Mezzaluna
13.02.2013 - 18:05
ANALISI
 
Tunisia: paese in bilico tra crisi politica e situazione della sicurezza interna
Roma, 13 feb 2013 18:05 - (Agenzia Nova) - La situazione nel paese rimane molto tesa. Sul fronte politico i partiti stanno trattando per la formazione del futuro governo di unità nazionale, voluto dal premier Hamadi Djabali, anche se gli islamici di Ennahda rimangono divisi, sebbene buona parte di essi siano contrari a questa opzione. In un'intervista raccolta da “Le Monde”, il primo ministro Djabali, mantiene l'auspicio della formazione di un governo tecnico - espresso il giorno stesso della morte di Belaid e subito respinto da Ennahda - per rispondere con prontezza all'attuale grave crisi che sta scuotendo il paese.

Le dichiarazioni del premier tunisino e segretario di Ennahda, si contrappongono a quelle del leader e fondatore del gruppo, Rachid Ghannouchi. Quest’ultimo infatti ha minacciato che il partito islamico di Ennahda "potrebbe lasciare il governo in Tunisia nel caso in cui Djabali dovesse insistere nell'idea di un governo di unità nazionale". Citato dall'emittente satellitare "al Arabiya”, Ghannouchi ha affermato di sostenere la posizione espressa dal direttivo del suo partito, contrario all'idea del governo unitario e tecnico.

Alla ricerca di un punto di mediazione interno al partito è il ministro degli Esteri tunisino Rafi Abdel Salam, secondo il quale l'omicidio del leader dell'opposizione Belaid "è stato perpetrato da chi vuole portare la tensione in Tunisia". Nel corso di una conferenza stampa a Tunisi il ministro degli Esteri ha affermato che il governo condanna "tutte le forme di violenza e chi incita a commetterla. E' evidente che ne' il partito di Ennahda ne' il governo avevano alcun interesse nel fatto che venisse commesso un omicidio del genere. Comunque non vieteremo agli osservatori internazionali di partecipare alle indagini". Il capo della diplomazia tunisina ha denunciato che nel paese esistono delle persone che sono interessate che avvengano fatti come l'omicidio di Belaid.

"L'omicidio del leader dell'opposizione non dev'essere necessariamente motivato dallo scontro politico", ha aggiunto il ministro Abdel Salam, il quale ha anche sottolineato come "il partito di Ennahda non abbia mai usato la violenza". A proposito del futuro dell'attuale esecutivo tunisino, Abdel Salam ha appoggiato l'idea del premier Djabali, di dare vita ad un governo di unità nazionale, "ma questo dev'essere certamente sostenuto dall'Assemblea costituente democraticamente eletta". In questo momento, però, come sottolinea il ministro degli Esteri, si stanno trovando "difficoltà notevoli nella formazione di questo nuovo esecutivo". Il genero di Ghannouchi, ha infine ammesso che "ci sono opinioni diverse al nostro interno sulla formazione del governo unitario".

Oltre allo scontro politico il paese si trova ad affrontare un'altra crisi, quella della sicurezza. Con l’inasprimento dello scontro tra Ennahda e l’opposizione laica e di sinistra sono tornati in campo anche gli estremisti islamici salafiti. A fare paura sono i circa 12 mila miliziani jihadisti tunisini presenti in Siria per combattere contro il regime di Bashar al Assad, i quali potrebbero tornare nel loro paese per imporre l’Islam salafita. E’ questo l’allarme lanciato da fonti del governo tunisino al giornale algerino “Echourouk”. Sono tanti i tunisini che si trovano in Siria e che, dopo due anni di combattimenti contro le truppe di Damasco, alla luce dei cambiamenti in corso nella politica del loro paese e dopo l’omicidio del capo dell’opposizione Chokri Belaid, stanno valutando di rientrare in patria, anche per rispondere all'appello del leader dei salafiti tunisini, Abu Ayadh, latitante perché accusato di aver guidato l’attacco all’ambasciata statunitense a Tunisi lo scorso settembre.

Secondo la fonte citata dal quotidiano “Echourouk”, questi miliziani tunisini che militano tra le file dell’Esercito siriano libero rappresentano un vero pericolo per la sicurezza di Tunisi, che non sarebbe in grado di contrastarli. I militari effettivi dell’esercito nazionale sono soltanto 35 mila, coadiuvati da 160 mila agenti di polizia. Numeri che potrebbero non bastare a fermare i 12 mila miliziani jihadisti, ben armati e ben addestrati, a cui si andrebbero ad aggiungere le migliaia di salafiti tuttora presenti nel paese.

