Mezzaluna
24.06.2013 - 17:02
Analisi
 
Marocco: al via l’operazione Marhaba, un milione di marocchini d’Europa sulle autostrade del mare
Roma, 24 giu 2013 17:02 - (Agenzia Nova) - Il Marocco punta alle autostrade del mare. Non solo per dare impulso al commercio, ma anche per potenziare i collegamenti con l’Europa. La prova generale nelle prossime settimane, quando scatterà l’operazione Mahraba (Benvenuti), messa in campo da re Mohammed IV e gestita dalla Fondazione che porta il suo nome. Operazione che mira a garantire un'adeguata accoglienza agli oltre due milioni di immigrati che dal vecchio continente si accingono a tornare a casa per le vacanze. Quest’anno c’è un’importantissima novità: per la prima volta sono stati mobilitati tutti i porti marocchini. La risposta è stata immediata. Il 50 per cento arriverà in Marocco in nave e del totale il 33 per cento sbarcherà a Tangeri Med, il più importante scalo del paese, inaugurato nel 2007 e situato sulla seconda via marittima più frequentata al mondo, lo stretto di Gibilterra.

Le autorità portuali hanno speso 16 milioni di euro per realizzare infrastrutture che consentiranno la separazione fisica di pedoni e auto in arrivo e in uscita dal porto. Analoga attenzione è stata riservata a Nador e al Hoceima che insieme accoglieranno più del 20 per cento degli arrivi. Anche qui sono stati predisposti centri di assistenza proprio come quelli tradizionalmente allestiti negli aeroporti di Casablanca, Agadir e Fes, con personale specializzato e volontari, che parlano oltre all’arabo anche francese, inglese, italiano e tedesco, per un totale di 400 operatori, dislocati nei punti chiave di tutto il territorio.

Base di partenza dei marocchini che si preparano al rientro estivo saranno, dunque, i principali scali dei loro rispettivi paesi di emigrazione: Algeciras e Almeria in Spagna; Sete in Francia; Livorno e Genova in Italia. “Quelli che vivono a Nord - ha spiegato a “Nova” Aziz Darif, presidente della Consulta degli immigrati del Comune di Roma e vice presidente del partito marocchino di al Istiqlal nella regione Lazio - partiranno dal porto di Genova, mentre quelli che risiedono nel centro e nel sud dell’Italia utilizzeranno il porto di Livorno dal quale, grazie alla Grimaldi Lines, è possibile raggiungere direttamente Tangeri, imbarcando l’auto sul traghetto. Oltre la partenza settimanale da Livorno per Barcellona e Tangeri, la Grimaldi da’ la possibilità di imbarcarsi anche sulla nave in partenza ogni giorno da Civitavecchia per Barcellona e lì prendere la nave proveniente da Livorno per Tangeri che parte ogni domenica attorno alla mezzanotte. Un modo comodo ed ecologico di viaggiare, che ci consente anche di portare regali voluminosi alle nostre famiglie”.

E’ anche grazie al continuo scambio di idee ed esperienze dei marocchini residenti in Europa con la madrepatria che si sta sviluppando a Rabat il concetto di “autostrade del mare”. Questo termine infatti è ancora poco utilizzato nel paese nord africano. L’opinione pubblica locale ha iniziato a capirne l’importanza, in particolare per il trasporto passeggeri, guardando alla vicina Melilla, enclave spagnola in Marocco, che dal 2011 ha sviluppato un sistema integrato di autostrade del mare grazie ad una rete di traghetti che la collegano alla città francese di Sete e a quella spagnola di Carthagene.

Si tratta di una connessione marittima che permette di raggiungere in poche ore le tre città del mediterraneo, evitando così a migliaia di camion e auto di viaggiare in strada riducendo notevolmente l’inquinamento dell’intera regione. Rabat guarda infatti con interesse al programma Marco Polo II dell’Unione Europea che permette agli operatori marittimi di ottenere sostegno per lo sviluppo delle autostrade del mare. Il programma è volto a ridurre la congestione stradale, a migliorare le prestazioni ambientali del sistema di trasporto e a potenziare il trasporto intermodale, contribuendo in tal modo ad un sistema di trasporti efficace e sostenibile che dia valore aggiunto all’Unione europea, senza conseguenze negative per la coesione economica, sociale o territoriale.

Questo programma ha permesso ad un paese come il Marocco di capire l’importanza delle autostrade del mare che oggi come in passato svolgono un ruolo fondamentale nei trasporti commerciali. Anche il paese nord africano, come il nostro, grazie alla sua posizione e alla sua conformazione geografica sarebbe facilitato ad utilizzare le autostrade del mare e i vantaggi ambientali e sociali sarebbero notevoli. Infatti il trasporto marittimo produce 15 grammi di Co2 per ton/km contro gli oltre 120 grammi del trasporto stradale (dati European Enviroment Agency). Trasferire 150 miliardi di ton/km dalla strada al mare significa ridurre di 16 mila tonnnellate di CO2 le emissioni.

Per questo il Marocco, che ha una linea costiera di 3500 chilometri, una rete di 13 scali aperti al commercio con l'estero, dieci per le attività di pesca a carattere regionale e sei a carattere locale, ha deciso di diventare un hub portuale per tutta l’Africa, di conquistarsi un ruolo di primo piano nel commercio internazionale, ma anche di utilizzare la sua vocazione marittima in chiave turistica e di modernizzazione delle infrastrutture. Prima di poter aprire delle vie del mare che possano collegare le diverse città del paese tra loro e il Marocco con il resto dell’Africa è importante creare delle infrastrutture che siano all’altezza.

