Atlantide
15.01.2013 - 12:07
 
 
ANALISI
 
Mali: l’offensiva delle milizie Ansar Eddine provoca un rischioso intervento unilaterale francese
Roma, 15 gen 2013 12:07 - (Agenzia Nova) - Il finire della scorsa settimana ha fatto registrare un’improvvisa accelerazione della crisi maliana. Rompendo un equilibrio che aveva cristallizzato la divisione in due parti del paese, con l’Azawad al nord di fatto separato dalle province meridionali strette intorno a Bamako, le milizie islamiste di Ansar el Dine hanno sferrato un’imprevista offensiva verso sud, forse sperando di volgere a proprio vantaggio con un’improvvisa marcia sulla capitale le evidenti esitazioni della comunità internazionale ad agire. Si sono mossi anche i jihadisti del Mujao, sorti da al Qaeda nel Maghreb islamico, non è chiaro se in coordinamento o meno con il gruppo di Ansar.

Nelle lungaggini di un intervento concertato in Mali, che avrebbe dovuto aver luogo non prima del prossimo settembre sotto la direzione dell’Ecowas, un’organizzazione regionale dell’Africa occidentale, di fronte all’assalto di Ansar Eddine il presidente francese Francois Hollande ha deciso di autorizzare una circoscritta operazione aeroterrestre unilaterale per prevenire il possibile collasso definitivo di Bamako. Per Parigi è infatti essenziale non perdere ciò che resta del controllo indiretto di una pedina fondamentale della propria presenza nel Continente nero. E’ inoltre in gioco il fondamentale interesse strategico a non consentire la destabilizzazione del Niger, con il quale il Mali confina e dal quale la multinazionale energetica francese Areva trae buona parte del combustile necessario al funzionamento delle proprie centrali nucleari.

Militari della Legione Straniera ed altre unità d’élite delle forze armate sono affluiti a Bamako e Mopti, una città che sorge sul fiume Niger qualche decina di chilometri a sud della linea di divisione tra la zona sotto influenza islamista e tuareg e l’altra invece ancora sotto il controllo delle autorità del Mali. Non si tratta di ingenti quantità di uomini, giacché sono state spostate soltanto poche centinaia di soldati, circa 400 nella capitale ed altri 150 a Mopti. Tuttavia, in questi contesti africani anche contingenti relativamente ridotti ma ben organizzati di forze occidentali possono fare la differenza.

Nel frattempo, l’aviazione transalpina ha iniziato a martellare con Mirage 2000D, Mirage F1 CR e Rafale le colonne avanzanti dei ribelli jihadisti nonché le basi ed i siti strategici nelle retrovie sotto il controllo degli islamisti, inclusa Gao. Per quanto il grosso delle incursioni parta dal Ciad, è interessante che alcune delle missioni transalpine siano state condotte direttamente dal territorio metropolitano francese, in seguito alla decisione algerina di consentire agli aerei dell’Aviation Nationale l’attraversamento dei propri cieli. Quest’ultima rappresenta infatti senza dubbio una sorpresa, considerata la pregressa opposizione di Algeri a qualsiasi intervento militare internazionale nell’attiguo Mali. La circostanza alimenta i peggiori sospetti, incluso quello che gli algerini ritengano probabile un fiasco francese e trovino pertanto conveniente consentire a Parigi di impantanarsi a Bamako. Nelle azioni transalpine, che si sviluppano sotto la denominazione di Operazione Serval, termine che evoca un elegante felino diffuso nella regione, sono coinvolti anche cargo militari C-130 e C-160 Transall, oltre ad aerocisterne C-135. (g.d.)
 
Mali: le difficoltà di Parigi, di fatto lasciata sola dai suoi alleati europei ed atlantici
Roma, 15 gen 2013 12:07 - (Agenzia Nova) - In seguito all’intervento militare in Mali, stando a quanto afferma Parigi, sarebbe stata fermata almeno una direttrice della penetrazione jihadista, quella orientale. Ma la situazione sul territorio è lungi dall’essere stabilizzata, anche perché i francesi si stanno per adesso muovendo da soli. In effetti, il teatro d’operazioni è vasto e numerose sono le vie di fuga disponibili per sottrarsi alla forza del dispositivo francese. Inoltre, com’è stato candidamente ammesso dall’Eliseo, le formazioni avversarie finora incontrate sono risultate in possesso di un arsenale decisamente più potente di quello che si era preventivato, forse con eccessivo ottimismo, alla vigilia.

