Mezzaluna
12.12.2012 - 18:54
ANALISI
 
Siria: la conferenza di Marrakech ufficializza il riconoscimento della Coalizione dell'opposizione
Roma, 12 dic 2012 18:54 - (Agenzia Nova) - Si sono conclusi con il riconoscimento della Coalizione nazionale siriana dell'opposizione i lavori della quarta Conferenza internazionale dei paesi amici della Siria, che si è tenuta oggi a Marrakech. Dopo una giornata di interventi e di discussioni, i delegati dei paesi partecipanti hanno riconosciuto ufficialmente la Coalizione come legittimo rappresentante del popolo siriano. Lo ha comunicato il ministro degli Esteri marocchino, Saad Eddine el Othmani, che ha ospitato la conferenza ministeriale di oggi, al termine della conferenza stampa conclusiva dei lavori. Sono 114 i delegati dei paesi che hanno preso parte alla Conferenza di Marrakech e che hanno riconosciuto come legittimo interlocutore la Coalizione siriana dell’opposizione.

Nel corso dell’incontro sono stati inoltre approvati ulteriori aiuti economici, come i 100 milioni di dollari promessi dall’Arabia Saudita, oltre all’invio di aiuti umanitari alle popolazioni colpite dal conflitto in corso nel paese tra i ribelli e le forze del regime di Bashar al Assad. Alla Conferenza ha partecipato anche l’Italia, che riconosce la Coalizione dell’opposizione siriana. L’inviato speciale per il Mediterraneo e Medio Oriente del ministro degli Esteri Giulio Terzi, Maurizio Massari, lo ha confermato oggi durante i lavori. Secondo quanto reso noto dalla Farnesina, Massari ha ribadito quanto dichiarato dal ministro Terzi nel corso della sua audizione parlamentare. “Negli stessi termini si sono già espressi la Francia, il Regno Unito, la Turchia e i Paesi del Golfo. Gli Stati Uniti a Marrakech hanno riconosciuto la Coalizione come il legittimo rappresentante del popolo siriano”, si legge nella nota del ministero degli Esteri.

Il comunicato finale della riunione di Marrakech definisce la Coalizione dell’opposizione come “legittimo rappresentante del popolo siriano”. I lavori sono iniziati con la lettura di un discorso del re del Marocco, Mohammed VI, il quale ha auspicato che la conferenza di oggi a Marrakech "segni un effettivo passo in avanti” per fermare la spirale di violenza in Siria. “Nutriamo grandi speranze nei risultati attesi ai fini del consolidamento degli sforzi internazionali e nell'impegno delle Nazioni Unite per trovare una soluzione politica alla crisi siriana e consolidare il processo di transizione politica in questo paese ricco di storia", ha dichiarato il sovrano marocchino, sottolineando inoltre la necessità di "mobilitare il potenziale e le modalità di azione utili per fornire assistenza umanitaria d'emergenza a centinaia di migliaia di siriani colpiti, dentro e fuori la Siria".

Mohammed VI si è detto fortemente preoccupato per "il ciclo incessante di violenza che sta infuriando da dodici mesi in Siria”, con effetti negativi sui paesi confinanti e la regione in generale. “Chiediamo a tutti gli stati membri del Consiglio di sicurezza di assumersi le loro responsabilità per il mantenimento della pace e della sicurezza e di assumere una posizione unitaria e forte per salvare il popolo siriano dalla tragedia e dalla sofferenza. È necessario sostenere il processo di transizione del potere in Siria, in vista della creazione di una democrazia, tenendo conto delle sensibilità diverse e delle componenti del popolo siriano", ha proseguito il sovrano marocchino.

Il discorso d'apertura è stato invece affidato al ministro degli Esteri marocchino, Saad El Dine Otmani, il quale ha affermato di “lavorare per sostenere un’operazione di transizione democratica a Damasco”. Il capo della diplomazia marocchina ha ricordato che “la Conferenza aprirà le porte alla Coalizione dell’opposizione per diventare il rappresentante legittimo del popolo siriano”, ha quindi riconosciuto “la giustezza delle rivendicazioni del popolo siriano”, affermando di sostenere “l’unificazione dell’opposizione siriana”. Il discorso più atteso è stato però quello del leader della Coalizione siriana, Moaz Ahmed al Khatib.

