Mezzaluna
21.02.2013 - 17:56
Analisi
 
Tunisia: giornata decisiva per consultazioni su nuovo governo, Djabali esclude nuovo incarico
Roma, 21 feb 2013 17:56 - (Agenzia Nova) - Le prossime saranno ore decisive per la formazione del nuovo governo tunisino. Secondo quanto ha spiegato Saham Badi, direttore del settimanale "al Hisad", intervistato dall'emittente televisiva "al Arabiya", "le prossime saranno ore decisive perché potrebbe già uscire il nome del futuro premier. Dalle trattative in corso emerge la possibilità di un governo di larghe intese nel quale gli islamici di Ennahda potrebbero rinunciare ai ministeri chiave attualmente nelle loro mani, come quello dell'Interno". Il giornalista parla anche di una profonda spaccatura all'interno del partito islamico sul futuro del premier uscente e segretario del partito, Hamadi Djabali. Nella giornata di ieri infatti un dirigente dell'Alleanza democratica, Mahmoud Baraoudi, aveva sostenuto che Djabali non era stato inserito nella lista dei candidati premier presentata dal partito islamico Ennahda durante le consultazioni con gli altri partiti.

"In base alle informazioni in mio possesso – ha spiegato il politico dell'opposizione Baraoudi –, Ennahda ha scartato la pista Djabali puntando su altri nomi". Questa notizia aveva anche spinto molti osservatori a prevedere un’uscita di Djabali dal partito islamico, smentita però dal diretto interessato con un messaggio sul social network Facebook. Solo in serata si è chiarita la vicenda attraverso una nota ufficiale pubblicata sul sito web di Ennahda. Il premier dimissionario tunisino Djabali ha infatti respinto l’offerta avanzata dal suo partito di ricandidarsi come capo del nuovo governo. Djabali, che è entrato nelle scorse settimane in contrasto con il direttivo del partito islamico, non ha accettato la proposta di guidare il nuovo governo che si profila come un esecutivo con una maggioranza allargata in cui saranno presenti alcune forze politiche di opposizione.

Al momento sono quattro i nomi che circolano per la successione a Djabali anche se solo due sono dati per favoriti. Il portavoce del partito tunisino di Ennahda, Noureddine El Behiri, che ricopre anche l’incarico di ministro della Giustizia, e il ministro dell'Agricoltura Mohammed Bin Salem sono i due candidati favoriti a ricoprire il ruolo di prossimo capo del governo. Secondo l'inviato dell'emittente satellitare "al Arabiya" nelle consultazioni in corso nel palazzo presidenziale di Cartagine tra i capi dei partiti presenti in parlamento con il capo dello stato, Mouncef Marzouki, sono stati avanzati sinora i nomi di quattro candidati al ruolo di premier. L’inviato di "al Arabiya" indica come favoriti solo questi due esponenti del partito islamico di Ennahda.

Non hanno presentato le proprie candidature i dirigenti del partito tunisino, Congresso per la repubblica, i quali hanno annunciato di voler prendere parte al prossimo esecutivo. Una delegazione del partito, che ha fatto parte anche della vecchia maggioranza di governo tunisina, ha incontrato oggi nel palazzo presidenziale di Cartagine il capo dello stato Marzouki. Secondo quanto riferito dal portavoce della formazione politica, Hadi bin Abbas, al termine della riunione i dirigenti del partito Congresso per la repubblica hanno detto di voler svolgere un ruolo attivo anche nel prossimo esecutivo. Non hanno presentato alcun candidato per il ruolo di primo ministro perché sostengono che questo incarico spetti al partito che ha il maggior numero di membri nell’Assemblea costituente, ovvero Ennahda.

Djabali, che è considerato il numero due del partito islamico, si è dimesso solo martedì scorso. Il suo progetto di formare un governo tecnico, avanzato sulla scia dell’indignazione per l’omicidio del leader dell’opposizione Chokri Belaid avvenuto il 6 febbraio scorso, è stato bocciato proprio dal suo partito provocando una profonda spaccatura tra gli islamici. Dopo l'assassinio di Belaid la Tunisia è piombata nuovamente in uno stato di grave crisi. I familiari dell’oppositore hanno accusato infatti dirigenti politici legati a Ennahda di essere coinvolti nell’omicidio. Questa polemica ha spinto il consigliere del ministro dell'Interno tunisino, Taoufik Dabbabi, a rassegnare ieri le sue dimissioni, motivate da “problemi di salute”.

Secondo quanto affermato dal suo portavoce, Khaled Tarrouch, in un'intervista all’emittente radiofonica tunisina "Mosaique Fm", "sono infondate le notizie apparse sulla stampa tunisina secondo cui si sarebbe dimesso per l'esistenza di un servizio di sicurezza parallelo all'interno del ministero". Due settimane fa, subito dopo l'omicidio del leader dell'opposizione Belaid, uno dei giornalisti più famosi in Tunisia, Ziad al Heni, aveva denunciato l'esistenza di un apparato parallelo della polizia che sarebbe coinvolto nell’omicidio dell'oppositore. Il compito dei rappresentanti di questa sorta di polizia parallela sarebbe perseguitare gli esponenti dell'opposizione.

Nei giorni scorsi, invece, un altro giornalista tunisino, Sofiène Ben Farhat, ha rivelato di aver ricevuto lo scorso primo febbraio un messaggio telefonico da un funzionario del ministero dell’Interno che gli preannunciava una serie di omicidi mirati a danno di esponenti politici tunisini. Nonostante i sospetti che girano intorno al ministero dell’Interno di Tunisi e al suo ruolo nell’omicidio di Belaid, secondo il dirigente di Ennahda Nejib Gharbi, un terzo candidato per la guida del governo potrebbe essere proprio l’attuale ministro dell’Interno, Ali Larayedh, mentre il quarto nome che si è fatto durante le consultazioni di oggi sarebbe quello del ministro della Salute, Abdellatif Mekki. (Irb)