Mezzaluna
12.09.2012 - 18:37
Analisi
 
Libia: ucciso l'ambasciatore Usa per un film blasfemo, tutti i precedenti
Roma, 12 set 2012 18:37 - (Agenzia Nova) - Tutto è iniziato a causa di un film a soggetto religioso che al momento non è stato neppure ancora realizzato. Per ora si tratta solo di un trailer di 13 minuti pubblicato su YouTube che offenderebbe la figura del profeta Maometto. Tanto è bastato a far scattare la furia di centinaia di fedeli in Libia, in Egitto e in Tunisia, dove i salafiti hanno già annunciato analoghe proteste che non promettono nulla di buono. E’ singolare il fatto che la rabbia sia più veemente proprio laddove la primavera araba si è affermata, e non nel resto dello sterminato mondo islamico, almeno per il momento.

In Egitto è scoppiata una protesta forte, con un vero e proprio assalto all’ambasciata degli Stati Uniti al Cairo. Perfino la bandiera a stelle e strisce è stata ammainata. La folla voleva sostituirla con un'altra bandiera, nera, con la scritta "Non c'è altro Dio all'infuori di Allah e Maometto è il suo profeta". Il vessillo statunitense è poi stato strappato e dato alle fiamme, mentre un giovane manifestante spiegava: "Questo film deve essere immediatamente messo al bando e devono porgerci delle scuse", ha dichiarato Ismail Mahmoud, che si è definito un "ultrà della squadra di calcio al-Ahly", un gruppo molto violento che ha avuto un ruolo molto attivo nella deposizione del presidente Hosni Mubarak lo scorso anno.

A scatenare la rabbia sarebbe stato dunque il trailer del film, dal titolo “L’innocenza dei musulmani”, che dovrebbe essere girato dal regista israeliano Sam Bacile. Si tratterebbe di una pellicola di provocazione politica finanziata con cinque milioni di dollari da più di 100 donatori ebraici. Gli estremisti islamici hanno contrapposto la libertà di azione alla libertà di parola. E’ in questo clima e con simili motivazioni che è scaturito il mortale attacco al consolato statunitense di Bengasi, nella Libia orientale, che è costato la vita all'ambasciatore degli Stati Uniti, Christopher Stevens, e a tre suoi collaboratori. Le esatte circostanze della morte sono ancora oggetto di valutazioni.

Secondo alcune fonti, Stevens sarebbe morto per asfissia nel rogo appiccato all'ambasciata; secondo altre un razzo avrebbe centrato l'auto su cui viaggiava per trasferirsi in un luogo più sicuro. Resta ancora da chiarire se la protesta contro il film "blasfemo" sia stato l'unico movente dell'assalto o non ci siano dietro altre tensioni - compresa la coincidenza con l'anniversario dell'11 settembre - o un piano preordinato per colpire proprio l'alto diplomatico, che era appena arrivato a Bengasi in vista della seduta del Congresso libico. Secondo un comunicato attribuito ad al Qaeda, l'assalto è "una reazione della milizia Ansar Al-Sharia (Partigiani della legge islamica) alla conferma della morte di Abu al-Libi", numero due della rete terroristica.

Non è la prima volta che l’uscita di un film o la pubblicazione di un libro o di immagini, suscita la rabbia dei musulmani, scatenando violenze come quelle di Bengasi. Vale la pena ricordare alcuni casi analoghi. Il 30 settembre 2005 vennero pubblicate sul quotidiano danese “Jyllands-Posten” delle vignette satiriche raffiguranti caricature di Maometto. Due imam immigrati in Danimarca, indignati dalla situazione, scrissero un documento di 43 pagine, dal titolo “Dossier a sostegno del profeta Maometto”. Il dossier era costituito da lettere firmate da vari gruppi islamici che mettevano in evidenza presunti maltrattamenti subiti dai musulmani danesi. Nel documento venivano citate le vignette dello “Jyllands-Posten”.

In Occidente si scatenò un vero e proprio dibattito sulla pubblicazione delle vignette: chi in difesa della libertà di espressione, chi invece le riteneva offensive. In diverse capitali europee si tennero manifestazioni da parte dei musulmani, sfociate poi nella violenza. L’Olanda, insieme ad altri paesi europei, ristampò le vignette satiriche su Maometto e l’Islam, aumentando il conflitto fra libertà di espressione e incitamento all’odio. Proprio nei Paesi Bassi, a Maastricht, si svolse un’accesa protesta contro la Danimarca. Nel corso della manifestazione venne perfino bruciata la bandiera danese.

Sempre a Bengasi, nel febbraio 2006, il consolato italiano, unica rappresentanza diplomatica occidentale presente nella città a quei tempi, venne presa d’assalto dalla folla: il bilancio fu di undici morti, diversi feriti e auto bruciate con tanto di lancio di pietre, scontri e spari. A scatenare la rabbia della folla fu l'iniziativa del ministro italiano Roberto Calderoli di indossare ed esibire, in diretta tv, una maglietta dove erano stampate le vignette satiriche su Maometto. Dopo questo grave episodio, la sede diplomatica italiana non venne mai più riaperta fino alla caduta del regime del colonnello Muhammar Gheddafi lo scorso anno. Calderoli dovette dimettersi da ministro. Gli vennero poi assegnati otto rappresentanti delle forze dell’ordine: non per scorta personale, della quale già disponeva, bensì per presidiare la sua abitazione quando non vi soggiornava.

“Fitna” è invece il titolo di un cortometraggio realizzato nel 2008 dal politico Geert Wilders, leader del partito liberale di estrema destra dell’Olanda. Il film, della durata di circa 17 minuti, si presenta come una denuncia all’Islam e mostra dei capitoli del Corano, dei rapporti giornalistici e dei media per descrivere gli atti di violenza compiuti dai musulmani. Il film vuole dimostrare che è proprio il libro sacro dei musulmani ad incitare alla violenza contro coloro che non seguono gli insegnamenti. Il governo olandese espresse subito la sua preoccupazione riguardo ai contenuti del film. Fitna in lingua araba significa "sedizione"; ovvero guerra civile. Proprio per questo il governo olandese prese delle misure di sicurezza per proteggere le ambasciate e i consolati da eventuali manifestazioni violente o attacchi terroristici.

La storia dunque si ripete, ma mentre nel passato le vittime delle proteste erano sempre locali, questa volta viene ucciso un ambasciatore del paese più potente al mondo: paese che tra l'altro ha appoggiato le rivolte popolari arabe che hanno abbattuto i regimi dittatoriali per portare al potere gli islamici. Ed è nel nome dell'Islam che è stata sacrificata la vita di un uomo "entusiasta" della rivoluzione libica come Stevens, oltre ai tre suoi accompagnatori e dieci agenti della sicurezza libica.(Irb)