Mezzaluna
17.04.2012 - 17:30
Analisi
 
Egitto: la bocciatura dei tre principali candidati presidenziali pone il paese di fronte ad un bivio
Roma, 17 apr 2012 17:30 - (Agenzia Nova) - Grande attesa, mista a preoccupazione, degli egiziani e con loro di tutti i partiti politici per le decisioni definitive che l’alta commissione elettorale delle presidenziali del 23 e 24 maggio deve prendere sui ricorsi presentati da 10 candidati (su un totale di 23) bocciati per vari motivi. In particolare ha suscitato grande sorpresa l’esclusione dalla competizione elettorale di esponenti di spicco con notevoli possibilità di successo. Si tratta di Khairat al Shater, numero due dei Fratelli musulmani che hanno stravinto le elezioni legislative, dello sceicco salafita Hazem Abu Ismail, candidato degli islamisti di al Nur, secondo partito nel parlamento del Cairo, e infine dell’ex braccio destro del deposto presidente Hosni Mubarak., il generale Omar Suleiman, già capo dell’intelligence.

Mentre si aspettano le decisioni della commissione elettorale, folle di seguaci di tutti i 10 candidati messi fuori gioco manifestano davanti alla sede dell’istituzione. C’è fermento in tutto il paese e si respira un’aria pesante, soprattutto dopo le dichiarazioni decise dei candidati islamici, che hanno promesso battaglia. I più agguerriti, come prevedibile, sono gli islamici: “Darò battaglia sino alla fine”, ha detto il salafita Abu Ismail, che non si rassegna all’idea di non diventare presidente dell’Egitto. Ismail è stato escluso perché la madre è cittadina statunitense, ma lui respinge la circostanza, anche se si è rifiutato di “giurare sul Corano” la verità della sua affermazione.

Radunando una folla di 50 mila sostenitori nella sua roccaforte di al Fayyiuma, l’altro candidato islamista, al Shater, ha detto: “Non mi farò sacrificare una seconda volta, come è già successo”. L’allusione è a quando, all’epoca di Mubarak, venne condannato da una Corte marziale per reati di terrorismo. Proprio quella condanna, non cancellata neppure dopo la rivolta del 24 gennaio, è stata il motivo addotto per la sua bocciatura. L’unico a non usare toni bellicosi è stato l’ex capo dell’intelligence Omar Suleiman, che ha dichiarato che rispetterà un’eventuale decisione negativa sul suo ricorso.

E’ difficile fare previsioni sul verdetto della Commissione elettorale, ma è facile prevedere che qualsiasi conferma della bocciatura di uno dei candidati islamici “provocherà un’ondata di violenze e di rabbia nelle file dei loro agguerriti seguaci”, come scrive il foglio arabo “al Quds al Arabi”. L’Egitto “è davvero ad un bivio, che potrebbe rivelarsi il più pericoloso nella sua storia”, scrive il quotidiano egiziano “al Youm 7”. Il timore del ritorno in massa dei manifestanti nella piazza Tahrir del Cairo, con i rischi di nuovi sanguinosi scontri, "è reale”, secondo molti osservatori arabi interpellati dalle tv satellitari “al Arabiya” ed “al Jazeera”. Il punto è che, in molti, sono convinti che dietro la decisione della commissione ci sia la giunta militare, decisa ad escludere “i candidati non graditi”.

Quello che i generali non perdonano ai Fratelli Musulmani è l’aver disatteso un “tacito accordo” con la giunta militare, con l’impegno della confraternita a non presentare un candidato alla presidenza della Repubblica. Il Consiglio supremo delle forze armate, guidato dal generale Hussein Tantawi, insiste sulla necessità di approntare la nuova Carta costituzionale prima della celebrazione delle presidenziali. La pretesa della giunta di scrivere la legge fondamentale dello stato in un mese ha provocato ampie contestazioni, creando ulteriore incertezza. Il primo ad opporsi, almeno pubblicamente, è stato l’ex segretario generale della Lega araba, Amr Moussa, anch’egli candidato presidenziale. Per Moussa, che ha avuto un innegabile vantaggio dalla bocciatura di sfidanti di peso per la successione al suo vecchio amico Mubarak, “è impensabile” scrivere una costituzione in quattro settimane quando i “padri della patria” impiegarono 18 mesi per redigere quella del 1954.

Domenica scorsa, il giorno dopo il "problema" della bocciatura dei candidati, il capo della giunta Tantawi ha convocato i leader dei 16 partiti maggiori del paese. In quell’occasione il generale è riuscito a strappare la richiesta, fatta tramite la Corte costituzionale, dello scioglimento della contestatissima commissione costituente, dominata dagli islamici ed eletta da un parlamento a sua volta dominato dagli islamici. Ora occorre scegliere una nuova commissione costituente, e si parla di “esponenti non provenienti dal parlamento” per costituirla.

Questa possibilità sta suscitando un forte allarme tra gli islamici, i quali temono che la questione di scrivere la Carta costituzionale sia solo un pretesto per rinviare le elezioni presidenziali. Non manca chi, come il quotidiano “al Quds al Arabi”, scrive che “c’è il timore che (il rinvio delle elezioni) sia la premessa di un golpe militare, attuato con il pretesto di controllare il caos ed il rischio di destabilizzazione del paese”. (irb)