Mezzaluna
16.01.2013 - 18:04
 
 
ANALISI
 
Arabia Saudita: ingresso donne in Consiglio reale porta alla luce scontro tra conservatori e riformatori
Roma, 16 gen 2013 18:04 - (Agenzia Nova) - I recenti provvedimenti adottati dal re saudita Abdullah Bin Abdel Aziz, dall’ingresso delle donne nel Consiglio consultivo, alla nomina di nuovi emiri più giovani fino al rimpasto all’interno del Consiglio egli ulema, sta portando alla luce la lotta intestina in corso da tempo nel regno arabo tra conservatori e riformatori. In particolare ha scatenato polemiche tra i conservatori sauditi la decisione assunta nei giorni scorsi di consentire alle donne di partecipare al Consiglio consultivo (Majlis Shura), organo composto da consiglieri scelti dal sovrano per proporre suggerimenti alla famiglia reale sulle attività del governo del paese. Secondo quanto riferisce l'emittente televisiva satellitare "al Arabya", il monarca ha stabilito anche delle quote rosa, ordinando che la presenza femminile nel Consiglio non possa scendere al di sotto del 20 per cento.

Alcune decine di religiosi sauditi hanno partecipato ieri ad una manifestazione che si è svolta davanti al palazzo reale di Riad per protestare proprio contro questa decisione del re Abdullah di accettare l'ingresso delle donne all'interno del Consiglio consultivo, rispettando una promessa fatta nel 2011. La manifestazione, cui hanno partecipato circa 50 uomini religiosi, aveva l'obiettivo di mostrare lo scontento della componente più ortodossa e conservatrice della società. Gli anziani sceicchi hanno chiesto di poter incontrare il sovrano per esporgli le loro tesi. I manifestanti hanno chiesto di parlare anche con Khaled al Tarwiji "per dargli dei consigli". Al Tarwiji è considerato il braccio destro del re ed è il vero artefice di alcune riforme avviate dalla monarchia.

Solo ieri un gruppo di ulema sauditi aveva emesso una fatwa nella quale vietavano qualsiasi forma di protesta o manifestazione, preoccupati per le conseguenze che il decreto del re avrebbe comportato nel paese. Il politologo saudita Khaled al Dakhil rileva "uno scontro all'interno dell'ala conservatrice della società, visto che i salafiti veri non fanno ciò che hanno fatto ieri gli uomini religiosi". Dakhil prevede quindi che "l'Arabia Saudita affronterà presto una serie di cambiamenti politici e sociali, soprattutto se si considera che sta venendo fuori la nuova generazione dei salafiti che porta avanti nuove proposte ".

In vista di nuove possibili riforme, promosse proprio dall’ala riformista del regno, aumentano di giorno le iniziative dei conservatori che vogliono tenere legato il paese all’ortodossia wahabita. In questo quadro rientro l’iniziativa di un religioso saudita, lo sceicco Abdel Rahman al Barrak, che ha definito il sistema elettorale democratico come “contrario ai principi della sharia islamica”. In una lezione, pubblicata sul suo profilo Facebook, Barrak ha spiegato che “il sistema elettorale è stato introdotto nei nostri paesi dall’Occidente e ci fa sembrare simili ai miscredenti”. Il religioso saudita sarebbe contrario alla sharia perché “pone sullo stesso piano dotti e ignoranti, uomini e donne”.

Barrak ha aggiunto inoltre che “il sistema delle elezioni per scegliere un presidente o un rappresentante è stato inventato dai miscredenti, mentre la sharia prevede che a comandare siano i capi delle proprie comunità e gli ulema che fanno rispettare la legge islamica”. Barrak è il religioso che lo scorso anno si era già pronunciato contro la partecipazione delle donne alla vita pubblica e contro la possibilità di concedere loro la patente di guida in Arabia Saudita.

Eppure il processo di cambiamento nel regno, seppur a rilento, prosegue. Non a caso la casa reale saudita ha attuato un cambio ai vertici di alcune delle regioni più importanti del paese. Secondo quanto ha reso noto l'agenzia di stampa di Riad "Spa", il principe Saud bin Nayef, figlio primogenito dell'erede al trono saudita ed ex ministro dell'Interno, in prima linea nella lotta ad al Qaeda, Nayef bin Abdel Aziz, è stato nominato emiro della provincia orientale di al Sharqiyya. Il principe Nayef dovrà quindi governare un'area dove è presente una forte minoranza sciita legata a Teheran. Come emiro della città di Medina, dove si trova la tomba di Maometto, seconda città santa per l'Islam dopo la Mecca, è stato scelto invece il principe Faysal bin Salman.

A spingere in favore delle riforme è in particolare il principe saudita Talal bin Abdel-Aziz, fratellastro di re Abdullah Bin Abdel Aziz, il quale ha chiesto al governo di Riad l'avvio di una serie di riforme politiche e l'istituzione di un fondo sovrano di investimento. Lo riferisce il giornale arabo "al Quds al Arabi". L'emiro, noto in patria con l'appellativo di "principe rosso" per le sue posizioni liberali, ha spiegato che l'istituzione di un fondo sovrano alla stregua degli altri paesi arabi del Golfo Persico, produttori di petrolio, sarebbe una buona mossa in previsione di un calo della domanda mondiale di greggio e di un sempre più vasto ricorso alle fonti alternative di energia. "Tale fondo - ha aggiunto l'emiro saudita - dovrebbe essere completamente autonomo dall'esecutivo e sottoposto alle autorità legislative del Regno".

Alla luce di quanto sta avvenendo nel paese arabo, il decreto del monarca saudita rappresenta una chiara rottura culturale, se si pensa che garantisce 30 posti sui 150 del Consiglio consultivo alle donne, in un paese dove i diritti civili e politici delle donne sono spesso calpestati: alle donne è vietato guidare l'automobile, aprire un conto in banca e viaggiare senza il consenso di un uomo. Non è la prima apertura che il re attua nei confronti delle donne: nel 2011 Abdullah ha riconosciuto loro il diritto al voto e il diritto a candidarsi alle elezioni, previste per il 2015.
 
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