Atlantide
30.04.2012 - 13:10
ANALISI
 
Siria: di nuovo in aumento le pressioni sul regime di Assad
Roma, 30 apr 2012 13:10 - (Agenzia Nova) - Dopo un periodo di relativa calma diplomatica, sono pericolosamente tornati ad accendersi i riflettori puntati sulla Siria. E’ chiaro che la tregua concordata con l’apporto dell’ex segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ha migliorato la situazione sul terreno, generando una significativa riduzione delle violenze. Ma non quanto basta a scoraggiare i fautori del regime change a Damasco che, pian piano, ma con metodo e determinazione, hanno ripreso a spingere nella direzione dell’effettuazione di un intervento militare umanitario per deporre Bashar al Assad.

Sta assumendo una grande importanza anche la missione degli osservatori dell’Onu, che stanno raggiungendo la Siria alla spicciolata. Quest’ultimo, come ricordato in altre precedenti occasioni, è un passo delicato e non privo di rischi. Da un lato, infatti, sono possibili incidenti che, nelle attuali circostanze, imprimerebbero certamente un’accelerazione ulteriore alla deriva verso l’internazionalizzazione del conflitto che insanguina il territorio siriano da quindici mesi.

Dall’altro, il regime degli Assad teme che nelle fila del personale inviato dalle Nazioni Unite possano nascondersi personalità non neutrali e si possa perciò ripetere in Siria ciò che accadde nell’autunno del 1998 alla missione Kvm inviata dall’Osce in Kosovo, della quale furono parte diversi personaggi sospettati di condurre attività spionistica a profitto degli Stati Uniti e dei loro alleati atlantici. Di qui, sia la ricusazione da parte di Damasco dei membri della delegazione Onu provenienti dalle nazioni partecipanti alle riunioni del club degli Amici della Siria, che la lentezza con cui procede il loro arrivo.

Sempre nella linea della preparazione di un’azione militare, si sono registrate altre novità importanti. Intanto, il fronte dei paesi ostili ad un esercizio della “responsabilità di proteggere” nei confronti del regime siriano si è assottigliato, perché la Cina ha assunto anche formalmente una posizione più morbida, probabilmente per non irritare eccessivamente l’Arabia Saudita, dalle cui forniture petrolifere dipende non meno di tanti paesi occidentali, e forse anche in cambio di un meno rigido rispetto delle sanzioni decretate contro l’Iran.

Adesso, conseguentemente, tra i cinque grandi che detengono il potere di veto in Consiglio di Sicurezza, Mosca è più isolata, fattore che ne potrebbe restringere significativamente i margini d’azione e forse indurre ad un ripensamento del suo atteggiamento. Una svolta del Cremlino sarebbe del resto compatibile anche con l’evidente volontà delle autorità della Federazione russa d’intavolare con l’Occidente un negoziato per definire i termini di una nuova collaborazione, attestata recentemente dall’apertura russa agli investimenti delle società petrolifere statunitensi nel proprio settore energetico. E’ noto poi il permanente interesse di Mosca ad un accordo sulle temute difese antimissilistiche che gli statunitensi vogliono allestire in Europa.

Neanche la Russia, pertanto, potrebbe essere disponibile a difendere ad oltranza Assad. E’ un fatto di per sé significativo che la diplomazia moscovita ammetta ormai che i governativi siriani non hanno deposto le armi, ciò che costituisce una violazione della tregua da parte del regime, pur sottolineando al contempo come alcuni gruppi dell’opposizione siano passati alla pratica del terrorismo su larga scala.

Sulla stessa lunghezza d’onda della Federazione Russa, cioè nella direzione del sostegno al partito Baath siriano, oltre all’Iran, si muovono soltanto la Santa Sede – sono emblematiche al riguardo le opinioni espresse dal quotidiano cattolico “Avvenire” in merito alla reale natura jihadista delle forze che contestano gli Assad – e, con ancor maggior prudenza, Israele. Nello stato ebraico sta in effetti aumentando il numero di coloro che vedrebbero di buon occhio un’uscita di scena dell’uomo forte di Damasco. Né Gerusalemme né il Vaticano possiedono tuttavia il leverage internazionale indispensabile a fronteggiare efficacemente le nuove pressioni, fermando un potente schieramento che si fosse definitivamente persuaso della necessità della guerra.

Rilevano certamente anche alcune prossime scadenze del calendario internazionale. Il 6 maggio si vota in Francia per il secondo turno delle presidenziali. Il presidente uscente, Nicolas Sarkozy, è in gravi difficoltà e non è escluso che tenti nuovamente di giocare la carta di una drammatizzazione della politica estera per ribaltare i pronostici che lo danno seccamente battuto. Il capo della diplomazia transalpina, Alain Juppé, il 25 aprile scorso, dopo aver definito “fortemente compromesso” il piano di pace delle Nazioni Unite per la Siria, ha significativamente fatto riferimento alla possibilità di promuovere al Consiglio di Sicurezza l’adozione di una nuova risoluzione basata sul capitolo VII della Carta di San Francisco, che contempli cioè il ricorso alla forza.

Nei giorni seguenti, invece, avrà luogo lo scambio di consegne tra Vladimir Putin e Dmitrij Medvedev al Cremlino, al quale potrebbe anche accompagnarsi qualche momento di confusione. Dietro le quinte, poi, si muovono gli Stati Uniti. Non è quindi escluso che in extremis possa essere tentato qualche nuovo blitz al Palazzo di vetro. E’ comunque importante che anche il governo italiano abbia assunto una posizione molto netta, annunciando l’invio di un ospedale da campo nazionale in uno degli stati confinanti con la Siria e schierando inequivocabilmente il nostro tra i paesi che ritengono ormai indifferibile l’avvio di un’azione “a carattere umanitario che tuteli la popolazione e crei delle zone di rispetto e di salvezza per gli sfollati siriani”.

Se conflitto sarà, è probabile che tra Stati Uniti ed Israele sia intervenuto un accordo di sostanza sull’Iran, in grado di garantire Washington rispetto al rischio paventato di una mossa unilaterale di Gerusalemme contro Teheran. Alcuni siti israeliani, e parte della stampa locale, stanno lasciando trasparire indiscrezioni al riguardo. Se così fosse, per Assad non ci sarebbe davvero più scampo. (g.d.)