Mezzaluna
19.12.2012 - 17:38
Analisi
 
Iraq: aumentano le tensioni interne mentre il presidente è in condizioni critiche
Roma, 19 dic 2012 17:38 - (Agenzia Nova) - I militari peshmerga della regione autonoma del Kurdistan iracheno hanno aperto il fuoco contro un elicottero delle forze armate nazionali di Baghdad. Il vice ministro per gli Affari militari del Kurdistan, Anwar Othman, commentando l’episodio avvenuto ieri, ha spiegato: “Abbiamo aperto il fuoco contro un elicottero militare iracheno in volo sopra le nostre forze armate. Questo è un messaggio chiaro del fatto che la prossima volta la nostra risposta sarà più dura ancora”. Othman ha dichiarato che l’episodio è avvenuto nei pressi della città di Sikanyan, poco a nord della città di Kirkuk, al centro delle tensioni tra le milizie peshmerga e quelle di Baghdad. Il sindaco di un comune della zona ha confermato l’incidente, mentre il governo centrale di Baghdad non ha ancora reagito.

Questa mattina, intanto, un funzionario della regione autonoma del Kurdistan ha rivelato che "una serie di droni iracheni stanno sorvolando da alcuni giorni le postazioni dove sono concentrate le milizie peshmerga nella zona contesa di Kirkuk". Parlando al giornale arabo "al Sharq al Awsat", Anwar al Hajj Othman, funzionario del ministero dei peshmerga della regione curda, ha spiegato che "gli aerei spia iracheni stanno cercando di riprendere le nostre postazioni militari, ma la nostra contraerea ha aperto il fuoco costringendoli a fare marcia indietro".

Sembra non placarsi quindi la crisi politica tra il governo di Baghdad e quello di Erbil, anche se il portavoce della regione curda, Safin Dizabi, ha affermato che "la situazione nella regione contesa di Kirkuk al momento è tranquilla e non ci sono state evoluzioni importanti sul piano militare, né nuovi spostamenti di truppe. Attendiamo i risultati delle consultazioni a Baghdad". Secondo Dizabi, "la fine dello scontro verbale sui media ha contribuito a calmare la situazione e ha inciso anche sullo spostamento delle truppe. Noi riteniamo che tutto l'Iraq abbia da perdere nel caso di uno scontro".

La tensione crescente tra Baghdad ed Erbil è aggravata dalla situazione di salute del presidente dell’Iraq, Jalal Talabani, di etnia curda, ricoverato in ospedale in condizioni critiche, ma stabili dopo l’ictus cerebrale che lo ha colpito due giorni fa. Secondo quanto riporta il quotidiano "al Sharq al Awsat", la sua morte aprirebbe nuovi scenari per quanto riguarda la successione, sia alla guida del paese che alla guida del partito da lui guidato, l'Unione patriottica del Kurdistan. Secondo la costituzione irachena la guida dello stato dovrebbe passare al vicepresidente più anziano, Khudair al Khuzaie, ma i partiti politici di Baghdad sono decisi che a guidare il paese debba essere l'altro vicepresidente, Burham Saleh.

Questo, mentre il terzo vicepresidente, il sunnita Tareq al Hashemi, è ormai fuori gioco all'estero per sfuggire ad una condanna per terrorismo del Tribunale della capitale. Non è altrettanto chiaro invece chi potrà sostituire Talabani alla guida del partito curdo, ne ci sono speranze circa una ripresa del suo stato di salute. Nonostante il bollettino medico ufficiale ieri sosteneva che le sue condizioni erano stabili e lasciavano ben sperare i medici, una fonte molto vicina al capo di stato iracheno ha rivelato al giornale arabo che "Talabani è ormai in stato di coma. E' stato colpito da un ictus dopo una lunga giornata di riunioni che ha visto un incontro con il premier Nouri al Maliki".

Il presidente iracheno è stato un importante mediatore tra il governo di Baghdad del primo ministro Nouri al Maliki e l’autonomia regionale del Kurdistan, guidata dal presidente Massoud Barzani. Senza Talabani il dialogo rischia di subire un duro colpo. Lo stesso presidente aveva annunciato, la scorsa settimana, che "i miei sforzi per arrivare ad un accordo sulla crisi tra Baghdad e Erbil sono stati ripagati e presto avremo i risultati sperati". Secondo quanto riferito dall’emittente televisiva irachena "al Sumaria", il capo dello stato iracheno stava mediando tra il premier Maliki e il presidente della regione autonoma del Kurdistan, Barzani, per risolvere la crisi sulla zona contesa di Kirkuk, che ha portato l'esercito iracheno e le milizie curde peshmerga a schierarsi nella zona.

L'accordo prevede al momento la fine degli attacchi mediatici da parte dei due politici che "minano i rapporti tra le parti" e la formazione di "gruppi di cittadini della zona contesa che si assumeranno la responsabilità del mantenimento della sicurezza in quell'area". Il calo delle esportazioni petrolifere registrato di recente dal Kurdistan iracheno, oltretutto, minaccia di inasprire le controversie tra la regione autonoma e il governo centrale di Baghdad. Il quotidiano arabo "al Hayat" ha lanciato l'allarme circa il fatto che le esportazioni di greggio della regione autonoma del Kurdistan iracheno sono scese a meno di 30 mila barili al giorno e questo potrebbe accrescere le tensioni con il governo centrale. In passato le esportazioni del Kurdistan hanno toccato persino i 200 mila barili giornalieri. Si parla di problemi tecnici relativi alle attività d’estrazione in alcuni campi petroliferi nella zona a nord del paese anche se la diminuzione è iniziata proprio per protestare contro il mancato pagamento da parte di Baghdad degli introiti delle esportazioni del greggio all'estero. Solo nei giorni scorsi è stato raggiunto un fragile accordo tra Erbil e Baghdad per il ritiro delle truppe dall'area contesa di Kirkuk.

Anche per la Turchia, che importa il petrolio dalla regione curda attraverso un gasdotto che parte proprio dalla città di Kirkuk e arriva al porto mediterraneo di Ceyahn, un’eventuale dipartita di Talabani potrebbe avere ripercussioni negative. Secondo esperti citati dal quotidiano “Zaman”, infatti, una situazione di instabilità in Iraq potrebbe creare problemi ad Ankara. Come afferma lo studioso Aziz Barzani, del Centro internazionale di ricerca sulla pace in Medio Oriente (che ha sede nella capitale turca), “Talabani ha giocato un ruolo importante nel mantenere l’equilibrio tra i diversi gruppi politici” e quindi anche nelle relazioni già precarie tra la Turchia e il governo di Baghdad. Lo stesso esecutivo iracheno, alla fine del mese scorso, non ha concesso il permesso di atterraggio al volo che avrebbe dovuto trasportare il ministro dell’Energia turco, Taner Yildiz, e una sua delegazione a Erbil. La decisione di Baghdad aveva accresciuto la tensione già alta tra la Turchia e l’Iraq, causata dagli accordi petroliferi presi da Ankara direttamente con l’amministrazione regionale del Kurdistan, senza coinvolgere il governo centrale iracheno. (Irb)