Mezzaluna
23.05.2012 - 14:19
Analisi
 
Medio Oriente: l'Unione dei paesi del Golfo, difficile sfida per la monarchia saudita
Roma, 23 mag 2012 14:19 - (Agenzia Nova) - Il Consiglio di cooperazione dei paesi del Golfo, fondato trent’anni fa, sembra mostrare segni di vecchiaia precoce: segnali che danno l’impressione di mettere a rischio la sua stessa esistenza. Negli ultimi tempi l’Arabia Saudita, principale attore di questo organismo che comprende anche Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, sembra perderne il controllo, e questo a causa della “indisciplina” mostrata dai “fratelli minori”. Il principale membro “ribelle” è senz’altro il Qatar, che da tempo intrattiene rapporti diretti con la grande potenza alleata, gli Stati Uniti, senza ricorrere più all’intermediario saudita, come succedeva nel passato.

Negli ultimi anni, sono almeno tre le proposte avanzate da Riad che finora non hanno visto la luce in seno al Consiglio. La prima, in ordine di tempo, è stata l’idea della moneta unica, bocciata prima dal piccolo sultanato dell’Oman e poi dagli Emirati, che si oppongono alla scelta di Riad come sede permanente della Banca centrale dell’organismo unito. La seconda proposta è stata formulata dallo stesso sovrano saudita, re Abdullah bin Abdulaziz, ma non per questo ha avuto un esito migliore. Il re aveva chiesto l’adesione al Consiglio di Marocco e Giordania, forse per creare una sorta di “club delle monarchie” per proteggersi dall’onda provocata dalla “primavera araba”. La proposta è presto naufragata per l’opposizione degli altri membri del Consiglio e persino di membri della famiglia reale saudita. E come risarcimento per il disturbo, ad Amman e Rabat le ricche monarchie del Golfo hanno donato aiuti per circa 5 miliardi di dollari Usa.

La terza proposta saudita è di questi giorni, e consiste nel tentativo di trasformare l’organismo dalla sua attuale forma di “cooperazione” in vera e propria “unione”. Proposta anticipata con varie notizie fatte diffondere ai media, riguardanti un possibile nucleo iniziale di questa unione, formato dalla stessa Arabia saudita e il Bahrein. Iniziativa che avrebbe dovuto essere annunciata in un summit previsto a Riad. Anche questo progetto pare riscontrare forti resistenze da parte di almeno altri tre membri del Consiglio: Kuwait, Emirati e Oman, che chiedono “uno studio approfondito prima di qualsiasi decisione”.

Sta di fatto che la perdita di influenza di Riad sul Consiglio di cooperazione dei paesi del Golfo va di pari passo con un suo arretramento generale sullo scenario politico arabo, mostrato ad esempio dalle relazioni molto tese sia con l’Iraq che con la Siria. Damasco, in particolare, accusa l’Arabia Saudita di sostenere il caos da tempo in atto nel paese e di fornire armi ai gruppi “terroristici” che vogliono rovesciare il regime del presidente Bashar al Assad. Quest’ultimo, in una recente intervista alla tv russa, ironicamente ha detto che la famiglia reale saudita “non vuole imparare da noi la democrazia”.

Inoltre, le relazioni del regno saudita con l’Egitto stanno attraversando un periodo difficile. Molti egiziani non dimenticano che la monarchia saudita era il principale alleato dell’ex regime del presidente Hosni Mubarak. Lo stesso dicasi per i rapporti, in passato buoni, con Sudan e Algeria, ed in misura minore con Libano e Yemen. Non vi è dubbio che la maggior preoccupazione della famiglia reale di Riad, sunnita, è la crescente influenza dell’Iran sciita nella regione araba, in particolare in paesi ex amici come Siria e Iraq, oppure in Libano e nel Bahrein, paesi anch’essi con forte presenza di sciiti. Preoccupazioni, quelle del regno saudita, che sono cresciute a mano a mano che cresceva la rivolta popolare della maggioranza sciita del Bahrein, che chiede riforme radicali alla locale dinastia sunnita.

A Riad pensano che il sistema di governo nel piccolo stato del Bahrein sia di fronte a pericoli che minacciano la sua stessa esistenza. La proposta d’unione, se vedesse la luce, rischierebbe però di essere bocciata nel caso di una consultazione popolare, così come in passato gli elettori di questo stato-isola del Golfo Persico hanno fatto in un referendum a proposito di un’unione con l’Iran. Per molti osservatori arabi, come scrive il quotidiano “ al Quds al Arabi”, l’Arabia Saudita “sta vivendo una reale crisi interna e regionale, caratterizzata dall’arretramento del suo ruolo nella regione a favore di potenze non arabe, come Turchia e Iran, perché non ha saputo leggere bene la mappa politica e strategica della regione, commettendo gravi errori di valutazione”. (irb)