D’altra parte, nell’Azawad sono confluite sia parte delle armi impiegate lo scorso anno dai lealisti libici che uno stock importante di dotazioni dell’esercito del Mali, trasferite direttamente all’insurrezione dai soldati che hanno defezionato dopo il golpe militare avvenuto lo scorso marzo a Bamako. Un ufficiale francese preposto alla guida di un elicottero Gazelle è stato ucciso durante un’azione diretta ad arrestare una colonna di islamisti nei pressi di Konna, così come risultano aver perso la vita almeno un centinaio di ribelli. Non in tutto il teatro i jihadisti hanno ripiegato. Anzi, all’ovest, in prossimità dei confine mauritano, ancora lunedì 14 gennaio risultavano all’offensiva, avendo conquistato le cittadine di Djabali e Nara.

L’Operazione Serval (questo il nome assegnato all’intervento francese) si configura essenzialmente come un intervento di tamponamento, pensato per difendere Bamako ed indebolire con il potere aereo le forze islamiste prima di passare la mano alle truppe dell’Ecowas. A Parigi, in effetti, si attende il rischieramento in Mali delle truppe promesse da diversi stati africani, come il Burkina Fasu, il Ghana, il Niger, la Nigeria, il Senegal, il Togo ed altri ancora, dai quali dovrebbero giungere circa tremila uomini. Si spera altresì in un più attivo sostegno da parte dei tuareg, che si sentono espropriati dai jihadisti del controllo del loro territorio.

Finora, però, il dato più rilevante è un altro: la Francia del presidente Francois Hollande si è trovata isolata in Occidente e soprattutto in Europa. Gli Stati Uniti, infatti, hanno per il momento garantito all’Eliseo soltanto un appoggio logistico e d’intelligence, confermando lo straordinario cinismo del loro approccio attuale ai problemi di sicurezza euro-mediterranei ed africani. Quanto alla Nato, che è già alle prese con le pressioni della Turchia per la Siria, si è limitata ad esprimere cortesemente interesse e simpatia per il tentativo dei transalpini.

Non va molto meglio nell’Ue. Tra i maggiori paesi europei, infatti, si è mossa per adesso soltanto la Gran Bretagna, peraltro assicurando soltanto l’invio di un paio di cargo militari C-17. La Germania ha fatto invece sapere di non essere intenzionata a muovere la Bundeswehr al di fuori di una missione europea, che oltretutto è stato assicurato da Bruxelles non assumerà mai la valenza di un intervento finalizzato al combattimento. A Berlino, peraltro, c’è chi si preoccupa dei possibili contraccolpi sulle relazioni bilaterali con Parigi in caso di fiasco francese in Mali.

E’ incerto, in questo contesto, l’atteggiamento dell’Italia. E’ interessante però notare come tra le missioni di cui si è assicurata la prosecuzione e lo svolgimento fino al prossimo 30 settembre, il governo del premier Mario Monti abbia inserito in un decreto legge varato lo scorso 22 dicembre una disposizione che consente a 23 militari del nostro paese, con tre mezzi al seguito, il rischieramento nell’ambito della Eucap Sahel Niger ed il loro eventuale impiego nel quadro di una missione in Mali che venisse deliberata in sede Ue. Sembrerebbe possibile concludere, conseguentemente, che Roma sia questa volta allineata con Berlino. Anche per questo motivo, Hollande e la Francia rischiano molto. E non solo per effetto delle possibili ritorsioni terroristiche sul territorio nazionale francese, di cui pure molto si parla in queste ore, ma soprattutto per via della possibile perdita d’influenza in Africa occidentale ed in Europa. (g.d.)
 
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