Mezzaluna
13.03.2013 - 17:54
 
 
ANALISI
 
Egitto: la guerra commerciale tra Qatar ed Emirati Arabi si combatte a Port Said
Roma, 13 mar 2013 17:54 - (Agenzia Nova) - E' in corso da mesi una guerra commerciale, che ha anche risvolti di tipo politico, tra Qatar ed Emirati Arabi Uniti, che si combatte nella zona egiziana di Port Said. Il primo allarme è stato lanciato dalle forze di sicurezza egiziane secondo le quali alcuni paesi arabi del Golfo stanno effettuando manovre di tipo finanziario e politico per ostacolare gli investimenti del Qatar in Egitto. Secondo quanto si legge in un rapporto dei servizi segreti egiziani, citato dal giornale "al Youm al Sabaa", alcuni paesi arabi del Golfo starebbero inviando denaro attraverso canali illegali in Egitto con l'obiettivo di provocare incidenti e minare la sicurezza del paese. L'obiettivo finale sarebbe fermare il flusso degli investimenti finanziari del Qatar in Egitto.

Questi finanziamenti arrivano a personalità e a gruppi egiziani con l'obiettivo di dare vita ad un movimento di opinione nel paese ostile al Qatar per fermare i suoi investimenti, in particolare nella zona del canale di Suez. Da giorni l’esercito egiziano ha intensificato le sue attività di controllo intorno al canale di Suez, in particolare da quando, tre settimane fa, sono iniziati lo sciopero generale e le azioni di disobbedienza civile degli abitanti di Port Said. Dietro le violenze che si registrano in quella zona non ci sarebbero solo i problemi interni e il malcontento nei confronti del governo del Cairo. La città infatti, secondo quanto riferisce l’emittente televisiva libanese “al Maiadin”, sarebbe teatro di uno scontro commerciale tra gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar.

Da sempre il Canale di Suez è stato al centro degli interessi internazionali, in particolare di Stati Uniti e Israele, ma da alcuni mesi la zona è anche al centro di uno scontro di carattere regionale in particolare dopo il fallimento del progetto di allargamento del canale, a causa della rivoluzione egiziana, che ha spinto due potenze della regione, Emirati e Qatar, a puntare su questa zona. Da quando i Fratelli Musulmani sono al potere in Egitto, gli investimenti del Qatar nel paese nordafricano hanno avuto però un salto di qualità. Nei giorni scorsi il premier del Qatar, Hamed Bin Jasem, ha affermato che “non lasceremo cadere l’Egitto economicamente”, decidendo di concedere al governo del Cairo 5 milioni di dollari di aiuti.

Per spiegare la centralità di questa zona per l’economia regionale, il giornalista egiziano Said Nun ha affermato che “quella di Suez è considerata la zona industriale più grande del Medio Oriente con 480 fabbriche e società. E’ un importante polo d’attrazione per gli investimenti nazionali ed esteri. Sono presenti i porti commerciali più importanti che fanno gola all’emiratina Dubai World, la quale aveva investito in modo massiccio in quell’area sotto il regime di Hosni Mubarak. Nel 2006 la holding emiratina aveva annunciato il primo grande investimento: 8,7 milioni di dollari per un nuovo complesso industriale in Egitto, che comprendeva anche un terminal container ad Eastern Port Said.

Le trattative tra la società degli Emirati e le autorità egiziane erano iniziate a maggio di quell’anno. L'accordo prevedeva anche la gestione di altri scali egiziani lungo il canale di Suez. Tra gli impianti industriali di Port Said era prevista anche una raffineria per rendere liquido il gas destinato al trasporto. Intervistato dal giornale libanese “al Akhbar”, il giornalista Nun ha spiegato che “il Qatar sta cercando di allontanare Dubai World dalla zona del canale di Suez. Molti dei problemi che ha avuto con i suoi lavoratori e molte delle proteste avvenute nella zona industriale di Port Said nei giorni scorsi rientrano in questa battaglia. Abbiamo visto infatti il ripetersi di recente di scioperi e rivendicazioni per migliori condizioni salariali da parte dei lavoratori, che ricadono sugli investimenti emiratini e li spingono lontano.

Eppure, continua il giornalista, "loro sono tenaci e questo sta determinando il caos che si registra in questo periodo. Il Qatar è in parte responsabile di questa crisi che vuole sfruttare per minare gli interessi di Dubai World, considerato che ora è molto più vicino al governo del Cairo degli Emirati”. Nun afferma che gli investimenti qatarioti a Suez sono diventati sempre più evidenti “e sono sempre di più gli investitori del Qatar presenti in zona per comprare fabbriche o società”. Il timore è che i recenti progetti di sviluppo della logistica lungo il canale, da parte dei qatarioti, siano volti ad effettuare “una strozzatura del canale” per ottenerne il controllo.

Dal canto loro, gli Emirati arabi uniti iniziano a temere che i progetti di Doha possano far prevalere il Qatar in quell’area. Se così fosse sarebbe un ulteriore colpo per i progetti degli Emirati, che contano invece sulla presenza in una zona strategicamente così importante per i loro commerci con il mondo. Quello di Suez è un piano che ha subito diversi colpi in questi anni e si aggiunge a quelli subiti da Dubai World mesi fa ad Aden, dove ha dovuto lasciare tutte le azioni della società locale che gestisce il porto, considerato un punto strategico per commerciare con il Corno d’Africa, oltre al mancato conseguimento di una serie di progetti per la gestione di sei porti americani avvenuto nel 2006.

Questa concorrenza tra Qatar e Emirati ha portato allo scontro mediatico in corso tra Abu Dhabi ed i Fratelli Musulmani. Secondo quanto ha affermato l’esponente islamico Ahmed Matar, “la guerra condotta dagli Emirati contro i Fratelli Musulmani e l’Egitto rientra nella volontà emiratina di esercitare pressioni sull’Egitto affinché non cambi Dubai World con altre compagnie di altri paesi concorrenti del Golfo”. Però secondo il ricercatore Mahmoud Kamal “sta diminuendo sempre di più la possibilità che gli Emirati riescano ad ottenere il progetto per lo sviluppo del canale di Suez e ad accrescere i loro investimenti in Egitto a causa dei cattivi rapporti con il Cairo. Gli investimenti emiratini saranno sempre più deboli nell’economia egiziana”.

Il governo egiziano ha fatto sapere che al momento non c’è ancora stato uno studio serio sullo sviluppo del canale di Suez anche perché non c’è accordo all’interno dell’esecutivo su questo argomento. Secondo Kamal, “la concorrenza maggiore per questo progetto sarà tra la Banca islamica di sviluppo e il Qatar; entrambi sono i maggiori finanziatori dei bond islamici egiziani, voluti dal governo per uscire dalla crisi finanziaria”. Lo scorso mese però il governo egiziano aveva fatto sapere che c’erano diversi investitori disposti a finanziare i sukuk (bond islamici) oltre al Qatar.

Kamal ricorda che “il progetto è ostaggio di chi governa in un dato momento e comunque non sarà facile realizzarlo perché potrà dire la sua anche l’esercito che ha interessi nella zona e potranno intervenire anche una serie di investitori stranieri già presenti in quell’area”. L’esercito egiziano ha infatti già fatto sapere che “quella del canale di Suez è una zona altamente sensibile e importante per la sicurezza nazionale”. (Irb)
 
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