Per questo sono tanti e ambiziosi i progetti in cantiere. Ad illustrarli lo stesso sovrano, che, lo scorso dicembre, ha presentato il nuovo piano strategico di sviluppo portuale marocchino, che prevede investimenti per 5,4 miliardi di euro entro il 2030, e firmato accordi per la nascita del futuro polo di Nador West Med, nel nord ovest del paese, al quale saranno destinati solo nella prima fase 600 milioni di euro di finanziamenti. Un enorme complesso di nuova generazione che sarà realizzato nel più assoluto rispetto dell’ambiente. Si prevede tra l’altro anche il rimboschimento di un’area dieci volte più grande di quella interessata dai lavori.

Nador West Med occuperà 850 ettari di suolo pubblico e l'obiettivo, come ha spiegato Nadia Laraki, direttore dell'Agenzia nazionale dei porti, sarà quello di "portare la regione orientale del Marocco a posizionarsi a livello internazionale. Ci proponiamo di accogliere - ha aggiunto - navi di grossa portata come le petroliere o quelle che trasportano greggio raffinato’’. Qui è prevista infatti una grande piattaforma di stoccaggio di prodotti petroliferi per la fornitura non solo del Marocco, ma anche degli altri paesi della regione.

L’esempio pilota resta Tangeri Med, considerato come un circuito integrato di logistica internazionale. E’ stato progettato infatti per servire le zone produttive attuali e future e migliorare la competitività delle società che hanno sede in Marocco. Le attività portuali principali sono assegnate a operatori di fama mondiale, nell'ambito di contratti di concessione, pronte ad investire in strutture portuali e a fornire servizi di qualità in grado di soddisfare gli standard internazionali di sicurezza e di competitività. Dopo la sua entrata in funzione, il Marocco è riuscito in pochi anni a compiere un salto di qualità in termini di connettività marittime, passando dal 77mo posto al mondo nel 2007 al 17mo nel 2012.

Intanto, altri nuovi progetti stanno contribuendo a rafforzare l'infrastruttura portuale marocchina, come il terminal di Casablanca, inaugurato ad aprile, che fa parte del polo nord-ovest. Uno dei sei poli che costituiscono l’ossatura marittima marocchina e che Rabat sta cercando di valorizzare ciascuno in considerazione della propria vocazione: il polo della zona orientale, rivolto all'Europa e al Mediterraneo, Nord Africa inclusa; il polo del Souss-Tensift, il complesso del porto di Agadir; il polo Sud, composto da tre unità (Tan-Tan, Laayoune e Dakhla); il polo Abda Doukkala con Jorf Lasfar e Safi, dove è da poco partita la fase esecutiva del progetto che farà di quest’ultimo scalo marittimo un grande hub per l'esportazione del fosfato.

Ad inaugurare l'avvio dei lavori, per i quali si prevedono investimenti per 400 milioni di euro, lo stesso re Mohammed VI, che da’ enorme importanza al ruolo delle autostrade del mare. Questo progetto punta anche a rafforzare il ritmo di sviluppo economico della regione, con la creazione di nuovi posti di lavoro e a dare impulso al rinnovamento urbanistico della città di Safi, oltre che alla conversione del porto cittadino che diventerà un porto commerciale e da crociera. Per garantire lo sviluppo sostenibile della regione, sono state messe in atto misure che mitigheranno e compenseranno l'impatto ambientale. Il progetto, per esempio, include anche la creazione di una spiaggia a nord della nuova struttura, destinata a diventare zona di svago per i surfisti e per i turisti in generale.

L'attuale sito di Safi verrà in futuro ristrutturato e trasformato in una miniera ad alta tecnologia per l'estrazione del fosfato, che genererà nuova occupazione e permetterà all’attività mineraria di entrare in sinergia con quella di una nuova zona industriale, grazie alla presenza di un numero significativo di nuove società. Particolarmente entusiasta di questo progetto è Mustapha Terrab, dirigente della compagnia nazionale marocchina di fosfati Ocp (Office Chérifien des Phosphates), fondata nel 1920 in Marocco come ente statale, ma diventata nel 2008 una compagnia privata a partecipazione pubblica.

La società, che è tra i principali esportatori di fosfati nel mondo, dà lavoro a 20 mila persone, possiede due complessi chimici e i suoi impianti si trovano nei quattro principali siti minerari del Marocco. Nel 2011 è arrivata a dichiarare guadagni per 5 miliardi di euro. Il gruppo è stato chiamato anche a contribuire allo sviluppo sociale del Marocco e ha presentato progetti di investimento nel settore dell'istruzione e della formazione tramite la creazione dell'Istituto di promozione socio-educativa (Ipse) di Safi, che ha già aperto due scuole che contano 1600 studenti.

Oltre al trasporto passeggeri e merci e all’export dei prodotti marocchini, le autorità di Rabat non dimenticano l’importanza delle infrastrutture portuali in sostegno al settore della pesca. Per questo Rabat ha investito 510 milioni di dirham (45, 5 milioni di euro) per ampliare il porto di Tarfaya nel sud del paese (i lavori dovrebbero concludersi entro maggio 2014), incrementare l’occupazione, aprire nuove rotte di collegamento con le Canarie e dare impulso all’attività di pesca, motore principale di sviluppo economico e sociale della regione di Laayoune-Boujdour-Sakia El Hamra. Un progetto anche questo che fa parte di quel processo di rinnovamento degli scali marittimi sul quale il Marocco ha deciso di scommettere.