Atlantide
19.03.2012 - 17:28
Analisi
 
India: due turisti italiani si aggiungono alla lista dei nostri sequestrati
Roma, 19 mar 2012 17:28 - (Agenzia Nova) - Dallo scorso 14 marzo due turisti in viaggio per le zone più incontaminate dell’India si sono aggiunti alla già cospicua lista dei nostri connazionali nelle mani di organizzazioni clandestine di stampo terroristico: Paolo Bosusco e Claudio Colangelo, rispettivamente una guida di trekking ed un medico missionario, descritti da chi li conosce come persone non sprovvedute. Bosusco e Colangelo sono finiti in una trappola loro tesa dai maoisti naxaliti, che infestano una vasta fascia di territori prospicienti il Golfo del Bengala e vengono tuttora considerati dal governo di Nuova Delhi come una delle più serie minacce gravanti sulla sicurezza della propria nazione, anche in ragione dell’appoggio garantito a questi guerriglieri da potenti rivali regionali del calibro di Cina e Pakistan.

I media italiani, sempre molto a disagio quando costretti ad occuparsi di fatti che capitano in terre lontane ed esigono un’analisi approfondita, hanno soprattutto cercato di difendere l’immagine di Bosusco e Colangelo, descrivendo come un’ingenuità le foto da questi scattate ad alcune donne locali intente a bagnarsi in un fiume e presentando i due ostaggi come persone sensibili al turismo sostenibile. Si è trattato comunque di una reazione assai debole, probabilmente scelta per tranquillizzare il pubblico italiano, il cui limite più serio è il fatto di non riuscire a distinguere tra cause effettive e pretesti formali di un’azione. Tale approccio non aiuta a comprendere cosa sta succedendo e come funzionano alcune realtà. La circostanza non è sorprendente, se si considera che a dispetto della sanguinosa stagione degli anni di piombo, in Italia si fatica ancora a spiegare il terrorismo come fenomeno politico anziché puramente criminale. Proprio da qui, invece, occorre muovere.

Ad un sequestro di persona si può giungere essenzialmente per quattro ordini di motivi differenti, che peraltro non si escludono a vicenda, ma possono invece coesistere: per ottenere soldi, scambiare prigionieri, interrompere un’iniziativa ostile o propagandare un messaggio politico. A quanto sembra di capire dalle affermazioni che hanno accompagnato la comunicazione dell’avvenuto sequestro, le tredici condizioni chieste per il rilascio degli ostaggi sembrano rientrare perfettamente in questo schema. I naxaliti di Orissa vogliono ottenere la liberazione di alcuni loro compagni detenuti nelle carceri indiane, e probabilmente non disdegneranno neanche qualche soldo di accompagnamento, mentre il semplice fatto di aver ottenuto l’interruzione di un’offensiva che li stava mettendo alle strette e l’attenzione dei media internazionali sulla loro battaglia hanno già assicurato loro il conseguimento del terzo e del quarto obiettivo prefissato.


I probabili obiettivi dei naxaliti

Per far meglio breccia su un pubblico più vasto, i naxaliti sembrano orientati a puntare su una comunicazione che enfatizza il loro interesse a rispettare la purezza dell’ambiente in cui il loro movimento ha stabilito le proprie roccaforti. Ma è presumibile che al nucleo della mossa ci sia soprattutto la volontà di alleviare la pressione esercitata nei loro confronti dalle autorità indiane, che ne perseguono l’annientamento. Queste ultime, infatti, stanno conducendo dal 2009 nei confronti della loro organizzazione – una milizia che secondo alcune stime prodotte dall’intelligence indiana conterebbe qualcosa come 70 mila armati – una campagna offensiva abbastanza complessa e sofisticata, che ha già procurato notevoli soddisfazioni al governo di Nuova Delhi, come prova il fatto che l’estensione dell’insurrezione sia passata in due anni dall’interessare circa 180 distretti di dieci stati dell’Unione Indiana, a coprirne solo 83 a cavallo di nove.

E’ un successo importante, che è stato colto con un mix di misure militari ed economiche, tra le quali spiccano gli investimenti nello sviluppo di alcune aree rurali particolarmente infiltrate dalla guerriglia maoista. Ci sono state defezioni e riconciliazioni, che hanno permesso a parte dei maoisti di accettare il metodo democratico ed il confronto attraverso la partecipazione a libere elezioni. Ma non tutti hanno deposto le armi.
In queste condizioni, non è da escludere che la parte di movimento naxalita rimasta alla macchia abbia considerato utile giocare la carta della presa in ostaggio di alcuni turisti stranieri sia per internazionalizzare in qualche modo la propria lotta, sia per creare difficoltà al progresso della strategia contro-insurrezionale prescelta da Manmoan Singh. In effetti, un’operazione in corso nell’area dove ha avuto luogo il sequestro, la Green Hunt, è stata prontamente sospesa.

Il caso di Bosusco e Colangelo si presenta quindi molto diverso da quello che interessa i marò ancora detenuti nelle carceri del Kerala, anche se non per questo può considerarsi più facile. Attesa l’importanza rivestita nella politica di sicurezza indiana dal contrasto ai naxaliti, non è possibile immaginare di condurre tentativi negoziali indipendenti da quelli che dovrebbe avviare Nuova Delhi, cui il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha chiesto un impegno a salvaguardare la vita dei nostri concittadini. La Farnesina non poteva in effetti far molto di più. Se occorrerà del denaro, è possibile che l’Italia ne metta sul tavolo, ma la responsabilità ultima e le decisioni finali sul da farsi rimarranno comunque esclusiva competenza delle autorità indiane.

Il governo dovrebbe privilegiare il rilascio dei marò

Mancando di realismo, il pubblico italiano esigerà di certo anche questa volta iniziative d’alto profilo, ma è bene ricordare che l’India è davvero un mondo per noi molto lontano, esterno ai limiti geografici entro cui l’Italia può esercitare una sua influenza. Inutile quindi immaginare iniziative italiane nella zona di Orissa e nei distretti dove più forte è la guerriglia naxalita. Saremo invece costretti a guardare e sperare che tutto vada per il meglio. La necessità di ottenere collaborazione ed impegno da parte di Nuova Delhi sul nuovo dossier, comunque, complica naturalmente anche la gestione del caso collegato ai marò, perché la nostra diplomazia non potrà far la voce grossa in un caso dovendo chiedere collaborazione su un altro dossier di suo interesse. Un bel ginepraio, non c’è che dire. Ferma restando l’eguaglianza di ogni cittadino rispetto al diritto alla libertà, sarà quindi bene aver chiare le priorità.

I marò debbono avere la precedenza, non fosse altro che per il fatto di essere stati catturati mentre espletavano una missione politicamente e legalmente autorizzata dal parlamento italiano. E’ di certo auspicabile che tornino alle loro case anche Bosusco e Colangelo, naturalmente: ma non va dimenticato come in questo caso si tratti di privati che hanno scelto liberamente di correre dei pericoli di cui dovevano essere consapevoli. Non sempre lo stato può arrivare a levar tutti dai guai. (g.d.)