggredito due settimane fa da ignoti nella zona di al Muqattam del Cairo, dove si trova la sede centrale dei Fratelli musulmani, e ancora oggi è malato per le ferite riportate”.

Le accuse rivolte dai media vicini all’attuale governo egiziano e dai partiti laici e di sinistra riguardano il modo con il quale l’emittente qatariota ha seguito le manifestazioni contro Morsi del 30 giugno scorso e il seguente colpo di stato che ha portato alla sua caduta del 3 luglio. “Al Jazeera è stata accusata di aver distorto la verità dei fatti in quei giorni in favore dei partiti islamici. Accuse analoghe sono state rivolte anche ad altri media legati ai Fratelli musulmani. La pagina ufficiale di Facebook del partito di Libertà e Giustizia ad esempio è stata accusata di aver pubblicato foto false sugli scontri avvenuti in Egitto che in realtà ritraevano dei bambini feriti in Siria. Gamal Zayda, caporedattore del quotidiano “al Ahram” ha detto che “i Fratelli musulmani hanno utilizzato alcune immagini a "beneficio della loro causa. Loro conoscono l'importanza delle immagini per i media occidentali; le usano per cercare compassione”, ha detto.

La pagina ufficiale dei Fratelli musulmani, sempre su Facebook, ha pubblicato invece una foto che mostrava il calciatore egiziano Mohammed Abu Trika mentre conduceva apparentemente una manifestazione contro i militari al Cairo. Eppure guardando bene la foto era facile notare come il calciatore indossasse un cappotto e un abbigliamento invernale. Il sito internet dei Fratelli musulmani ha invece pubblicato un articolo, circolato sui social network, nel quale si accusava il presidente egiziano pro tempore, Mansur, di essere in realtà un ebreo. Parlando all’emittente televisiva “al Arabiya”, Zayda ha spiegato: “Sta diventando molto difficile per me lavorare perché per ogni articolo che scrivo ricevo centinaia di mail di critiche da parte dei giovani dei Fratelli musulmani i quali stanno cercando di usare i social network per dare un’immagine negativa dei loro avversari politici”.

Subito dopo la caduta di Morsi le autorità egiziane oltre all’irruzione nella sede di “al Jazeera Egitto”, per interrompere le trasmissioni, hanno anche oscurato una serie di canali televisivi islamici come al Hafiz e al Nas, con l’accusa di incitare alla violenza contro i militari. Secondo l’autore e giornalista televisivo egiziano Abdel Latif el Menawy, “questi canali non davano un’informazione corretta, erano gli strumenti di una lotta. Le loro notizie erano completamente distorte. Cercavano di provocare l’odio tra musulmani e cristiani e anche tra i musulmani stessi". Le organizzazioni non governative che si battono per i diritti umani hanno chiesto la loro riapertura per rispettare la libertà d’informazione.

Eppure nell’anno in cui Morsi è stato al potere dalle tv islamiche sono stati diffusi numerosi proclami contro esponenti politici dell’opposizione. In uno di questi canali ad esempio Amr Moussa è stato accusato di aver lavorato in passato per una società israeliana. Il canale al Hafiz ha ospitato anche Mahmoud Shaban, un professore di al Azhar, il quale ha attaccato il popolare scrittore satirico Bassem Youssef. Quest’ultimo lo aveva infatti deriso nel suo show satirico perché il teologo islamico una volta si era rifiutato di farsi intervistare da una donna.

Subito dopo la caduta di Morsi, diversi impiegati di “al Jazeera” in Egitto hanno lasciato il lavoro preoccupati per il modo distorto con il quale il canale ha seguito gli eventi del 30 giugno scorso. Diversi giornalisti infatti hanno annunciato le loro dimissioni perché contrari al modo di seguire gli eventi. Eppure un volto noto del canale qatariota, il conduttore Ahmad Mansur, è apparso in pubblico al Cairo incitando i sostenitori dei Fratelli musulmani ad una sollevazione popolare contro le manifestazioni del 30 giugno e in difesa del presidente Mohammed Morsi.