Mezzaluna
20.03.2013 - 18:43
 
 
ANALISI
 
Medio Oriente: scoperte a Riad spie per conto di Teheran, preoccupazione anche in altri paesi del Golfo
Roma, 20 mar 2013 18:43 - (Agenzia Nova) - Le autorità saudite hanno arrestato 18 persone con l'accusa di spionaggio. Secondo quanto riferisce la stampa di Riad, il ministero dell'Interno saudita ha annunciato ieri l'arresto di un gruppo di 16 sauditi ai quali si sono aggiunti un libanese e un iraniano che avrebbero agito per conto di uno stato estero. Tra le persone fermate, in base a quanto scoperto dai servizi segreti di Riad, ci sarebbero individue che avrebbero raccolto informazioni su alcuni siti sensibili per conto di servizi di intelligence stranieri. Il blitz è scattato con un'operazione congiunta avvenuta in quattro regioni diverse del paese: Mecca, Medina, Riad e nelle zone orientali. Il fatto che tra gli arrestati ci sia anche un iraniano, rileva la stampa saudita, lascia pensare che sia l'Iran il paese che avrebbe finanziato questo gruppo.

E’ la prima volta che una scoperta del genere viene fatta in Arabia Saudita, paese che in passato più volte aveva annunciato di aver respinto cittadini iraniani che hanno tentato di entrare illegalmente sul proprio territorio via mare tramite l’area del Golfo, nonostante nelle regioni orientali ci sia una folta comunità sciita che con le sue manifestazioni mette in difficoltà le autorità di Riad. Il pericolo dell’infiltrazione di 007 iraniani non è nuovo invece ad altri paesi della regione, come lo Yemen e gli Emirati Arabi Uniti, dove più volte è stata annunciata la scoperta di cellule di spie. Avvenimenti questi che si sono ripetuti più volte nei paesi arabi, soprattutto dopo lo scoppio della primavera araba, quando Teheran ha provato più volte a cavalcare la rabbia dei manifestanti e la mancanza di sicurezza in alcuni paesi arabi per ampliare le sue reti di informazione.

Lo scorso anno le autorità di Sana’a hanno annunciato la scoperta da parte delle forze di sicurezza di sei cellule di spie iraniane, legate ad una centrale di controllo diretta da un ex ufficiale delle Guardie della rivoluzione iraniana che coordinava tutte le cellule presenti in Yemen e nell’Africa orientale. Si tratta di un avvenimento rilevante per le autorità yemenite tanto da spingere il capo di stato, Abde Rabbo Mansur Hadi, a scrivere di suo pugno una missiva a Teheran e a tenere un duro discorso nel quale ha chiesto all’Iran “di lasciare stare lo Yemen e i suoi affari”. Nel corso di una visita tenuta negli Stati Uniti, il presidente yemenita è intervenuto su questo tema accusando l’Iran di finanziare i movimenti secessionisti del sud del suo paese.

“Abbiamo scoperto già cinque cellule iraniane – ha affermato Hadi – sono spie che operano per conto dell’Iran e i suoi componenti saranno processati. Di recente ne abbiamo scoperta una sesta”. Negli anni passati invece, quando il presidente era Ali Abdullah Saleh, lo Yemen era solito accusare l’Iran di finanziare i ribelli sciiti del nord, che fanno capo all’Imam Abdel Malik al Houthi. La risposta iraniana veniva tramite il portavoce del ministero degli Esteri, Ramin Mehman-Parast, secondo il quale “lo Yemen con queste sue accuse pensa di risolvere i propri problemi. Il governo yemenita deve assumersi la responsabilità di ascoltare le richieste della sua gente. Queste loro accuse sono false”.

Il ministero della Difesa yemenita, nell’annunciare la scoperta delle cellule di spionaggio iraniane, aveva spiegato che il loro obiettivo era quello di importare armi nel paese. Le spie avevano il compito di aprire una fabbrica in Yemen e si presentavano come imprenditori, anche se le autorità locali non hanno mai fornito i loro nomi, la stampa locale sosteneva che si trattava di elementi della Guardia rivoluzionaria iraniana. L’agenzia di stampa yemenita “Mareb Press”, riportava che i materiali importanti da queste spie “erano funzionali alla costruzione di missili e di armi, in base alle necessità dei ribelli di al Houthi nel nord”.

Anche altri paesi della regione, come il Kuwait e il Bahrein, hanno avuto problemi analoghi tanto che nel 2010 sono stati costretti a richiamare i loro ambasciatori da Teheran per la scoperta nei loro paesi di reti di spionaggio. Kuwait City ha annunciato la scoperta di una rete di spionaggio iraniana che filmava i siti militari kuwaitiani e americani per consegnare i filmati alle autorità di Teheran. La procura generale del Bahrein invece ha rinviato a giudizio tre persone con l’accusa di “fare da informatori dal 2002 al 2010 dell’Iran da Manama. Lavoravano per conto di un paese straniero per danneggiare il paese”, come riportava l’agenzia di stampa del Bahrein.

Secondo la procura “i tre imputati erano in contatto e scambiavano informazioni con le Guardie della rivoluzione iraniana fornendo loro informazioni militari ed economiche. Raccoglievano notizie sui siti militari e di interesse economico nazionale in Bahrein”. Per quanto riguarda la scoperte di cellule di spionaggio in Kuwait, il tribunale ha condannato all'ergastolo quattro persone per operare in favore dell'Iran nel 2010. Si tratta di una pena ridotta se si considera che è quella dell'appello, perché in primo grado erano stati condannati a morte. Il giornale locale "al Qabas" ricordava all'epoca che i tre condannati facevano parte di una delle sette reti di spionaggio finora scoperte nel paese arabo.

Due delle sette reti erano armate e dalle indagini è emerso come l'addetto turistico dell'ambasciata iraniana a Kuwait City era in realtà il responsabile del reclutamento della rete che utilizzava l'operato di alcune società per coprire le sue attività che erano mascherate da attività turistiche in Kuwait e in altri paesi del Golfo. Analoghi problemi si registrano negli Emirati Arabi Uniti dove lo scorso gennaio l'Alta Corte ha condannato a sette anni di carcere un cittadino emiratino, Salim Mousa Fairuz Khamis, con l'accusa di passare informazioni ad uno stato straniero.

Secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa emiratina "Wam", la condanna è stata emessa dopo che l'imputato ha ammesso di aver passato informazioni ad uno stato straniero che avrebbero danneggiato la sicurezza nazionale e i suoi rapporti con i paesi amici. L'uomo aveva rapporti con un funzionario del consolato iraniano negli Emirati al quale passava le informazioni raccolte. La sua attività sarebbe iniziata nel 2008, dopo aver sposato una donna iraniana. Dopo una serie di incontri l'addetto del consolato iraniano gli aveva chiesto informazioni sulle attività delle forze armate emiratine in cambio di soldi.
 
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