Mezzaluna
22.11.2012 - 18:34
ANALISI
 
Mali: al Qaeda si prepara all'offensiva militare dei paesi Ecowas
Roma, 22 nov 2012 18:34 - (Agenzia Nova) - I terroristi di al Qaeda nel Maghreb islamico e i loro alleati del gruppo Monoteismo e Jihad in Africa occidentale (Mujao) si stanno preparando a respingere un'eventuale offensiva dei paesi della Comunità economica degli stati dell'Africa occidentale (Ecowas), annunciata da mesi, ma che stenta a partire per le pressioni esercitate da alcuni paesi della regione. A confermare la volontà di espansione dei gruppi jihadisti nella regione sono gli scontri iniziati venerdì scorso a Minaka, nel nord del Mali, tra i due gruppi islamici e i ribelli tuareg laici del Movimento di liberazione nazionale dell’Azawad (Mlna). Questi ultimi, già cacciati dalle città di Gao e Timbuctu, rischiano di doversi ritirare dalla loro ultima roccaforte, lasciando quindi tutta la regione dell’Azawad nelle mani di al Qaeda e dei suoi alleati. Secondo i media mauritani, sono decine i morti che si contano sul campo di battaglia tra i due fronti.

Intanto al Qaeda nel Maghreb islamico ha inviato 32 veicoli con a bordo miliziani islamici per aiutare il gruppo alleato del Mujao. Secondo quanto ha rivelato Musa Agh Said, membro del direttivo del Movimento di liberazione nazionale dell'Azawad, al quotidiano algerino "el Khabar", gli uomini di al Qaeda hanno inviato rinforzi per aiutare i salafiti del Mujao a cacciare i ribelli laici tuareg dalla zona. Inoltre il portavoce dei ribelli tuareg ha denunciato la cattura da parte degli jihadisti di 15 dei suoi uomini che si ritiene verranno usati in futuro per un eventuale scambio di prigionieri. L'Mlna sostiene di aver distrutto, in una serie di scontri avvenuti martedì scorso a Minaka, otto veicoli di al Qaeda e due del Mujao e di aver ucciso dieci terroristi islamici portando a 60 il numero dei miliziani islamici morti negli ultimi giorni di combattimenti.

L’attività dei gruppi jihadisti è confermata anche dalla notizia di un nuovo sequestro ai danni di un cittadino europeo messo a segno nella regione. Un cittadino francese, infatti, è stato rapito martedì sera nel nord del Mali. Secondo quanto riferisce il sito "Sahara Media", un francese nato in Portogallo, Gilberto Rodriguez, è stato sequestrato dopo essere entrato in Mali dalla Mauritania attraverso il valico di frontiera di Kayes, nell'ovest del paese. L'uomo è stato fermato da un gruppo di guerriglieri armati che lo ha poi condotto verso il nord del paese, dove sono presenti le basi di al Qaeda nel Maghreb islamico. La zona del sequestro è la stessa in cui tre anni fa furono rapiti i coniugi italiani Sergio Cicala e la moglie Philomene Kabore, liberati dopo mesi di prigionia. Al Qaeda detiene ancora nove ostaggi europei, tra cui sei francesi, rapiti tra settembre 2010 e novembre 2011.

Nonostante l’attivismo di al Qaeda, stenta a partire l’offensiva militare pianificata dai paesi africani dell’Ecowas. Il primo a rivelare l’impossibilità di un’operazione militare in tempi brevi nell’Azawad è stato l’inviato speciale dell’Onu nel Sahel, Romano Prodi, nel corso di una lezione sulla crisi economica europea nell’università “al Akhawein” di Ifren, nel nord del Marocco. Parlando a un gruppo di studenti, Prodi ha affermato che per ragioni organizzative, secondo gli esperti militari occidentali, "non è possibile un intervento militare in Mali prima del settembre 2013". Prodi, che si trova in questi giorni in Marocco, ha incontrato martedì il premier di Rabat, Abdel Ilah Benkirane, e altri membri del governo. Nel corso di questa riunione l’inviato speciale dell’Onu nel Sahel ha incassato l’appoggio dell’esecutivo di Rabat per la sua missione.

Parlando poi con i giornalisti locali, Prodi ha definito "importante il ruolo del Marocco in questa crisi", sostenendo che "il problema nell'Africa occidentale non è solo quello del Mali” e che “sono chiamati ad intervenire tutti i paesi africani”. A frenare l'intervento militare in Mali tramite la pressione diplomatica sono diversi paesi del Nord Africa, tra i quali l'Algeria, secondo cui per risolvere la crisi dell'Azawad "è necessario un impegno diplomatico e non un intervento militare". Il ministro dell'Interno algerino, Dahou Ould Kablia, parlando alla radio ufficiale algerina, ha spiegato che l'intervento militare richiesto dall'Ecowas "sarebbe un'avventura e non otterrebbe i risultati sperati perché porterebbe a uno scontro armato che aumenterebbe solo la tensione e l'instabilità nella regione".

Secondo il ministro algerino "è necessario invece continuare a seguire la via politica isolando quei tuareg che stanno con al Qaeda e con le bande criminali". In questa fase la priorità per il governo algerino è quella di "convincere i gruppi armati, tra cui i laici dell'Mlna e gli Ansar Eddine, a sedersi a un tavolo e trattare con le autorità centrali di Bamako per arrivare a una soluzione politica che garantisca l'unità del paese". Solo dopo, a giudizio di Kabilia, "potremo iniziare una guerra contro i gruppi terroristici e i trafficanti di droga per ripulire l'area da questo pericolo".

Diversa è la posizione espressa dal Marocco che non è “un appassionato dell'idea di un intervento militare nel nord del Mali per uscire dalla crisi" e ritiene che "sia comunque necessario garantire l'unità del paese". In un'intervista all’emittente televisiva satellitare "al Arabiya", il ministro degli Esteri marocchino, Saadeddine Othmani, ha spiegato che "è necessario seguire una strategia coordinata a livello regionale e internazionale che abbia come obiettivo strategico quello di arrivare ad una soluzione politica della crisi in Mali attraverso il governo centrale che preservi l'unità nazionale".

Nonostante la posizione algerina, il Marocco resta un attore importante nella crisi del nord del Mali. Ne è convinto il ministro degli Esteri del Burkina Faso, Djibril Bassolé. Dopo l'incontro avuto a Rabat con l'omologo marocchino, Saad El Dine Otmani, parlando all'agenzia di informazione marocchina "Map", Bassolé ha spiegato che "il Marocco è un attore importante per noi. In primo luogo per la sua posizione geografica all'interno della regione del Sahel", ma anche e soprattutto perché il Marocco, ha ricordato il ministro, avrà il mese prossimo la presidenza di turno del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite e dovrà affrontare la questione del Mali. Il ministro ha aggiunto che la sua visita in Marocco ha l'obiettivo di informare Rabat riguardo il dialogo politico in corso in Mali. (Irb)