Mezzaluna
25.07.2012 - 16:28
Analisi
 
Tunisia: il congresso di Ennahda proclama una linea "moderata" e "centrista"
Roma, 25 lug 2012 16:28 - (Agenzia Nova) - Ennahda, il partito islamico uscito vincitore dalle elezioni in Tunisia, apre al pluralismo politico e si definisce "moderato" e "centrista". L’aggravarsi della crisi in Siria ha distolto l’attenzione dal primo congresso pubblico organizzato dal movimento di Rachid el Ghannouchi, ma si è trattato di un evento significativo, anche perché si è svolto nel paese da cui è partita la "primavera islamica". Durante il congresso, durato cinque giorni, si è discusso della strategia del partito, destinata ad incidere sul futuro del paese nordafricano. Un paese che si è scrollato di dosso un regime oppressivo, e che ora è retto da un governo espressione di uno schieramento politico "moderato” e “centrista”: così si legge nel documento di conclusione del convegno.

La natura ideologica di Ennahdha si può individuare dal nome stesso, che significa letteralmente “rinascita”. Il partito, che sino al 1989 si chiamava “Mouvement de la tendance islamique”, ha ripreso il nome dalla Nahda, il cosiddetto “rinascimento arabo”, un movimento intellettuale nato in Egitto tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Questa corrente di pensiero ha proposto una rilettura dell’Islam in chiave progressista e moderna, grazie alle teorie dei suoi tre principali esponenti: Muhammad Abduh, Rachid Rida e Jamal al Din al Afghani.

Il 23 ottobre 2011 rimarrà impresso nella storia della Tunisia e di tutto il mondo arabo: è la data delle prime elezioni libere, dopo i vent’anni di regime di Zine El Abidine Ben Ali e gli oltre trenta di governo autocratico di Habib Bourghiba. C'è da chiedersi: questa data rappresenta la nascita della prima vera democrazia araba dopo i tumulti della primavera araba? E' il primo passo nel processo d’istituzionalizzazione della Umm’al Thaurat, la “madre delle rivoluzioni”? Oppure costituisce di fatto il tradimento delle aspettative e delle speranze nate nelle piazze di Tunisi? Questi sono i principali interrogativi usciti dalle urne elettorali del paese maghrebino.

Durante il congresso di Ennahda si è cercato di fornire delle risposte a questi quesiti, tentando di tranquillizzare la comunità internazionale sul futuro di un paese che si è distinto rispetto agli altri stati del Maghreb arabo per la sua tradizione laica. Senza dubbio il congresso del partito è stato il più importante evento politico del paese dalla caduta del regime di Ben Ali. Oltre allo slogan “al bando l’estremismo” ed alla natura moderata del movimento stabilita dal convegno, nel dibattito tra i rappresentati di Ennahda sono emerse alcune novità riassumibili in quattro punti.

Il primo è un fattore innovativo scaturito dagli esponenti di seconda e terza generazione del movimento: la fine della gestione attraverso un “capo unico”, una tendenza già riscontrata durante l’elezione del presidente del partito. Rachid el Ghannouchi, indiscusso leader storico del movimento, ha ottenuto “solo” il 70 per cento delle preferenze: questo significa che, in un partito noto per la disciplina dei suoi militanti, ben 400 delegati non gli hanno dato il loro voto. Inoltre, è significativo anche il fatto che la durata del suo mandato sia stata ridotta da quattro a due anni: un segnale ulteriore utile a mostrare che il partito stia preparando il “dopo Ghannouchi".

Il secondo punto è l'adozione definitiva del principio del pluralismo di governo. Il comunicato finale, infatti, afferma che il paese ha bisogno di "un sistema di governo basato su un patto politico che sostenga la ricerca di compromessi e di alleanze". Affermazione che prospetta la scelta degli islamici di andare avanti attraverso alleanze con le altre forze politiche. Attualmente Ennahda detiene, con il 37 per cento dei voti dei tunisini, la maggioranza relativa in parlamento. Solo il futuro, quindi, potrà chiarire se la scelta del partito si rivelerà strategica o piuttosto una tattica per tranquillizzare la comunità internazionale.

Il terzo punto riguarda alcune problematiche interne al partito. Una parte consistente degli esponenti del movimento ha chiesto che vengano assegnate più cariche agli oppositori al regime di Ben Ali che furono incarcerati dall’ex presidente, piuttosto che a coloro che sono fuggiti “ed hanno vissuto negli agi all’estero”. Il dibattito in questo senso è stato molto acceso, ma è servito a mostrare la capacità degli esponenti del partito di affrontare una questione molto delicata che avrebbe potuto mettere in discussione l’unità stessa dello schieramento politico. Nel corso del dibattimento è stata raggiunta un’intesa attraverso una mozione approvata con ampia maggioranza che riconosce “pari dignità” ai membri del partito che hanno vissuto in esilio poiché si sono impegnati a “sostenere i familiari dei detenuti”, salvaguardando l’esistenza stessa del partito.

Infine, il congresso di Ennahda ha mostrato una netta apertura dei partecipanti nei confronti dei sindacati di sinistra, che hanno avuto un ruolo determinante durante la rivoluzione dello scorso anno. I buoni rapporti tra le due anime della rivolta, Ennahda e l'Unione generale dei lavoratori tunisini, avevano avuto una battuta d’arresto dopo la caduta del regime di Ben Ali, a causa di una serie di dichiarazioni poco amichevoli rilasciate dagli esponenti dei due schieramenti. Nel documento finale del congresso di Ennahda, l’Unione dei sindacati viene definita come “una storica organizzazione patriottica e un partner sociale indispensabile”.

Oltre a questi quattro temi, le altre parole d’ordine risuonate nel corso del congresso di Ennahda sono state: laicità dello stato, democrazia, libertà, giustizia e uguaglianza. Tutte parole che sembrano dare speranza al futuro della Tunisia, anche se secondo molti, gli islamici di Ennahda in questa fase stanno soprattutto cercando una legittimazione politica internazionale.