Mezzaluna
04.02.2013 - 16:45
Analisi
 
Iran: Teheran ha già avviato trattative segrete con l'amministrazione Obama
Roma, 4 feb 2013 16:45 - (Agenzia Nova) - A giugno gli iraniani sono chiamati al voto per scegliere il successore del presidente Mahmoud Ahmadinejad, alla scadenza del suo secondo mandato. Le elezioni si svolgono in un momento cruciale per il destino della Repubblica islamica, fortemente indebolita dalle severe sanzioni economiche occidentali e minacciata da una più che probabile caduta del regime siriano di Bashar al Assad. Minacce che, secondo fonti di “Agenzia Nova” a Teheran, hanno convinto la guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, ad entrare in trattative dirette e segrete con l'amministrazione Usa del presidente Barack Obama. Ufficialmente, ogni rapporto diretto fra Iran e Stati Uniti è interrotto dal 1979, anno in cui avvenne l’assalto all’ambasciata Usa da parte di studenti khomeinisti. Dall'inizio dell'anno, però, il presidente del parlamento, Ali Larijani, si è già recato due volte segretamente negli Stati Uniti.

L'Iran è alle strette. A Gaza, Hamas è passata con le monarchie del Golfo. Il regime siriano non sopravviverà. Quel che è peggio, per Teheran, è che a Baghdad il governo di Nouri al Maliki è in fortissima difficoltà. I curdi e i sunniti sono sostenuti dalle monarchie arabe del Golfo e dagli Stati Uniti. Anche in Iraq, dunque, è prevedibile un cambio di governo. L'Iran, insomma, è isolato, e circondato dalle basi militari Usa. All'interno le sanzioni economiche hanno reso sempre più difficili le condizioni sociali. Le esportazioni di petrolio, secondo le fonti arabe del Golfo, sono dimezzate. Lo stesso, quindi, è accaduto con le entrate in valuta pregiata, il che a sua volta, ha provocato il crollo della moneta: il dollaro è passato da 18 mila a 40 mila rial. Le elezioni presidenziali, a giugno, rischiano di essere un tornante drammatico per il regime.

Lo scorso autunno, mentre la campagna per le presidenziali Usa entrava nel vivo, l'amministrazione Obama chiese al premier israeliano, Benjamin Netanyahu, di non sferrare un attacco contro gli impianti nucleari di Teheran, e di aspettare fino alle elezioni iraniane, che avrebbero potuto rappresentare un punto di svolta. In effetti gli ayatollah si sono convinti ad avviare le trattative. Il presidente del parlamento Larijani, 54 anni, è stato segretario del Consiglio di sicurezza nazionale iraniana, ed è il più autorevole consigliere di Khamenei in materia di sicurezza nazionale.

A Washington, Larijani ha concordato con il dipartimento di Stato Usa, la nomina di due plenipotenziari per i negoziati. Secondo le nostre fonti a Teheran, Larijani ha nominato Mustafa Dawlatyar, che dirige l'Istituto di Studi politici e internazionali. Dawlatyar, è stato il rappresentante di Teheran all'Onu dal 2002 al 2006 ed a New York ha allacciato buoni rapporti con diversi diplomatici e politici statunitensi. Egli stesso è favorevole ad un “compromesso nucleare”: l'Iran potrebbe produrre energia nucleare a fini pacifici, ma sotto il controllo di un gruppo di stati garanti e dell'Agenzia Onu per l'energia atomica (Aiea).

A Teheran, il presidente Ahmadinejad, non può ricandidarsi, avendo compiuto due mandati, e spera di poter far eleggere il capo della sua segreteria, Mehdi Khorshidi, suo genero. Perché sia credibile, però, l'Iran deve avere un cambio di regime. Il clero islamico ne è consapevole ma non ha ancora espresso un candidato per le elezioni di giugno. Un possibile candidato potrebbe essere il sindaco di Teheran, Mohammad Bagher Ghalibaf, politico molto popolare nella capitale e sostenuto dal Bazar. Anche l'atteggiamento nei confronti di Israele dovrà cambiare. Ma questa è un’altra storia. (Sit)