Nei giorni scorsi lo stesso Abu Ayadh ha diffuso un video messaggio su internet nel quale ha chiesto ai salafiti jihadisti di non andare in Siria e in Mali a combattere la jihad perché “i combattenti presenti in quei paesi sono sufficienti ed è più conveniente restare in Tunisia”. Erano undici i tunisini che lo scorso mese hanno partecipato all'assaltato terroristico contro il campo di estrazione del gas di In Amenas, in Algeria, mentre c’erano dei tunisini anche tra gli assalitori della caserma di Khenchela, nell’Algeria nord orientale. (Irb)
 
Tunisia: leader sindacato giornalisti el Heni, ci sono apparati dello stato dietro l’omicidio Belaid
Roma, 13 feb 2013 18:05 - (Agenzia Nova) - A una settimana dall'omicidio del leader del Partito dei patrioti democratici tunisini, Chokri Belaid, avvenuto il 6 febbraio a Tunisi, gli inquirenti non hanno dato alcuna indicazione precisa su chi possano essere i mandanti e gli esecutori del delitto. A parte l'autista del politico, arrestato il giorno dopo l'attentato su indicazione di una giornalista e vicina di casa di Belaid che lo avrebbe visto confabulare con dei giovani prima dell'agguato, non ci sono stati altri arresti. Eppure secondo Zied el Heni, leader del Sindacato dei giornalisti tunisini intervistato da “Agenzia Nova”, "ci sarebbero almeno tre piste da seguire che portano ad apparati dello stato collusi con i gruppi islamici".

El Heni, che è stato uno dei protagonisti della rivoluzione dei gelsomini di due anni fa in Tunisia, ha partecipato venerdì scorso al funerale di Belaid, nel cimitero di el Djellaz a Tunisi. “Durante la cerimonia funebre mi si è avvicinato un funzionario del ministero dell'Interno che non avevo mai visto prima – ha detto il leader sindacale a “Nova” -. Questi mi ha rivelato l'esistenza all'interno del suo ministero di una squadra dedita agli omicidi mirati diretta da un funzionario nominato dai politici islamici". Secondo questa fonte del ministero, "si tratta di una squadra composta da 20 giovani esperti nelle arti marziali che girano per il paese a bordo di un minibus di fabbricazione jugoslava. Si tratta di elementi che non risultano tra i dipendenti del ministero dell'Interno".

Il giornalista ha parlato poi di una seconda pista che porta ad un leader islamico tunisino il quale “avrebbe trascorso del tempo nella regione montuosa dell'Algeria dove si trovano i gruppi jihadisti. Questo esponente islamico sta guidando una formazione di militanti islamici in Tunisia". La terza pista citata da el Heni è quella di "un imprenditore importante legato ad un gruppo di contrabbandieri di armi che hanno rapporti con funzionari del ministero dell'Interno". Il giornalista ha rilevato quindi come "tutte le piste portino in un modo o nell'altro al ministero dell'Interno di Tunisi e che un nostro collega ha intervistato un commissario di polizia il quale ha rivelato l'esistenza di una lista nera con i nomi degli esponenti dell'opposizione da uccidere".

Quanto rivelato da el Heni "è stato già denunciato alla magistratura tunisina e per questo sono stato convocato come persona informata sui fatti dal procuratore di Tunisi". Nei giorni scorsi anche la vedova di Belaid aveva puntato il dito contro apparati dello stato legati al partito islamico di Ennahda, mentre la stampa di sinistra aveva denunciato che il partito islamico era riuscito a mettere le mani sulla potente Dcrg, la Direzione centrale dell'intelligence generale, definito "il tesoro lasciato da Ben Ali (ex presidente), il suo vaso di Pandora". Si tratta infatti dell'unica direzione del ministero dell'Interno che non è stata toccata dall'attuale governo tunisino.

Secondo quanto riferito da un alto funzionario del ministero dell'Interno di Tunisi al sito "State Afrique", "gli islamici di Ennahda hanno tenuta intatta la scatola nera del regime di Ben Ali. E' stata solo riprogrammata per i loro interessi. In questa scatola nera ci sono tutti i file delicati come le intercettazioni telefoniche, i nomi, i dossier che riguardano tutti i responsabili pubblici, medici, avvocati, artisti, omosessuali, prostitute ed altro. E' tutto conservato e pronto all'uso al momento opportuno per rovinare la carriera di un eventuale candidato".
(Irb)