“Questo regime barbaro deve cadere – ha affermato Khatib – e al suo posto è necessario che salga un governo chi rappresenta davvero il popolo siriano e noi della Coalizione stiamo lavorando per questo”. Khatib ha chiesto “il riconoscimento della Coalizione nazionale come rappresentante del popolo siriano” e ha rivendicato “il diritto di autodifesa del popolo siriano”. Il leader della Coalizione nazionale siriana ha parlato anche degli aiuti per i profughi e dei finanziamenti “per l’amministrazione delle aree liberate”. Dal punto di vista politico, Khatib ha ricordato che “il nostro obiettivo è quello di far cadere il regime e dare vita ad una Conferenza nazionale per formare un nuovo governo siriano che si basi sul riconoscimento di tutte le componenti della società. Noi vogliamo una società aperta e sicura che rispetti i diritti umani”.

Secondo il leader della Coalizione nazionale siriana, “la comunità internazionale e la Russia sono responsabili dell’eventuale uso di armi chimiche contro il nostro popolo in Siria”. Khatib ha chiesto che i crimini siriani vengano “portati all’attenzione del Tribunale penale internazionale”, invitando le autorità iraniane a ritirare i loro esperti e le milizie sciite libanesi di Hezbollah a richiamare i loro miliziani dalla Siria. Khatib ha inoltre sottolineato il riconoscimento ottenuto dalla Coalizione da parte degli Stati Uniti, aggiungendo che non è stato “sottoscritto nessun accordo segreto con Washington”. In conclusione, Khatib ha condannato il terrorismo sostenendo di essere “contro qualsiasi ideologia che demonizzi il prossimo e legittimi lo spargimento di sangue”.

Nel corso della Conferenza, è stato inoltre mostrato un video sulla situazione dei civili siriani, vittime della guerra in corso nel paese, a cui ha fatto seguito l'intervento del vicepresidente della Coalizione nazionale siriana, Suhair al Atassi, che lanciato un accorato appello ai paesi amici della Siria affinché inviino aiuti umanitari nel paese. Parlando nel corso della Conferenza, Atassi ha spiegato che “ora in Siria ci sono 2,8 milioni di rifugiati costretti a lasciare le loro case all’interno del paese”. Il vicepresidente della Coalizione ha quindi annunciato che l’opposizione siriana “ha formato un’unità per l’assistenza umanitaria della popolazione locale”, ribadendo che il popolo “sta cercando di far cadere un regime terroristico che è un pericolo per tutto il mondo”. L’ex deputato e attivista per i diritti umani ha quindi lanciato un appello perché “in diverse zone del paese c’è bisogno di medici e medicine”.

Tra i capi di governo arabi, è intervenuto il premier del Qatar, Hamad bin Jassim al Thani, il quale ha chiesto che "si riconosca ufficialmente la Coalizione nazionale siriana dell'opposizione". Il premier di Doha ha affermato che "è necessario sostenere economicamente e materialmente il popolo siriano riconoscendo i suoi rappresentanti e la Coalizione nazionale è l’unico sostituto legittimo del regime siriano". A giudizio del premier qatariota, "il regime continua a bombardare i civili con i caccia”. Il regime siriano, ha aggiunto, “è ormai finito e non sono giustificabili tentennamenti nel riconoscere la Coalizione nazionale siriana dell'opposizione. Bisogna inoltre formare un governo nazionale in Siria che comprenda tutte le componenti".

Anche il ministro degli Esteri saudita, Saud al Faysal, ha annunciato che il suo paese "riconosce ufficialmente la Coalizione nazionale siriana come rappresentante del popolo siriano". Nel corso della Conferenza, il capo della diplomazia di Riad ha affermato che "le violazioni commesse in Siria contro il popolo sono gravi e non possono essere taciute”. Faysal ha inoltre chiesto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di "intervenire per risolvere la crisi" perché "il regime siriano ha perso ogni legittimità". Il capo della diplomazia saudita ha infine ricordato il dramma umanitario che vive il popolo siriano. “Abbiamo deciso per questo di stanziare 100 milioni di dollari alla Coalizione nazionale siriana", ha concluso Faysal.

