Mezzaluna
12.07.2013 - 10:33
Analisi
 
Siria: Assad allenta le misure di sicurezza a Damasco dopo la caduta di Morsi in Egitto
Roma, 12 lug 2013 10:33 - (Agenzia Nova) - Il presidente siriano, Bashar al Assad, si sente più sicuro all'interno del palazzo presidenziale al punto di decidere di allentare le misure di sicurezza adottate dall'inizio del conflitto in Siria. Secondo quanto riferisce il quotidiano arabo "al Quds al Arabi", gli ospiti che di recente gli hanno fatto visita a Damasco sostengono che per arrivare alla sua stanza si passa soltanto per quattro posti di controllo gestiti dalla Guardia presidenziale e dalla polizia in borghese. Chi è solito entrare nel palazzo presidenziale che si trova nel centro della capitale siriana ha notato come, da qualche giorno, le misure di sicurezza si siano indebolite, nonostante Assad non controlli ancora completamente il territorio del suo paese.

In questi ultimi due anni ci sono stati momenti nei quali il conflitto è stato molto più vicino al presidente, tanto che i combattenti ribelli sono riusciti a far esplodere le loro bombe nel centro della città a pochi metri dal suo palazzo, e a colpire con dei razzi l'aeroporto internazionale di Damasco, dove sono stati sospesi anche dei voli, come accaduto lo scorso dicembre. Eppure da alcuni giorni, in particolare dopo la caduta del presidente islamico egiziano, Mohammed Morsi, le cose sono notevolmente cambiate e Assad si sente più forte e al sicuro a casa propria. Tutto è iniziato però più di un mese fa, con la riconquista della città di al Qusayr, considerata come una vittoria decisiva per il regime perché ha tagliato i rifornimenti che dal Libano arrivavano ai ribelli siriani ed ha reso più sicura anche la provincia di Damasco.

Dopo la caduta di Morsi e dei Fratelli musulmani in Egitto però secondo gli analisti arabi Assad ha avuto la certezza che la vittoria sarebbe a portata di mano, al punto da annunciare pubblicamente che l'Islam politico è ormai sconfitto. Il presidente siriano era al corrente infatti che quanto stava accadendo al Cairo avrebbe avuto un effetto fortemente negativo sul morale dei combattenti dei Fratelli musulmani in Siria ed avrebbe necessariamente rallentato gli approvvigionamenti diretti ai ribelli, che passano dall'Egitto e forse anche dagli Stati Uniti. Dopo la caduta di Morsi il Congresso degli Stati Uniti ha sospeso l'invio di aiuti militari ai ribelli siriani, per il timore che potessero finire nelle mani del Fronte di Salvezza di al Qaeda.

Eppure è già da maggio che Assad aveva percepito che qualcosa nell’aria stesse cambiando. Parlando all'emittente televisiva "al Manar", che fa capo alle milizie sciite Hezbollah libanesi, il presidente siriano ha affermato che "il vento sta cambiando, così come le cose stanno cambiando sul campo di battaglia". Assad è sembrato certo della vittoria finale per la prima volta dal marzo del 2011, quando è iniziata la rivolta nel suo paese. In questa guerra sono morti oltre 100 mila siriani, e più di un milione e mezzo di abitanti della Siria è stata costretta a trovare riparo all'estero nei paesi confinanti. La debolezza dei ribelli è confermata dal fatto che ormai sembra sul punto di cadere anche la città di Homs, nel nord del paese.

Per questo motivo, il leader della Coalizione nazionale siriana dell'opposizione, Ahmed al Jarba, ha chiesto alla comunità internazionale di "esercitare forti pressioni sul regime siriano e i suoi alleati affinché accettino una tregua nell'area di Homs in occasione del mese di Ramadan". Al Jarba ha spiegato nel corso di una conferenza stampa tenuta a Istanbul, e trasmessa via internet tramite il sito internet della Coalizione, che "le nostre priorità in questa fase sono quelle di raccogliere aiuti e soldi" prevedendo che nei prossimi mesi ci sarà "un cambiamento degli equilibri in campo in Siria". Per questo motivo, "partendo dalle esigenze umanitarie chiediamo di sostenere la nostra richiesta di una tregua per Homs in occasione del mese di Ramadan in modo da evitare lo spargimento di sangue di altre persone".

Homs è la città sotto assedio da parte delle truppe di Assad da oltre un anno che è stata distrutta almeno al 50 per cento e che vede alcuni quartieri della zona occidentale ancora in mano ai ribelli. Restando sul campo di battaglia, anche l'unico colpo inferto questa settimana alle forze lealiste siriane potrebbe non essere il frutto di un attacco dei ribelli. L'Esercito siriano libero dell'opposizione infatti si dice estraneo all'attacco condotto venerdì scorso contro un deposito di armi del regime di Assad a Latakia, lungo la costa siriana. Fonti della formazione ribelle sostengono che quell'attacco, che ha provocato l'esplosione del deposito di missili del regime, sarebbe stato sferrato da non meglio precisate "forze straniere".

Venerdì scorso potenti esplosioni, avvenute in depositi di munizioni vicino a una caserma dell'esercito nel villaggio al Samiyah, ad est di Latakya, erano state attribuite agli attacchi dei ribelli, come aveva riferito l'emittente televisiva libanese “al Manar”, tv della milizia sciita libanese Hezbollah. Secondo la versione fornita ieri da fonti dell’Esercito libero, però, si sostiene che quelle esplosioni sono state il frutto di un bombardamento effettuato dal mare da "forze straniere" contro un deposito di sofisticati missili terra-mare di fabbricazione russa, ricevuti dal regime di Assad lo scorso marzo. Sia per il regime che per i ribelli quindi l'attacco potrebbe essere stato sferrato da caccia israeliani, gli unici che riescono a colpire i punti nevralgici del regime di Damasco per evitare che il principale alleato di Teheran diventi una minaccia per la sua sicurezza.