A chiedere la caduta del regime di Bashar al Assad è stato anche Rafiq Abdel Salam, ministro degli Esteri della Tunisia. Intervenendo nel corso della Conferenza, Salam ha spiegato che “la battaglia in Siria è ormai alla fine, è giunta alle porte di Damasco e il regime presto cadrà. Siamo al secondo anno della crisi siriana, il numero dei morti aumenta e il regime siriano continua a voler risolvere militarmente il conflitto scaturito dalle richieste del popolo di libertà. La crisi siriana si sta ampliando ai paesi confinanti, come il Libano e la Turchia, è necessario quindi risolvere questa crisi facendo cadere il regime e formando un nuovo governo che comprenda tutte le componenti della società siriana, in modo da garantire la dignità al suo popolo”.

Il ministro tunisino ha quindi annunciato “il riconoscimento della Coalizione nazionale dell’opposizione come rappresentante ufficiale del popolo siriano”, aggiungendo di “riporre grande fiducia nel suo operato”. Prudente invece la posizione del ministro degli Esteri giordano, Nasser al Jawda, secondo il quale “il governo giordano ritiene che la soluzione richiesta deve essere politica, deve garantire la stabilità in Siria ed evitare nuove violenze attraverso una transizione che rispetti le richieste del popolo siriano nel quadro della democrazia”. Al Jawda ha poi aggiunto che “il fallimento del raggiungimento di un qualsiasi accordo politico porterà alla guerra civile in Siria”. Pur sostenendo la nascita della Coalizione nazionale dell’opposizione siriana”, il ministro giordano ha chiesto al gruppo di “allargare la sua rappresentatività facendo aderire altri gruppi dell’opposizione".

La prima sessione dei lavori si è conclusa con l'intervento del segretario generale della Lega Araba, Nabil al Arabi, il quale ha ribadito la necessità che "si formi un governo di unità nazionale che abbia tutti i poteri per condurre il paese fuori dalla crisi”. Al Arab ha quindi invitato a pensare al giorno dopo la caduta del regime di Bashar al Assad, promettendo che "la Lega Araba aiuterà in ogni modo la Siria a ritornare ad essere protagonista tra i paesi arabi".

La Conferenza di Marrakech è stata duramente criticata dall'opposizione riconosciuta dal regime di Damasco, che l'ha definita "un festival di inutili chiacchiere a scapito del popolo siriano". E' stato questo il commento, ripreso dall’emittente televisiva libanese "al Maiadin", di Haytham al Manna, il leader dell'opposizione interna siriana riconosciuta dal regime di Bashar al Assad. Al Manna ha dichiarato che "noi dell'opposizione interna non accettiamo che una dittatura venga cambiata con un'altra", facendo riferimento alla presenza di gruppi islamici all'interno della Coalizione nazionale siriana dell'opposizione. Al Manna ha poi rivelato di "aver parlato con funzionari iraniani circa la presenza di loro esperti militari in Siria, che si trovano nel paese dai tempi della guerra tra Iraq e Iran".

La Conferenza segue quelle di Tunisi (del febbraio 2012), Istanbul (dell’aprile 2012) e Parigi (del luglio 2012). Si tratta del primo incontro di questo tipo, però, che è stato organizzato dopo l’unificazione dell'opposizione siriana. Il portavoce del ministero degli Esteri marocchino, Yaser Tabbara, ha ribadito alla vigilia della Conferenza di Marrakech che la Coalizione nazionale siriana ha "molto apprezzato" la visita del re marocchino Mohammed VI al campo profughi di al Zaartari, in Giordania, considerandolo "un gesto che mostra la vicinanza del sovrano nei confronti dei rifugiati siriani”. Tabbara ha infine ricordato il disastro umanitario che si sta profilando in Siria, chiedendo fondi per sostenere le attività del futuro governo di transizione nell’amministrazione delle aree liberate in Siria. (Irb)